Se c’è un luogo nelle Langhe UNESCO dove l’arte, la storia del vino e la grande musica si incontrano, quello è Monforte d’Alba.
Vi propongo qui l’itinerario perfetto, un percorso completo che vi guiderà attraverso le bellezze essenziali di questo borgo: dai suoi tesori sacri ai panorami infiniti sui vigneti di Barolo.
La maestosità della Madonna della Neve
Iniziamo la visita dalla Chiesa Parrocchiale della Madonna della Neve. Parcheggiate l’auto nel piazzale, dove la vostra attenzione sarà catturata dalla scultura monumentale “Io sono la chiave” dell’artista Franco Sebastiano Alessandria.
Questa imponente opera in metallo raffigura un Cristo crocifisso alto oltre tre metri, interamente forgiato utilizzando chiavi antiche (che compongono la figura di Gesù) e serrature (il basamento e la croce) e simboleggia la fede cristiana, rappresentando la figura di Gesù Cristo crocifisso e il sacrificio di Cristo per la salvezza dell’umanità.
Nel cuore suggestivo di Monforte d’Alba, la Chiesa della Madonna della Neve (conosciuta come il Duomo) si rivela come un autentico scrigno di storia e bellezza, nonché la scelta d’elezione per le coppie che desiderano un matrimonio intriso di charme e significato. Sebbene l’architettura imponente crei un’atmosfera profondamente suggestiva, la chiesa è di fatto un esempio di chiaro stile neogotico, relativamente recente, costruito tra il 1909 e il 1912.
La facciata è resa scenografica da una doppia scalinata che conduce al portale principale. Questo ingresso maggiore, incorniciato in pietra e dotato di lunetta in bassorilievo, è affiancato da due ingressi laterali più piccoli. La parte superiore si completa con un gioco di archetti e due pinnacoli slanciati. Sul lato sinistro, domina il maestoso campanile alto 54 metri.
All’interno, la chiesa si sviluppa su una pianta a croce latina, dove quattro possenti colonne sostengono la volta centrale, decorata con affreschi dorati e blu. L’altare in marmo e le scene affrescate dedicate a Maria nel transetto completano la ricchezza di questo luogo, unendo solennità storica e scenari fotogenici.
Varcate la soglia di questo edificio, ricostruito in stile Neo-Gotico tra il 1909 e il 1912. Gli splendidi interni a croce latina, con le loro ampie volte a crociera, sono un inno al cielo: sono decorati prevalentemente in blu cobalto e azzurro pastello. Questa decorazione (opera di Fedele Finati) crea un’atmosfera serena e maestosa, mentre gli affreschi nel transetto di Luigi Morgari completano la ricchezza visiva di questo tesoro in Langa.
Salita emozionale: borgo, panorama e anima Jazz
Lasciata l’eleganza della chiesa, avventuratevi nelle stradine acciottolate del centro storico, il “Monfortine”. La salita graduale è un piacere per gli occhi, tra scorci medievali e antiche case in pietra.
Al culmine, trovate l’iconico Auditorium Horszowski. Questo non è un teatro costruito, ma un magnifico anfiteatro naturale, ricavato dalla piazza antica sfruttando la pendenza del terreno. La sua bellezza è data dal fondale storico: la Torre Campanaria romanica (resto della chiesa medievale demolita), le mura del Castello Scarampi e gli Oratori antichi che incorniciano il palco.
L’Auditorium è stato intitolato nel 1986 al celebre pianista polacco Mieczysław Horszowski in occasione di un suo memorabile concerto. La particolare conformazione geologica e la ricchezza delle mura circostanti conferiscono a questo luogo una acustica straordinaria e un’atmosfera sospesa nel tempo, rendendolo una delle location all’aperto più suggestive al mondo.
Il ritmo di Monforte: Monfortinjazz
Proprio in questo scenario da sogno, ogni estate (solitamente tra luglio e agosto), prende vita il Monfortinjazz. Non è solo un festival, ma una delle rassegne jazzistiche più prestigiose d’Italia.
Nato dall’intuizione di valorizzare la bellezza dell’Auditorium, il festival è cresciuto negli anni fino ad attrarre artisti internazionali di altissimo calibro (come Chick Corea, Pat Metheny e Jan Garbarek), che si esibiscono in un contesto intimo e magico.
Ascoltare musica jazz di fama mondiale avvolti dal silenzio delle colline e dalla magia di un tramonto piemontese è un’esperienza che unisce arte, paesaggio e alta cultura.
Se pianificate la visita in quel periodo, assicuratevi di controllare il calendario degli eventi: il Monfortinjazz è il motivo per cui Monforte è conosciuta ben oltre i confini del vino.
La Panchina Gigante: il progetto e la visione di Chris Bangle
Dopo l’immersione nel borgo, la Big Bench (Panchina Gigante), situata in posizione panoramica, vi attende.
Questa installazione fuori scala fa parte del Big Bench Community Project (BBCC), un’iniziativa culturale e turistica ideata dal famoso designer americano Chris Bangle e da sua moglie Catherine, che hanno scelto le Langhe come loro casa.
Obiettivi e impatto del progetto
Nata nel 2010 a Clavesana, l’idea è diventata un movimento no-profit con due scopi principali:
Nuova prospettiva: l’installazione di una panchina, ingrandita fuori misura, vuole farci sentire di nuovo bambini, offrendo una prospettiva unica e “ridimensionata” sulla grandezza del paesaggio. Sedersi sulla panchina è un invito a rallentare e a godersi la bellezza delle colline UNESCO.
Valorizzazione del territorio: il progetto è gestito come iniziativa comunitaria. Le panchine vengono realizzate esclusivamente con fondi privati e il lavoro di volontari e artigiani locali. La fondazione BBCC fornisce gratuitamente il design e il marchio, ma esige che il comune ospitante si impegni a valorizzare le eccellenze artigiane del posto e a promuovere il turismo sostenibile nelle aree rurali meno battute.
Pause di gusto: i sapori autentici delle Langhe
Monforte è sinonimo di eccellenza enogastronomica. Per la pausa pranzo, le osterie locali vi offriranno il meglio della tradizione Piemontese.
Assolutamente da gustare le saporite carni (come il brasato al Barolo o il vitello tonnato e gli iconici plin (piccoli ravioli) magari insaporiti con una grattugiata di tartufo che potreste trovare nel territorio circostante, sperimentando l’esperienza di una caccia al tartufo unendovi a un esperto cercatore di tartufi e ai suoi cani addestrati.
Per concludere, non perdetevi i dolci iconici: l’imperdibile Torta di Nocciole (spesso servita con zabaione caldo), il cremoso Bunet (budino di cacao e amaretti) o la classica Panna Cotta. Non dimenticate di abbinare il tutto con un calice di Barolo DOCG o un Moscato per il dessert.
Passeggiata tra i filari fino alla Chiesa colorata
L’ultima tappa richiede un breve spostamento in auto per raggiungere la zona collinare esterna. Parcheggiate e godetevi l’ultima passeggiata tra i filari che vi condurrà alla suggestiva Cappella della Madonna delle Grazie, l’indimenticabile “chiesetta colorata” (spesso chiamata Cappella del Barolo).
L’edificio fu costruito nel 1914 come semplice riparo per i contadini dalle intemperie (come grandine e temporali) e non fu mai consacrato. Dopo l’acquisto del vigneto Brunate da parte della famiglia vinicola Ceretto nel 1970, la struttura cadde in uno stato di abbandono, riducendosi a un rudere e venendo usata persino come deposito per attrezzi agricoli (poteva contenere un trattore!).
Fu l’intuizione della famiglia Ceretto, guidata dal desiderio di creare un progetto che unisse il prestigio del Barolo con l’arte contemporanea, a salvare il rudere.
