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https://viaggidimariowhitehead.it/
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FrancescaPozzan
Sul mio blog voglio trattare il mondo dei viaggi a 360°,  presentando anche le nuove professioni che stanno nascendo e Leggi tutto
elafonissos
Viaggiare per il mondo vuol dire anche conoscere e confrontarsi con altre culture. Molte volte quando visitiamo un paese ci Leggi tutto

Quando ho aperto il profilo social su Instagram, non pensavo che potesse essere un mezzo attraverso il quale incontrare tante persone appassionate di viaggio come me ed invece ho fatto delle bellissime conoscenze ed ho scoperto che le collaborazioni tra creators aiutano a crescere in maniera sana sui social.

Tra i travel blogger con cui ho stretto un rapporto di simpatia, aiuto reciproco ed amicizia c’è stato Mario Capobianco con il suo profilo Mario Whitehead.

Chi è Mario Whithehead

Mario pugliese doc, crede fortemente nello splendore della sua regione e vuole diffondere il concetto di turismo di prossimità, facendo conoscere la bellezza del territorio pugliese attraverso i suoi borghi e l’immenso patrimonio eno-gastronomico.

Mario è anche un albergatore e nelle sue storie sui social racconta in che modo sia possibile fare accoglienza in modo corretto e descrive bene la sofferenza di questo settore nel difficile periodo che stiamo attraversando.

Mario Whitehead

Sul suo sito viaggi di Mario Whitehrad propone non solo itinerari di viaggi in Italia e all’estero ma anche consigli su come usare i social, per creare attraverso di essi un profilo che funzioni e che possa diventare un punto di riferimento.

Un suo pregio è quello di essere una persona vera, sincera, a volte “senza peli sulla lingua” pronto sempre a sottolineare la bellezza dell’Italia ma anche ad evidenziarne i problemi, con l’intento di trovare soluzioni facendo conoscere l’unicità del territorio pugliese e non solo.

Inoltre ogni settimana organizza delle dirette sul suo profilo social su Instagram, nelle quali intervista altri travel blogger provenienti da diverse regioni italiane, per valorizzare e far conoscere non solo la Puglia, ma tutto il patrimonio italiano.

Il suo punto forte sono i brevi video ovvero i reels in cui presenta borghi poco conosciuti, presenti nella nostra bella Italia.

Insomma Mario è un vulcano di energia che usa per creare i suoi contenuti che spaziano dagli articoli sul blog, ai post e reels su Instagram, ai video su YouTube e vi assicuro che seguendo il suo profilo, è impossibile annoiarsi.

Per questo vi consiglio di curiosare sul suo account Instagram e sul blog e di contattarlo se avete bisogno di una consulenza in ambito travel.

Potete leggere gli articolo di Mario sul suo sito: viaggidimariowhitehead.it

Potete seguirlo sul suo profilo Instagram: mario_whitehead

Potete vedere i suoi video sul canale YouTube: viaggi di Mario Whitehead

Sul mio blog voglio trattare il mondo dei viaggi a 360°,  presentando anche le nuove professioni che stanno nascendo e sono collegate al mondo travel. Una di queste è quella del Travel Designer. Ma chi è, e come si diventa Travel Designer?

Francesca Pozzan ci racconta di come abbia lasciato un lavoro sicuro, per intraprendere questa nuova carriera.

Ciao Francesca mi racconti quali studi hai intrapreso, qual è la tua formazione?

Ho frequentato il Liceo Classico a formazione linguistica e poi mi sono laureata in Servizio Sociale. Con un intermezzo di formazione teatrale presso l’Accademia Teatrale Veneta e un diploma di Sceneggiatura Teatrale per bambini e adolescenti ottenuto presso il Teatro Testoni di Bologna. Un misto mare insomma!

FrancescaPozzan

Quando hai capito che nel tuo futuro c’era il turismo?

In realtà l’ho sempre saputo, ho scelto il liceo linguistico proprio perché volevo lavorare con le lingue straniere e volevo viaggiare, ma poi, essendo una gran curiosa della vita, ho voluto esplorare e formarmi anche in altri ambiti. Quand’ero a Venezia e studiavo all’accademia teatrale mi è ritornato in mente il mio primo amore, complice l’essere immersa in un ambiente internazionale. Così ho iniziato a cercare dei corsi di formazione ed ho trovato un corso professionale per operatori turistici addetti all’incoming finanziato dal Fondo Sociale Europeo a Padova che è finito con uno stage presso un tour operator. Terminata la formazione mi hanno assunta e sono rimasta per dieci anni a lavorare in quell’azienda. Quindi ho iniziato da stagista e poi negli anni ho ricoperto varie mansioni tra le quali ho lavorato presso l’ufficio booking, nelle risorse umane come responsabile della selezione e formazione degli accompagnatori turistici. Infine presso l’ufficio programmazione ho iniziato a tutti gli effetti a svolgere la mansione di Travel Designer.