Nel 1999 fu commissionato il restauro a due giganti internazionali:
Lo statunitense Sol LeWitt si occupò dell’esterno, scegliendo forme geometriche e colori sgargianti e vivaci.
L’inglese David Tremlett si dedicò agli interni, utilizzando la sua tecnica distintiva a wall drawing con tonalità calde che richiamano i colori della terra e del vino.
Questa trasformazione cromatica e artistica ha reso la Cappella un simbolo di rinascita culturale, elevandola da semplice rudere a icona delle Langhe UNESCO.
Monforte d’Alba è un gioiello che merita ogni chilometro. Quindi salva questo articolo per pianificare il tuo prossimo weekend tra il Barolo e l’arte. Lasciati meravigliare dalla magia delle Langhe UNESCO!
NOTA FINALE
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Siena non è una città da “mordi e fuggi”. È un luogo che ti scruta, che ti mette alla prova tra le sue vie acciottolate e che si concede solo a chi sa guardare dove gli altri passano dritti. Dopo averla visitata tutta, ho capito che la sua vera magia non sta nei grandi monumenti da cartolina, ma nei dettagli che nessuno ti racconta.
Se volete viverla davvero, dimenticate il navigatore: ho scritto per voi un itinerario, che vi svela monumenti, leggende e cibo tipico.
Giorno 1: il battito del Campo e la voce del “Mangia”
Il mio primo rito è sempre lo stesso: arrivo in Piazza del Campo e mi siedo sul mattonato rosso, proprio lì, nella “conchiglia“.
Si chiama così perchè è stata modellata su un antico campo agricolo, inclinata verso la Fonte Gaia per far defluire l’acqua e divisa in nove grandi spicchi. che rappresentano i nove Signori che la governarono nel suo periodo di massimo splendore.
Fonte Gaia: l’acqua che fece impazzire di gioia i senesi
Quando l’acqua arrivò finalmente in Piazza nel 1343, dopo anni di scavi, i senesi fecero una festa incredibile. La gioia (la “gajezza”) fu tale che la fonte venne battezzata “Gaia”. Immaginate l’emozione di vedere l’acqua sgorgare nel punto più alto e difficile della città dopo chilometri di gallerie scavate a mano nel buio.
Quella che vedete oggi in Piazza è una copia fedele dell’Ottocento, ma l’originale (conservata nel Museo di Santa Maria della Scala) fu scolpita da Jacopo della Quercia tra il 1409 e il 1419.
Osservate le sculture: vedrete le “Acca Larentia” e “Rea Silvia” con i piccoli Romolo e Remo. È un richiamo alla leggenda secondo cui Siena fu fondata dai figli di Remo, Senio e Ascanio. Oggi la fonte è il punto di ritrovo preferito non solo dai turisti, ma anche dai contradaioli che, dopo la vittoria del Palio, corrono qui a festeggiare bagnandosi nelle sue acque.
La torre del Mangia
Davanti a me svetta la torre del Mangia, 87 metri di puro orgoglio. La amo perché è nata da una sfida: doveva pareggiare al centimetro l’altezza del campanile del Duomo, per gridare al mondo che Stato e Chiesa qui hanno lo stesso peso.
Inoltre la chiamano così in omaggio a Giovanni di Balduccio, il primo custode detto il “Mangiaguadagni” perché spendeva tutto nelle taverne. Se avete fiato, salite i suoi 400 gradini: arriverete faccia a faccia con Sunto, la grande campana che è la voce di Siena. Originariamente aveva un uso civico e batteva le ore e chiamava le adunanze. Oggi scandisce i tempi del corteo storico, accompagnandone l’intero svolgimento. Il nome Sunto deriva dal fatto che la campana è dedicata a Maria Vergine Assunta in cielo.
Sulla piazza affacciano dei meravigliosi dimore nobiliari e all’interno di Palazzo Pubblico si trova il Museo Civico che si trova al primo piano e nei quali sono conservati i capolavori dell’arte senese.
La loggia della mercanzia
Nella mia visita passo sempre davanti alla loggia della mercanzia celebre perchè qui Antonio Federighi realizzò le magnifiche statue di Sant’Ansano e San Vittore, entrambe raffigurate mentre volgono con fierezza e orgoglio lo sguardo verso destra, in direzione di Firenze, quasi a voler proteggere la città dalla sua antica e irriducibile rivale. Qui inoltre era il luogo dove un tempo i mercanti decidevano le sorti dell’economia europea. È il punto esatto in cui la città respira e si incrocia.
Per pranzo, non accetto compromessi: vado da Tuscanello dove ordino i pici: grossi, irregolari, fatti a mano. È il mio “comfort food” senese.
Giorno 2: una vista pazzesca sulla città
C’è un appuntamento a cui non manco mai: la salita al Facciatone al mattino presto. È il relitto di quello che doveva essere il Duomo Nuovo, una cattedrale così immensa che la peste decise di fermare per sempre.
Vi consiglio di puntare la sveglia presto, fare colazione al bar storico Nannini che è un’istituzione a Siena per i suoi dolci tradizionali senesi, caffè e aperitivi, che porta avanti la tradizione di famiglia dal primo ‘900 ed arrivare al Facciatone all’apertura per fare meno coda.
La passerella in cima è stretta e il vento punge, ma la vista a 360 gradi che abbraccia la Torre del Mangia e le colline del Chianti è, senza mezzi termini, la più potente della città.
Il Duomo: Un tappeto di marmo unico al mondo
Continuo il mio tour con la visita del Duomo il cui nome è Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta. Già da fuori la facciata è uno spettacolo gotico senza eguali, ma appena varcata la soglia, abbasso lo sguardo e mi rendo conto del perchè il pavimento del Duomo di Siena è stato definito da Vasari “il più bello, grande e magnifico che mai fosse stato fatto”. È un libro di pietra dove 40 artisti hanno intarsiato marmi preziosi per raccontare storie bibliche ed esoteriche.
Il mio consiglio: Se visitate la città tra fine giugno e ottobre, potrete vederlo completamente scoperto: è un’emozione che vale da sola l’intero viaggio.
La Libreria Piccolomini: un’esplosione di colore
Mentre camminate lungo la navata sinistra, troverete una porta che sembra un portale per un altro mondo. È la Libreria Piccolomini. Appena entrati, il contrasto tra il bianco e nero del Duomo e i colori accesi degli affreschi di Pinturicchio vi lascerà senza fiato. Sembrano dipinti ieri, invece hanno più di 500 anni. È qui che viene custodito il tesoro di Papa Pio II, ed è qui che la luce di Siena si fa pittura pura.
La Cripta e il Battistero
Uscite e girate intorno alla cattedrale per scendere verso il Battistero di San Giovanni. Qui il protagonista è il Fonte Battesimale, dove hanno lavorato giganti come Donatello e Jacopo della Quercia. Con la sua atmosfera magica in penombra, vi lacerà senza parole per la bellezza.
Un’ sorpresa è la Cripta: rimasta sigillata e dimenticata per sette secoli, è stata riscoperta solo nel 1999. I colori dei dipinti del Duecento sono rimasti intatti perché protetti dal buio e dai detriti. È il luogo più intimo e potente di tutto il complesso.
I luoghi insoliti della città
La Croce incisa
Mentre scendo dal Duomo, guardo bene i gradini del sagrato per vedere la Croce incisa. La leggenda narra che proprio qui il Diavolo, furibondo perché Santa Caterina gli strappava le anime con la preghiera, cercò di aggredirla. Finì malissimo per lui: fu respinto con tale forza da cadere rovinosamente, lasciando un marchio nella pietra che i senesi hanno poi “segnato” con quella croce per tenerlo lontano in eterno. Calpestate quel punto e sentirete la forza di questa terra.
Il mistero di Via del Re: il “Refe Nero” e la Sirena a due code
Mentre cammino verso il Duomo, rallento in via del Refe Nero.Qui, se alzo lo sguardo verso i palazzi, Siena mi metterà alla prova con due enigmi di pietra che adoro raccontare.
La testa del Refe Nero: è appesa alla facciata di un palazzo e la leggenda popolare parla del “Refe Nero”, un sarto o un mercante di fili, appunto “refe” talmente avaro e astuto da essere rimasto letteralmente “pietrificato” nel tempo. E’ un monito silenzioso: la città osserva tutto, anche i vizi più nascosti.
La Sirena Bicaudata (a due code): poco distante, cercate tra i rilievi dei palazzi o i capitelli dei portoni la figura di una sirena con due code. È un simbolo medievale potentissimo e ambiguo, che rappresenta la doppia natura dell’uomo, diviso tra terra e mare, tra spirito e carne. Trovarla tra i mattoni rossi di una città di collina, così lontana dal mare, dà sempre un senso di mistero esoterico che rende Siena ancora più magnetica.
Nel pomeriggio, vado a cercare la finestra più piccola del mondo in Piazza di Postierla e poi allungo il passo verso Via dei Rossi per salutare la donna alla finestra. È lì che aspetta da secoli, un busto di pietra che mi ricorda sempre che Siena è, prima di tutto, una città di attese e passioni pazienti.
Giorno 3: la bellezza che non delude mai
L’ultimo giorno lo dedico alla bellezza che rigenera con due luoghi speciali.
Il Santuario e la casa di Santa Caterina
Scendo verso la valle di Fontebranda, per visitare in un luogo carico di un’energia silenziosa: il Santuario nato dalla casa natale di Caterina Benincasa.
La Santa dei “Popolani”: Caterina era la ventitreesima figlia di un tintore. Entrare nella sua casa significa capire la Siena del popolo. Mi piace perdermi tra i portici dei vari oratori (quello della Cucina è spettacolare) e osservare come la fede qui si sia trasformata in arte, con affreschi che raccontano la sua vita incredibile: una donna che nel Trecento scriveva ai Papi e ai Re per riportare la pace.
La “Camera” e il Cilicio: È possibile visitare il piccolo cubicolo dove la Santa dormiva sulla nuda terra, usando una pietra come cuscino. È un luogo che toglie il fiato per la sua semplicità estrema, circondato dallo sfarzo delle cappelle barocche costruite successivamente.
Il legame con San Domenico: Poco distante dalla casa, dovete assolutamente entrare nella Basilica di San Domenico. È qui che si conserva la reliquia della Sacra Testa di Caterina. Ma il dettaglio che preferisco è l’affresco del Sodoma che la ritrae in estasi: la sua figura sembra quasi fluttuare, un contrasto perfetto con la massiccia architettura gotica della chiesa.
Fontebranda
Proprio ai piedi della casa di Santa Caterina si trova Fontebranda, la più antica e celebre fonte di Siena. Mentre ammiro le sue imponenti arcate gotiche, penso che persino Dante ne scrisse nella sua Commedia.
È un luogo d’ombra e di frescura dove un tempo i tintori lavoravano le stoffe e dove oggi si respira la forza del passato. Infatti mi sono fermata ad ascoltare lo scorrere dell’acqua: è il suono della Siena più vera e laboriosa.
La Pinacoteca Nazionale
Mi chiudo nella Pinacoteca Nazionale, famosa per la sua raccolta di dipinti “fondi oro” del Trecento e Quattrocento senese È un’esperienza mistica, un silenzio dorato che non trovi altrove.
Poi, mi infilo nel cortile di Palazzo Chigi Saracini. Se siete fortunati, sentirete le note di un violino uscire dalle finestre dell’Accademia Chigiana. È la colonna sonora perfetta per salutare la città tra pozzi monumentali e statue barocche.
Per l’ultima cena , vado a colpo sicuro: Osteria Papey. È un posto di contrada, schietto, dove è possibili degustare i piatti tipici senesi e non ci sono filtri, il vino scorre facile tra i racconti della giornata.
Guida pratica: tour guidati, biglietti, prenotazioni e dove dormire
Se non avete voglia di girare da soli la città, potete prenotare un tour guidato che comprende anche la visita al Duomo con una bravissima guida che vi farà scoprire i segreti di Siena.
Come prenotare il Complesso del Duomo (Opa Si Pass)
Per evitare le code, acquistate l’Opa Si Pass sul sito ufficial del Duomo. Se visitate la città durante la scopertura del pavimento (giugno-ottobre), la prenotazione online è vitale.
Dove dormire a Siena: svegliarsi sopra i tetti
Per dormire ho prenotato il B&B I Tetti di Siena, perchè svegliarsi, aprire la finestra e vedere la il Duomo che sbuca il cielo tra i tetti rossi, ti lascia a bocca aperta.
Il Palio: non una corsa ma l’anima delle 17 Contrade
Parlare di Siena senza citare il Palio è impossibile, ma attenzione: non chiamatelo mai “manifestazione turistica”. Il Palio è un rito ancestrale che si celebra ufficialmente due volte l’anno, il 2 luglio (Palio di Provenzano) e il 16 agosto (Palio dell’Assunta), ma che per un senese dura 365 giorni.
Le Contrade: Piccoli stati nel cuore della città
Siena è divisa in 17 Contrade ed ogni Contrada è un vero e proprio piccolo stato con i suoi confini, il suo museo, la sua chiesa e il suo popolo. Entrando nei vicoli, noterete spesso delle bandiere alle finestre o delle formelle in ceramica sui muri: indicano in quale territorio vi trovate.
Curiosità storica: Le Contrade nacquero nel Medioevo con scopi militari e amministrativi, ma oggi sono il collante sociale della città. Se vedete un gruppo di persone cenare in mezzo alla strada su lunghe tavolate, siete nel cuore di una festa di Contrada.
La Piazza che diventa pista
Durante i giorni del Palio, Piazza del Campo si trasforma. Viene ricoperta dal “tufo” (una miscela di terra e sabbia dal colore bruciato) per permettere ai cavalli di correre. La corsa in sé dura poco più di 90 secondi, ma la tensione che si respira nel momento della “mossa” (la partenza) è qualcosa che vibra nello stomaco anche di chi non è nato qui.
Il mio consiglio: Se non siete a Siena nei giorni del Palio, cercate comunque l’oratorio o il museo della Contrada in cui state passeggiando. Chiedete se è possibile visitarlo: è lì che sono custoditi i “Drappelloni” (i palii vinti), veri capolavori d’arte che raccontano secoli di vittorie e passioni.
Siena è un incantesimo di pietra ed orgoglio che aspetta solo di essere scoperto. Portate scarpe comode e occhi curiosi: la magia della conchiglia più bella del mondo farà tutto il resto.
NOTA FINALE:
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Se c’è una regione italiana che unisce bellezza storica, arte e un’atmosfera serena ideale per chi viaggia da solo o in compagnia, quella è il Piemontedelle Langhe.
Questa terra partendo dalle vigne dichiarate PATRIMONIOUNESCO passando per i centri storici rinascimentali, è un invito a rallentare, assaggiare e riscoprirsi in maniera sostenibile.
Ecco un itinerario sostenibile pensato per ottimizzare i tuoi spostamenti e goderti appieno le gemme del Cuneese, delle Langhe e del Monferrato.