Nel frattempo sono diventata anche direttore tecnico di agenzia viaggi.

Entriamo nel vivo del discorso. Di che cosa si occupa nello specifico un Travel Designer? Come si diventa Travel Designer?

Il Travel Designer è quel professionista del turismo che disegna un itinerario di viaggio su misura per il cliente.
Non si può improvvisare, deve avere un’adeguata formazione perché oltre alle competenze in ambito turistico deve essere anche in grado di analizzare approfonditamente il cliente, per capire le sue reali aspettative e i suoi desideri (soprattutto quelli inespressi)! Una volta profilato il cliente deve essere in grado di disegnare la soluzione di viaggio più adatta a lui, capisci che è una grande responsabilità! Una persona, una famiglia, un gruppo o un’azienda ti mettono in mano l’organizzazione del loro viaggio, desiderato e sognato magari a lungo.

FrancescaPozzanNepal

Il Travel Designer è una figura freelance, corretto?

E’ una figura che può lavorare sia in autonomia sia tramite assunzione.
Nel caso in cui lavori come freelance
deve sempre avere una direzione tecnica da parte di un tour operator o di un’agenzia. Ci tengo a specificarlo perché essendo una figura professionale relativamente giovane, a volte ci accusano di essere gli “abusivi del turismo”. Ma dal momento in cui il Travel Designer si avvale della direzione tecnica di un operatore turistico, è perfettamente in regola.

Il Travel Designer deve per forza avere un ufficio o può anche lavorare solo on-line?

Per approfondire il concetto su come si diventa Travel Designer, i piace affermare che questa figura, in ambito turistico, possa essere considerato come il lavoro del futuro, perché è una professione che si può svolgere da remoto e si sposa tantissimo con il nomadismo digitale. Ora grazie alle videocall si riesce a creare un approccio molto diretto con il cliente anche senza incontrarlo di persona. La parola d’ordine è flessibilità, quindi se il cliente lavora tutto il giorno e dice che ha tempo solo alle nove di sera, l’appuntamento può avvenire anche a quell’ora, ma il mattino ci si può andare a fare una passeggiata. Nessun obbligo e nessun vincolo.

Francesca Pozzan montagna 

Mi racconti la tua storia di cambiamento professionale? Come si diventa Travel Designer?

Mi sono licenziata nel 2017 poiché mentre lavoravo presso il tour operator, avevo già capito che non riuscivo a stare fissa dentro un ufficio. Io amavo il mio lavoro, ma volevo farlo da remoto e non volevo metterci la faccia, preferivo collaborare con tour operator in linea con la mia idea di viaggio.
Fino a pochi anni fa il Travel Designer non era una professione conosciuta come adesso, mi sono do
vuta dare da fare parecchio spedendo curricula a destra e a manca e a girare l’Italia in treno per incontrare i tour operator che mi avevano dato riscontro positivo.              
E’ stato un anno impegnativo nel quale ho lavorato anche come accompagnatrice turistica e come aiuto cuoca per sostenermi economicamente. A fine stagione due tour operator con cui avevo preso contatti la primavera precedente mi hanno proposto una collaborazione continuativa e così ho potuto iniziare finalmente a praticare la professione come libera professionista.

Inoltre insegno come esperta esterna, ormai da sette anni, tecnica e programmazione turistica negli istituti superiori ad indirizzo turistico della provincia di Vicenza e ho anche tenuto delle formazioni per dei tour operator.

Ad un certo punto ho sentito il desiderio di condividere la mia competenza e la mia esperienza sia come travel designer che come direttore tecnico, per formare aspiranti travel designer perchè credo molto che questa sia la figura professionale del futuro e i fatti mi stanno dando ragione.

Mi descrivi meglio il tuo progetto “Professione Travel Designer”? Come si diventa Travel Designer?

E’ un corso attraverso cui formo aspiranti Travel Designer. Le lezioni si svolgono on-line, ma li tengo io in dal vivo. Sono dodici moduli di tre ore ciascuno nei quali i corsisti affrontano diverse tematiche ed è un corso molto pratico. Io insegno l’ABC del travel designing, poi dopo i primi moduli inizio a far lavorare i partecipanti attraverso delle esercitazioni.

So per esperienza che se non metti subito in pratica la teoria, rischi poi che tutto finisca nel dimenticatoio. I corsisti sono inseriti all’interno di un gruppo privato su Facebook nel quale possono sempre avvalersi della mia consulenza e si è creata una bella community nella quale c’è molta interazione tra i partecipanti per scambiarsi idee o chiarire perplessità.
È un corso completo che non solo insegna la professione, ma anche come
lanciarsi sul mercato. Inoltre nel gruppo faccio delle lezioni extra di approfondimento che non sono incluse nel corso. Le classi sono piccole e non superano le otto persone perché mi piace seguire tutti i miei corsisti in maniera adeguata e personalizzata.