Mondovì
La prima tappa è Mondovì una città dal modo di vivere sostenibile, che si svela in due parti distinte. La prima è Breo, quella bassa e commerciale e la seconda, è Piazza, l’antico borgo in cima alla collina.
Puoi iniziare la visita nel centro storico di Breo (città bassa), con i suoi portici e la piazzetta San Pietro, lasciando l’auto vicino alla vecchia Stazione.
Poi sali a Piazza che è raggiungibile grazie alla sua storica funicolare. Piazza è un balcone panoramico sulle Alpi e un luogo di quiete dove il tempo sembra essersi fermato tra edifici barocchi, l’antica Cattedrale e le tracce della sua gloriosa storia.
L’esplorazione della città inizia a Piazza Maggiore, l’antica Agorà, cuore pulsante della vita politica e amministrativa di un tempo e centro storico che ha dato il nome al rione.
Questa piazza possiede una forma curiosa e affascinante: è spezzata su due livelli da un’elegante scalinata che addolcisce la naturale inclinazione del terreno. A fare da corona a questo palcoscenico storico si innalzano gli edifici più importanti e ricchi della città: dal Palazzo dei Bressani, riconoscibile per il suo tetto merlato, si passa al solenne Palazzo del Governatore e all’antico Palazzo di Città.
Ecco poi altri suggestivi luoghi da vistare a Mondovì.
La Chiesa barocca della Missione: Da Piazza Maggiore, una breve passeggiata ti porta alla Chiesa della Missione (Chiesa di San Francesco Saverio). Fondata dai Gesuiti tra il 1665 e il 1678, questa chiesa, decorata dal padre gesuita Andrea Pozzo, è un capolavoro di trompe l’oeil (illusione ottica), celebre per la sua falsa cupola. I segreti del monumento sono valorizzati dal progetto “Infinitum”, un’attrazione tecnologica che permette di esplorare i dettagli con dispositivi 3D.
Musei e belvedere: Da Piazza Maggiore, proseguendo lungo Via Vico per poi svoltare a destra, si raggiunge piazza d’Armi.
Museo della Stampa: Da qui, prendendo una scala situata sulla destra dell’edificio scolastico, si raggiunge il Museo della Stampa. Qui si possono osservare torchi, presse e caratteri mobili, che narrano l’evoluzione della tipografia che rese Mondovì famosa per aver stampato il primo libro del Piemonte nel 1472.
Museo della Ceramica: Visita anche il Museo della Ceramica (MOMUC), ospitato nello storico Palazzo Fauzone di Germagnano. La collezione espone oltre 600 pezzi che illustrano l’importante tradizione ceramica artistica e industriale del Monregalese, in un contesto architettonico di grande pregio.
Il Belvedere: Il percorso ti conduce infine al Belvedere, dove la sua antica torre offre un colpo d’occhio unico su tutto l’arco alpino piemontese.
Tesori della tavola Monregalese
La cucina di Mondovì e del suo territorio celebra i sapori ricchi e robusti di montagna e collina con ingredienti coltivati in maniera sostenibile.
Primi ricchi e sfiziosi: Inizia il tuo percorso con i ravioli fatti in casa, plin o le raffinate crêpes con fonduta, un primo piatto che unisce la delicatezza della pasta con la cremosità intensa dei formaggi locali come il Raschera, bross di ricotta, Sola e Testun.
Sapori di terra e bosco: I secondi piatti sono un inno alla selvaggina e ai prodotti del bosco: imperdibili i brasati (carni stufate a lungo), la faraona alle nocciole e il tacchino alle castagne.
Dolce conclusione: Il finale è affidato ai dolci fatti in casa, tra cui spiccano le celebri Paste di meliga di Pamparato (biscotti secchi di farina di mais) e le dolci risòle tipiche di Mondovì.
Non dimenticare di assaggiare un frammento della sua tradizione liquore: il Rakikò. Nato in città nel 1924, questo amaro e tonico liquoroso è straordinariamente versatile, apprezzato tanto come aperitivo quanto come digestivo. Il suo nome distintivo contiene un omaggio al suo ideatore, Francesco Comino, le cui iniziali del cognome (‘KO’) sono nascoste nella formula. Un sorso di Rakikò è un sapore unico della terra monregalese.
Consigli TOP: esperienze uniche e natura intorno a Mondovì
Per chi cerca l’avventura e le attrazioni fuori dal comune, Mondovì è un hub perfetto:
Santuario di Vicoforte (5 km): Monumento barocco di rilevanza mondiale, vanta la cupola ellittica più grande del mondo. Grazie al progetto “Magnificat”, è possibile fare una visita adrenalinica: salire con casco e imbragatura tra i cunicoli dell’antico cantiere.
Grotte Carsiche: Il sottosuolo del Monregalese è ricco di grotte. Tre cavità sono visitabili: la più grande e famosa è la Grotta di Bossea, in Val Corsaglia, una delle più imponenti grotte turistiche italiane.
Oasi di Crava-Morozzo: Un concentrato di natura a dieci minuti d’auto, un vero santuario verde che si estende per circa 290 ettari, ideale per l’osservazione di circa 150 specie di uccelli.
Volo in mongolfiera: Mondovì è la capitale italiana del volo ad aria calda. Alzando lo sguardo è facile imbattersi in mongolfiere, ed è possibile sperimentare l’emozione del volo con piloti esperti.
Saluzzo
Saluzzo è un gioiello medievale, antica capitale dell’omonimo Marchesato, che ha conservato intatto il suo fascino rinascimentale. L’atmosfera qui è d’altri tempi: un luogo ideale per perdersi in solitaria tra i vicoli acciottolati e godere della magnifica vista del Monviso (il “Re di Pietra”) che domina l’orizzonte.
L’itinerario
Si consiglia di iniziare la visita dal centro storico basso detto anche Borgo Nuovo, dove si trovano la maggior parte dei parcheggi e i servizi principali. Qui si possono ammirare:
La Cattedrale di Saluzzo (Duomo): Partendo dal Duomo, imponente cattedrale gotico-piemontese situata in Piazza Risorgimento, si ammira il contrasto cromatico dei suoi mattoni rossi.
La salita al centro storico alto: Dalla piazza, prendi via Volta o via San Giovanni per iniziare l’ascesa. La strada acciottolata ti conduce progressivamente alla parte alta, o Castiglia.
Casa Cavassa: Durante la salita, raggiungerai Casa Cavassa (Via San Giovanni), uno splendido esempio di dimora rinascimentale del XV secolo. Cerca lo stemma della famiglia Cavassa con il motto latino: “Droit Quoi Quil Soit” (Giustizia quale che sia).
Chiesa di San Giovanni: Proseguendo l’ascesa, incontri la Chiesa di San Giovanni con il suo campanile gotico. Non perdere il chiostro interno, un’oasi di pace. Un dettaglio insolito: una via (Via Tapparelli) passa in un tunnel proprio sotto le navate della chiesa.
Il Culmine: la Castiglia e la torre Civica: Al termine della salita si erge la Castiglia, l’antico castello marchionale (già fortezza e poi carcere) che domina la città. Nelle vicinanze si trova la torre Civica, che offre la migliore vista panoramica.
️ A caccia di sapori tipici
A Saluzzo troverai una cucina ricca e varia, creata con ingredienti del territorio coltivati in maniera sostenibile.
Carni e presidi Slow Food: Oltre al classico Vitello Tonnato, non perdere la Gallina Bianca di Saluzzo, un importante Presidio Slow Food.
Formaggi e latticini: La zona è rinomata per i suoi formaggi: assaggia il celebre Castelmagno DOP, il fresco Toumin dal Mel, il Nostrale e la Toma d’Elva.
Dolci e pasticceria: I maestri pasticceri propongono i Saluzzesi al Rhum, le dolcezze alla nocciola e le Castellane (dolci a base di cioccolato).
Vini locali: Per accompagnare, prova i vini del Marchesato come il rosso Pelaverga e il Quagliano, spesso servito come vino da dessert.
Mercati: Per acquistare prodotti freschi e formaggi, visita il Mercato delle Donne che si tiene ogni sabato in Via Volta, o la storica Fiera di Sant’Andrea.
Consigli TOP: le fortezze del Marchesato
Saluzzo è un ottimo punto di partenza per visitare altri capolavori del suo ex Marchesato:
Abbazia di Staffarda (12 km): Una delle più importanti abbazie cistercensi del Piemonte.
Castello della Manta (6 km): Imponente fortezza famosa per i suoi affreschi tardo-gotici.
Fossano
Fossano, nata nel lontano 1236, ti accoglie con il respiro della storia impresso nel suo maestoso Castello dei Principi d’Acaja. Questo monumento, eretto tra il 1324 e il 1332 per volontà di Filippo I d’Acaia (le cui quattro torri quadrate dominano Piazza Castello), si trasformò presto in un elegante palazzo residenziale dei Savoia, che aggiunsero i pregevoli loggiati cinquecenteschi.
Le sue mura, che conobbero ruoli drammatici come carcere (tragicamente famoso per l’internamento di 1800 Valdesi nel 1689) e poi caserma militare, oggi si sono addolcite per ospitare un vivace centro culturale: la biblioteca civica e l’Archivio Storico.
La solennità neoclassica della cattedrale: A connettere il Castello con il nucleo più intimo del Borgo Vecchio si staglia la Cattedrale di Santa Maria e San Giovenale. La sua imponente facciata neoclassica in mattoni a vista, caratterizzata da colonne corinzie, risale al progetto di Mario Ludovico Quarini e fu consacrata nel 1791, rimpiazzando l’antica collegiata duecentesca. L’interno, a croce latina, custodisce opere di artisti locali e affreschi ottocenteschi. Il suo maestoso campanile, che conserva ancora le basi del Trecento, veglia sulla città.
Il trionfo del barocco (Battuti Rossi): Il centro storico, intanto, pulsa di eleganza Barocca: numerosi palazzi nobiliari come Palazzo Righini di San Giorgio e Palazzo Burgos di Pomaré testimoniano la ricchezza passata. Ma il vero tripudio è la Chiesa della Santissima Trinità, detta dei Battuti Rossi. Capolavoro di Francesco Gallo, questa struttura settecentesca (che include l’antico Ospedale) è un suggestivo abbraccio Barocco piemontese, noto per l’uso vibrante del mattone rosso e la ricchezza delle decorazioni interne.
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Affacci da sogno: Al limitare dell’altopiano, le antiche fortificazioni disegnano il profilo della città, costeggiate da Viale Mellano: un’incantevole passeggiata che offre una prospettiva mozzafiato sulla valle del fiume Stura, perfetta per un momento di contemplazione romantica. Le escursioni continuano lungo la Stura, dove si nascondono gioielli come la colorata “Big Bench” di Chris Bangle e l’oasi di pace del santuario mariano di Cussanio, a breve distanza.
Sapori e feste d’amore: Oltre ai sapori genuini della sua carne e della tradizione dolciaria, Fossano si veste di magia a giugno per la Giostra de l’Oca – Palio dei Borghi. Una sfarzosa rievocazione in costume rinascimentale che celebra l’amore e il ritorno del Duca Carlo Emanuele I con la sua sposa nel 1585, trasformando la città in un palcoscenico di storia e passione.
Monforte d’Alba
Monforte è un borgo arroccato, un vero anfiteatro naturale di vicoli e pietra, che invita alla lentezza e all’introspezione. Arrivando, si percepisce subito un’atmosfera raccolta, quasi un abbraccio discreto delle colline. È un luogo dove l’eleganza della Langa incontra la spiritualità del paesaggio.
L’itinerario
Il borgo si sviluppa in salita, culminando in un punto panoramico che domina la distesa infinita di vigne patrimonio UNESCO.
Piazza della Chiesa e la Parrocchiale: Al centro della vita di Monforte si trova l’antica Piazza della Chiesa. La , pur non essendo la più antica, è il fulcro religioso e storico del paese. La sua facciata neoclassica si erge come punto di riferimento, mentre l’interno custodisce opere d’arte che raccontano secoli di devozione locale.
Salendo ancora, si raggiunge l’antico sito del castello dei Marchesi Scarampi. Oggi, al suo posto, sorge l’auditorium Horszowski, un anfiteatro naturale costruito sui resti delle fortificazioni. Questo spazio, intitolato al celebre pianista polacco Mieczysław Horszowski, è rinomato per la sua acustica straordinaria e per il prestigioso festival jazz che anima le sere d’estate, fondendo storia e musica in un unico abbraccio.
La panchina gigante: La Big Bench Viola di Monforte è posizionata strategicamente su uno spiazzo erboso che offre una vista dominante e iconica: il panorama inquadra perfettamente il centro storico medievale di Monforte d’Alba, con le sue case in pietra e, in lontananza, il castello.
L’Esperienza BBCP: il progetto artistico e turistico è stato ideato dal designer statunitense Chris Bangle e da sua moglie. Sedersi su questa panchina gigante, come su tutte quelle del progetto, restituisce la sensazione di “tornare bambini”, invitando a godersi il paesaggio in modo rilassato e inusuale, valorizzando la prospettiva e la bellezza semplice della natura.
Consiglio
Se hai voglia di conoscere nello specifico la storia di questo bellissimo paese, prenota un tour con una guida esperta e non te ne pentirai.
Puoi anche prenotare una degustazione di vini e cena tradizionale in cui un esperto ti racconterà la storia dei vini langaroli e potai così distinguere i vari tipi di gusto.
Cosa vedere nei dintorni
A poco distanza da Monforte potere ammirare:
La Chiesa colorata (Cappella di Coazzolo): A poca distanza dal centro storico, tra le vigne, si trova la Cappella della Madonna delle Grazie, nota universalmente come la “chiesetta colorata”. Questo ex rudere è stato trasformato in un’icona di arte contemporanea dagli artisti Sol LeWitt e David Tremlett. Le sue pareti esterne ed interne sono un’esplosione geometrica e cromatica che dialoga con il verde severo delle Langhe, rendendola una tappa fotografica e spirituale imperdibile.
Il percorso della libertà: Lungo i vicoli del centro storico, è possibile seguire le tracce della storia più recente, ripercorrendo i luoghi che furono teatro di resistenza partigiana, un percorso silenzioso ma potente per chi viaggia alla ricerca di memoria storica.
️ L’Enogastronomia del borgo
Monforte incarna il piacere lento del bere e del mangiare bene. Ecco cosa potete degustare durante la vista.
Il Barolo e il Pelaverga: Essendo nel cuore della zona del Barolo, una degustazione in una delle cantine storiche è d’obbligo. Ma cerca anche il rosso autoctono e meno noto, il Pelaverga di Monforte, un vino leggero e speziato, perfetto per accompagnare gli antipasti.
La merenda sinoira: Perfetta per una viaggiatrice solitaria che non vuole cenare da sola in un ristorante formale: cerca un agriturismo che offra la merenda sinoira. Questa tradizione piemontese è una via di mezzo tra merenda e cena, un pasto conviviale e informale a base di salumi, formaggi, acciughe al verde e, ovviamente, buon vino.
Dolce abbandono: Concludi la sosta con il Bunet, l’iconico budino piemontese a base di cacao, amaretti e rum.
Barolo
Il borgo è dominato dal profilo austero del Castello Falletti, un’imponente fortezza le cui radici affondano nel X secolo, quando fu eretto come baluardo difensivo. Nel XIV secolo divenne proprietà della potente famiglia dei Falletti, che lo trasformarono in una nobile residenza.
La nascita del mito: È qui che la Marchesa Giulia Colbert Falletti, donna illuminata e filantropa, in collaborazione con l’enologo francese Louis Oudart, applicò le tecniche bordolesi all’uva Nebbiolo. Il risultato fu il Barolo moderno: un vino secco e strutturato, degno di una tavola reale.
Il WiMu, museo dell’anima: Oggi il castello ospita il WiMu Museo del Vino, un’esplorazione multisensoriale sull’impatto culturale ed emotivo del vino. Scendendo al piano terra, si visita l’antica cantina, il luogo sacro dove il Barolo trovò la sua vocazione regale.
Luoghi insoliti
Museo dei cavatappi: A pochi passi, questo museo inaspettato celebra l’umile strumento dell’apertura con oltre 600 pezzi.
Le strade aggiuntive: Cammina tra i vigneti storici per toccare con mano le diverse Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA) del Barolo.
️Assaggi reali e sapori nascosti
L’enogastronomia di Barolo è l’eco perfetta del suo vino, opulenta e nobile.
Il brasato, l’inno al Barolo: Il piatto principe è il brasato al Barolo. La carne di manzo assorbe per ore l’essenza stessa del vino Re, donando un gusto profondo e avvolgente. È un matrimonio gastronomico che onora la storia del luogo.
I segreti dei Plin: Cerca i ravioli del Plin, piccole sacche di pasta fresca, così minute da sembrare pizzicate dalle dita di una sarta (plin in dialetto). Sono l’emblema della cucina povera elevata a capolavoro.
Castello di Grinzane Cavour
Il Castello di Grinzane Cavour, Patrimonio UNESCO, si erge come un faro, legato indissolubilmente alla figura di Camillo Benso Conte di Cavour, che ne fu sindaco e amministratore per diciassette anni.
La Storia e la dimora di Cavour
Il castello e il museo: La fortezza medievale ospita oggi il museo delle Langhe, che narra la vita contadina e vitivinicola dell’Ottocento.
L’eredità di Cavour: Imperdibile è la stanza di Cavour, conservata esattamente come la lasciò, dove lo statista sperimentava nuove tecniche di vinificazione.
Luoghi insoliti ed eccellenze
L’Enoteca regionale: Al piano terra, il castello ospita la prestigiosa Enoteca Regionale Piemontese, una delle più antiche d’Italia.
️ Sapori di Langa e grandi vini
Barolo e tartufo: In autunno, il Castello è il luogo ideale per degustare piatti a base di tartufo Bianco d’Alba, accompagnati da un grande Barolo.
Alba
Alba, Capitale delle Langhe, è una città dalla doppia anima: l’eleganza raffinata si posa su fondamenta che affondano nell’antica Roma.
Il vero epicentro della vita cittadina è Piazza Risorgimento, l’agorà centrale dove si affacciano il Duomo, il Palazzo Comunale e maestosi edifici. Puoi iniziare il tuo tour proprio da qui.
La Cattedrale di San Lorenzo e il cielo stellato: La Cattedrale fu realizzata tra il 1400 e il 1550 in stile romanico e gotico. L’esterno spicca per il suo colore rosso e la severa Torre Campanaria del XIII secolo. L’interno è un’esperienza mistica: ammira la volta dipinta di blu e oro a rappresentare un magnifico cielo stellato.
La via maestra e i portici: Dando le spalle al Duomo, lo sguardo è catturato dalle due vie principali che attraversano il centro, via Cavour e via Vittorio Emanuele (la Via Maestra). Sotto i portici sorgono botteghe storiche, caffè ed enoteche.
La città delle cento torri
Alba si guadagnò l’appellativo di “città delle cento torri” nel Medioevo. Queste strutture erano simboli di potere e grandezza familiare.
Le torri sopravvissute: Sebbene ne restino ben poche, il loro profilo segna ancora lo skyline. Le torri superstiti, come torre Bonino, torre Sineo e torre Astesiano, sono tutte visibili nei pressi di Piazza Risorgimento.
L’ascesa panoramica: Per una vista privilegiata, ti consigliamo di salire sul campanile del Duomo (accessibile tramite tour guidato con degustazione annessa). Regala un bellissimo panorama sulla città delle torri e sulle colline.
Una bella esperienza da provare visto che ci troviamo nella patria del tartufo bianco è la caccia al tartufo con degustazioni di formaggi, tartufi e vini in cui poteri unirti a dun esperto cercatore di tartufi e ai suoi cani addestrati in una tradizionale ricerca di tartufi in Piemonte.
La fiera del tartufo bianco d’Alba
Ogni anno nel periodo autunnale, generalmente tra ottobre e novembre.si tiene la fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba
Quando l’autunno accende i colori sulle colline delle Langhe, la città di Alba diventa, tra ottobre e novembre di ogni anno, l’epicentro mondiale del gusto. perchè si tiene la fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba.
L’evento celebra il Tartufo Bianco (Tuber magnatum Pico), un fungo ipogeo rarissimo che non può essere coltivato, ma è un tesoro della terra ricercato dai trifolai e dai loro cani addestrati, spesso nelle ore notturne. La Fiera Internazionale offre l’opportunità di ammirare e acquistare questa meraviglia nel suo prestigioso Mercato Mondiale, dove l’aroma è intenso e inconfondibile.
L’esperienza si completa con degustazioni guidate di eccellenze come Barolo e Barbaresco, show cooking di chef stellati e le vivaci rievocazioni culturali, tra cui il famoso Palio degli Asini, rendendo la visita un viaggio sensoriale e autentico nel cuore del Piemonte.
Consiglio
Se hai voglia di conoscere nello specifico la storia di questo bellissimo paese, prenota un tour con una guida esperta e non te ne pentirai.
️ L’Enogastronomia
Alba è inestricabilmente legata al piacere del gusto, che si celebra sia nella sua tradizione dolciaria che in quella salata.
Il profumo inconfondibile: Non appena arrivi, l’aria ti accoglie con l’intenso profumo di cioccolato, merito della Ferrero, una delle aziende più famose al mondo che ha sede proprio qui e di cui si può visitare la fondazione in cui spesso ci sono delle mostre d’arte molto belle.
L’ottimo cibo: A tavola, le prelibatezze non mancano, dai sontuosi tajarin al tartufo ai piccoli e saporiti ravioli del Plin. Assaggia la celebre carne cruda all’albese e i formaggi locali.
Asti
Asti è un tesoro piemontese dove l’eleganza medievale e la cultura del vino si fondono.
È celebrata in tutto il mondo per il suo storico Palio, la corsa di cavalli più antica d’Italia, che ogni settembre ne infiamma le piazze.
Ma il fascino di Asti travalica la competizione stagionale: con il suo dedalo di vie nobiliari, le antiche torri, e i palazzi gotici, offre un’atmosfera ricca e accogliente in ogni stagione, dai colori del tartufo autunnale al silenzio della sua arte in inverno. È il punto di partenza ideale per esplorare la storia e i sapori del Monferrato.
Consiglio per risparmiare
Un consiglio pratico: quasi tutte le principali attrazioni cittadine fanno parte della Fondazione Asti Musei. Munirsi del biglietto cumulativo (costo di soli 10 Euro) è estremamente conveniente e ti consente l’accesso ai sei siti più importanti. Il pass può essere acquistato a Palazzo Mazzetti, il punto di partenza ideale.
Il viaggio inizia proprio da Palazzo Mazzetti, un’antica e prestigiosa dimora che è il primo scrigno ad aprirsi. Qui, tra la Pinacoteca Civica e le sale del piano nobile, respirerai il fasto della vita nobiliare sotto la Sala dello Zodiaco, dove gli affreschi invitano a sognare cieli lontani.
Lasciato il Palazzo, si scende in uno spazio di suggestione sacra: la Cripta e museo di Sant’Anastasio. La Cripta è un luogo dove il tempo si fa palpabile, camminando tra colonne che hanno visto Roma e capitelli che hanno abbracciato i Longobardi. Si prosegue poi verso Palazzo Alfieri, altra dimora sfarzosa e sacro luogo per essere stata la casa natale del grande scrittore Vittorio Alfieri. Varcare il museo Alfierano è come entrare in un ritratto vivente del Settecento, ripercorrendo la vita e la produzione del poeta.
Il cuore antico di Asti si svela pienamente nella Domus Romana, un prezioso squarcio nel velo del tempo. Questo scavo mostra i resti di un’abitazione patrizia del I secolo d.C., di cui è di particolare fascino il tappeto a mosaico che decorava l’area conviviale, un arazzo di pietre.
A questo punto, il tuo viaggio nel tempo deve spaziare verso origini ancora più remote. Asti non custodisce solo la storia dell’uomo, ma quella della terra stessa: ilMuseo Paleontologico Territoriale dell’Astigiano ti offre una prospettiva inattesa. otrai ammirare reperti eccezionali, come le innumerevoli conchiglie e i fossili di molluschi che disegnavano i fondali, e soprattutto l’imponente scheletro della Balenottera di Portacomaro (o cetacei simili), testimonianza silenziosa e maestosa di quando Asti era sommersa, un luogo di profondi silenzi marini e tanti acquari cin pesci coloratissimi.
Da non perdere è la visita al Santuario della Beata Vergine del Portone.
Questo luogo di devozione è un intermezzo spirituale sorto dove un tempo si chiudeva una delle porte medievali di accesso alla città, da cui deriva il suo nome, “Porta Paradisi” (o più comunemente Madonna del Portone). Sebbene l’edificio principale sia stato eretto nel 1902, esso ingloba una storia molto più antica, nata dalla presenza di una venerata immagine della Madonna in trono con il Bambino.
Il Sacello e l’immagine votiva: Nel Cinquecento, l’immagine fu toccata dal pennello del pittore astigiano Gandolfino da Roreto, che la arricchì affiancando alla Vergine i Santi protettori: San Secondo, patrono della città, e San Marco. Questa sacra icona è oggi ammirabile nel sacello, ciò che resta del santuario seicentesco, distribuita in un trittico all’interno di un’elegante cornice barocca.
Architettura e ascensione: Il santuario moderno, in stile romanico-bizantino, si impone con una solennità maestosa, sviluppandosi su tre navate a crociera latina. L’occhio è immediatamente attratto dalla grande cupola, alta 41 metri, sormontata dalla statua in rame dorato della Vergine che veglia sul Monferrato. L’imponente atrio accoglie il pellegrino con colonne di granito e un’ampia scalinata. In occasione del centenario (2002), la facciata è stata abbellita con mosaici e statue dedicate ai Santi della tradizione astigiana.
Le camere segrete della fede: Il culto non si ferma alla luce: scendendo nella cripta, costruita nel 1930, si scopre un ambiente dedicato alla meditazione attraverso le due cappelle che raffigurano il Santo Natale e la Sepoltura di Gesù con statue lignee a grandezza naturale. Per concludere la visita in un clima di pace, si accede al giardino laterale che ospita una serena copia della grotta di Lourdes (risalente al 1930), un angolo di rocce e acqua dove rivivono le parole della Vergine, con la riproduzione della statua dell’Immacolata vegliata dal piccolo ruscello.
Il complesso di San Pietro è un’oasi di architettura sacra che narra viaggi e crociate. Sorto nel XII secolo fuori dalle mura della città, questo complesso ospedaliero fu la sede dell’Ordine dei cavalieri di Gerusalemme (poi di Malta), fungendo persino da Gran Priorato di Lombardia per tutto il Nord Italia.
Il cuore spirituale del complesso è la sua Chiesa rotonda, edificata tra il 1110 e il 1130. La sua forma circolare non è casuale: fu costruita come fedele imitazione della rotonda del Santo Sepolcro di Gerusalemme, un simbolo sacro che portava l’eco della Terrasanta nel cuore del Monferrato. Attorno a questo nucleo sacro si sviluppò il resto. Nel Quattrocento, il priore Giorgio Valperga aggiunse l’eleganza della Cappella Valperga, a pianta quadrata, abbellita da notevoli fregi in terracotta. Nello stesso periodo, il chiostro assunse la sua armoniosa bellezza. Oggi, questo complesso non è solo storia passata: è destinato ad essere inserito nel percorso europeo delle Rotonde del Santo Sepolcro, a conferma della sua inestimabile valenza storica e spirituale.
La Cattedrale di Santa Maria Assunta: Il Cuore gotico di Asti.
Storia e potenza: La Cattedrale fu innalzata a partire dal XIII secolo, nel periodo di massimo splendore mercantile di Asti. È la massima espressione della potenza e della ricchezza gotica della città.
Architettura e maestosità: Questa è una delle chiese gotiche più grandi del Piemonte. La sua struttura a tre navate, maestosa e solenne, è tipica dell’eleganza sobria del Gotico piemontese. L’imponente campanile si erge come un fiero simbolo, dominando il centro storico.
Il simbolo della vite: L’interno riserva il dettaglio più poetico: le colonne sono affrescate con motivi di foglie di vite. Un tocco unico che lega indissolubilmente il sacro al secolare, celebrando la vocazione vinicola del Monferrato.
Tornando al Medioevo, la Torre Troyana o dell’Orologio si erge come il dito puntato verso il cielo, simbolo dell’aristocrazia mercantile. Salire i suoi 200 scalini è un rito di ascensione: dal piano dei merli, si gode di una vista a tutto tondo che abbraccia il cuore medievale di Asti e le dolci ondulazioni del Monferrato.
Consiglio
Se vuoi godere del panorama che si ha intorno alla città, ti consiglio il Wine Tour & Picnic in Vigna in cui potrai visitare un’azienda vinicola locale, scoprire e degustare i vini locali.
Questo itinerario è stato pensato per chi desidera partire da solo ed immergersi in un territorio straordinario. Un viaggio intimo tra la storia e la ricchezza delle Langhe, dove i sapori autentici del cibo e dei vitigni si fondono con la maestosità di panorami incredibili che toccano l’anima.
NOTA FINALE:
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Se sogni un weekend tra mare turchese, città storiche e panorami mediterranei, Malta è la meta perfetta. In soli 3 giorni puoi scoprire il fascino di Valletta, rilassarti a Sliema, nuotare nella Blue Lagoon di Comino e perderti tra le stradine di Gozo.
In questa guida troverai un itinerario con spostamenti in bus, traghetto e Bolt, pensato per chi viaggia senza auto ma vuole vivere al meglio le isole maltesi.
Come spostarsi a Malta senza auto
Visitare Malta senza auto è più semplice di quanto si possa pensare. Grazie a bus, traghetti e app puoi muoverti facilmente tra città, isole e spiagge senza stress. Ecco cosa utilizzare:
Bus pubblici (Malta Public Transport): economici e affidabili. Orari e percorsi su publictransport.com.mt.
App Tallinja: utile per pianificare gli spostamenti e acquistare i biglietti digitali.
Traghetti: Sliema ↔ Valletta ogni 30 minuti; Ċirkewwa ↔ Gozo/Comino in orario regolare.
Bolt: alternativa rapida ai taxi, economica e comoda per spostarsi la sera.
Giorno 1 – Arrivo a Malta e prima serata a Sliema
Dopo l’atterraggio all’aeroporto di Luqa, raggiungere il tuo alloggio è semplice:
Linea X4: collega l’aeroporto a Valletta in circa 25 minuti.
Linea X2: arriva direttamente a Sliema, ideale se alloggi qui.
Ti consiglio di dormire proprio a Sliema: è tranquilla, elegante, affacciata sul mare e ben collegata con bus e traghetti. Dopo il check-in, goditi una passeggiata sul lungomare fino a St. Julian’s tra caffè, negozi e vista mare.
Qui potrai ammirare le classiche case maltesi che presentano i caratteristici balconi in legno chiusi e colorati chiamati Gallarija. Si pensa che derivino dall’architettura islamica, in particolare dalla mashrabiya, la tipica finestra aggettante diffusa nelle regioni influenzate dalla cultura araba. Queste strutture permettevano di ampliare lo spazio interno, favorire il contatto con l’esterno e, al tempo stesso, offrire riparo dal forte sole
Cena consigliata: prova un ristorante locale vista porto, poi rilassati con una camminata serale lungo la promenade di Sliema illuminata dalle luci di Valletta.
Dove dormire a Sliema
Durante il mio soggiorno a Malta ho scelto un appartamento davvero perfetto nel cuore di Sliema, per non immergermi nel caos della capitale La Valletta: New Two Bedroom Flat Kamila on a Dwell – Sliema
È spazioso, pulitissimo e dotato di ogni comfort. Ideale per chi cerca un alloggio comodo vicino al mare e ai ristoranti.
Consigliato sia single, per coppie che per piccoli gruppi di amici, visto che ha due stanze e un salottino e due bagni.
Giorno 2 – Escursione a Comino o Gozo
Opzione 1: Comino e la Blue Lagoon
Parti al mattino da Sliema per una gita in barca organizzata che ti porterà direttamente a Comino, la piccola isola famosa per la Blue Lagoon, un vero paradiso di acque cristalline perfette per nuotare e fare snorkeling e poi prosegui per l’isola di Gozo.
Durante il tour potrai ammirare le grotte marine e la costa di Gozo prima di rientrare nel pomeriggio. Porta crema solare, acqua e scarpe comode, l’isola è piccola ma splendida anche da esplorare a piedi.
Opzione 2: Gita a Gozo passando per il Popeye Village
Se preferisci esplorare via terra, prendi la linea 222 da Sliema verso Ċirkewwa, il porto dei traghetti.
Durante il tragitto puoi fermarti al pittoresco Popeye Village, il villaggio colorato dove fu girato il film “Braccio di Ferro”, che si può raggiungere con il bus.
L’isola di Gozo
Da Ċirkewwa parte il traghetto per Gozo: costa circa €5 e in 25 minuti arriva a Mġarr. Una volta sull’isola, puoi spostarti con i bus locali (linee 301, 303 e 322) e scoprire:
Chiesa Gozo
La Cittadella di Victoria, un’antica fortezza con vista panoramica sull’isola.
Ramla Bay, la spiaggia di sabbia rossa più famosa.
Dwejra Bay, per ammirare il tramonto sulle scogliere.
Le saline di Qbajjar, un paesaggio unico modellato dal mare.
Assaggia i pastizzi, sfogliatine tipiche ripiene di ricotta o piselli, perfette per uno spuntino tra una tappa e l’altra.
Rientra a Malta nel tardo pomeriggio: se sei stanco, una corsa con Bolt ti riporterà comodamente in hotel a Sliema.
Giorno 3 – Valletta, Le Tre Città e Marsaxlokk
Mattina – La Valletta e i suoi tesori
Raggiungi Valletta con il traghetto da Sliema (5 minuti di navigazione panoramica) oppure prendi uno dei tanti bus. La capitale maltese è una gemma barocca: ogni strada racconta una storia.
Se vuoi visitare la capitale con l’aiuto di una guida, prenota un free tour oppure visita la città a piedi perdendoti tra le sue vie e monumenti.
Cosa non perdere:
La Fontana dei tritoni che raffigura tre imponenti tritoni in bronzo, ritratti in una posa maestosa mentre sollevano un grande bacino.
La porta di entrata alla città pensata da Renzo Piano.
La strada principale de La Valletta che è Republic Street.
Concattedrale La Valletta
Concattedrale di San Giovanni, chiesa tutta decorata in oro e in cui possono ammirare due capolavori del Caravaggio: la decollazione di San Giovanni Battista e San Girolamo scrivente. Prenota i biglietti sul sito ufficiale per saltare la coda.
Forte Sant’Elmo e il Museo nazionale della guerra.
Il Palazzo del Gran Maestro che è la sede odierna del Presidente della Repubblica ed ospitò i Grandi Maestri dei Cavalieri di Malta.
Upper Barrakka Gardens con vista spettacolare sul Grand Harbour e sulla tre città.
Grand Harbour
Il Teatro Manoel che è il teatro nazionale di Malta ed il terzo più antico di tutta Europa.
Il Museo Archeologico Nazionale.
Prendi poi una delle piccole gondole maltesi (solo €3) per attraversare il porto e visitare Le Tre Città: Birgu, Senglea e Cospicua. Questi antichi borghi fortificati raccontano la storia dei Cavalieri di Malta tra bastioni, chiese barocche e vicoli silenziosi.
Passeggiare qui significa scoprire un volto più tranquillo e genuino dell’isola, con panorami spettacolari, porticcioli pittoreschi e caffè sul mare dove il tempo sembra essersi fermato.
Pomeriggio – Marsaxlokk, il villaggio dei pescatori
Nel pomeriggio prendi il bus 81 da Valletta e raggiungi Marsaxlokk, il villaggio dei pescatori più colorato di Malta. Sul porticciolo vedrai i tradizionali luzzu, barche blu e gialle con occhi dipinti sulla prua.
Marsaxlokkl villaggio dei pescatori
Fermati a gustare pesce fresco in uno dei ristorantini sul mare, perfetto per chiudere in bellezza la giornata.
Giorno 4 – Mdina e Rabat, la Città del Silenzio
L’ultimo giorno visita Mdina, la città fortificata medievale conosciuta come la Città del Silenzio. Puoi arrivarci da Valletta in bus (linee 51, 52 o 53).
Cosa vedere a Mdina e Rabat:
Mdina Gate, la porta d’ingresso più scenografica di Malta.
Le viuzze dorate, perfette per foto suggestive.
St. Paul’s Cathedral e il museo annesso.
A pochi minuti a piedi, nella vicina Rabat, visita le Catacombe di San Paolo e il museo cristiano.
Mdina e Rabat sono dei luoghi magici: camminare tra le mura al tramonto è come fare un salto indietro nel tempo.
Per mangiare dei pastizzi freschi a Rabat, consiglio di provare il bar Crystal Palace, un piccolo locale situato di fronte alle mura di Mdina, che è rinomato per la sua produzione sul momento e il costo veramente ridotto.
Scogliere di Dingli
Fra i luoghi più belli che si possono ammirare a Malta, troviamo le scogliere di Dingli che regalano dei panorami più spettacolari di Malta. Situate nel punto più elevato dell’isola, si innalzano maestose fino a circa 200 metri sopra il livello del mare.
Conclusione
In soli tre giorni Malta saprà conquistarti con la sua storia, il mare cristallino e la cordialità dei suoi abitanti. Che tu scelga l’avventura a Comino, la cultura di Valletta o la quiete di Mdina, ogni angolo dell’isola ha qualcosa di unico da offrire.
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