Nel mio blog è presente una rubrica che si chiama: “Sognatori Coraggiosi” attraverso la quale ho intervistato persone che hanno creato la loro professione nel mondo del turismo, pur partendo da un background completamente diverso. Tra i corsisti ho avuto persone che facevano i lavori più disparati, per esempio una giocatrice di pallavolo, una docente di lingue, una commerciante di prodotti cosmetici, un’insegnante di equitazione, un’impiegata amministrativa, che testimoniano come sia possibile per chiunque entrare nel mondo del turismo grazie ad un’apposita formazione, tanta passione e voglia di fare.

TravelDesignerAcademy

Com’è nata questa idea?

Questo progetto è nato dalla mia esperienza e dalle mie competenze maturate in questi ultimi 13 anni. Alla base di tutto il mio desiderio di formare e seguire gli aspiranti Travel Designer e dare loro la possibilità di fare parte di una community di colleghi, come avrei voluto esserlo io quando ho rassegnato le mie dimissioni: io sono partita da sola e senza nessuno che mi seguisse, con il quale confrontarmi e con il quale collaborare.

Hai qualche consiglio da dare a chi vorrebbe mettersi in proprio, ma è ancora titubante?

Consiglio di chiedersi prima di tutto perché ci si vuole mettere in proprio, perché alla base di tutto c’è quello. Se hai una forte motivazione, voglia di studiare e di impegnarti a fondo per arrivare al tuo obiettivo, se sei pronto a vivere costantemente sulle montagne russe emotive (ma anche economiche), se sei pronto a ripartire da zero e disposto anche a prendere dei portoni in faccia nonostante tutto il tuo impegno, allora vai! Sei pronto anche per spiccare il volo! Perché se il tuo perché è vero, ti impegni e sei leale con te stesso il volo, prima o dopo, lo spiccherai!

Se volete essere aggiornati sui corso che organizza Francesca visitate il suo sito:

www.professionetraveldesigner.com

Oppure seguitela sui social:

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Viaggiare per il mondo vuol dire anche conoscere e confrontarsi con altre culture. Molte volte quando visitiamo un paese ci piace così tanto, che vorremmo rimanere li per sempre ed alcune persone ci riescono. Ecco che la storia di una famiglia italiana ci racconta come trasferirsi in Grecia ed aprire un’attività in proprio ad Elafonissos.

Quindi vi voglio raccontare la storia di una famiglia che, dopo essersi innamorata della Grecia ed in particolare dell’isola di Elafonissos, è riuscita a trasferirsi ed addirittura aprire un’attività in proprio ovvero degli Studios quelli che noi chiamiamo Bed and Breakfast.

Sarà Francesca la figlia dei proprietari a raccontarci la loro storia.

Ci vuole molto coraggio a trasferirsi dall’Italia in un altro paese, aprendo una nuova attività. Quindi vorrei che mi raccontaste la vostra storia partendo dall’inizio. Come trascorrevate la vostra vita in Italia? Di dove siete e che professione svolgevate?

Mi presento, sono Francesca, essere umano, cittadina del mondo, senza un’età e raccolgo i frutti di ciò che i miei genitori hanno seminato.

Ti scriverò come un racconto, rispondendo alle tue domande in terza persona, sarò un pò la voce fuori campo, la cantastorie de il flauto magico, il bianconiglio da seguire di Alice nel paese delle meraviglie, Peter Pan nell’isola che non c’è.

Mamma Mary e papà Micky sono camperisti di passione, hanno viaggiato, attraversato paesi, montagne, assaporato diversi cieli, dato un colore al vento, una parola al mondo, avventurieri hanno camminato sulla storia, sulla natura; ognuno con i suoi compiti, Micky ha sempre risolto problemi, la Mary studiava itinerari. il ricordo vive nitido; Il più bel regalo che possano aver fatto da genitori a me e mio fratello Manuel.

Micky è un ex man in black, dirigente di azienda, vestito elegante, macchina nera, telefono 24h su 24h; il ricordo che ho di lui da bambina è il piatto lasciato sulla tavola coperto per tenerlo al caldo, rientrava sempre tardi, quindi ciò che ci legava profondamente erano i momenti liberi delle vacanze, in cui prendeva tutta un’altra veste.

La Mary una cultura immensa, autodidatta, si è sempre presa cura della casa, di noi, dei nonni, dei cani delle rose rosse in giardino…

Come mai vi è venuto in mente di cambiare vita, qual è stata la causa? Perchè trasferirsi in Grecia ed aprire un’attività in proprio ad Elafonissos?

La causa è stato il coraggio.

Micky si trovò davanti a delle incertezze delle paure per il futuro dopo che l’azienda per cui lavorava fece dei tagli e lui da gran dirigente si trovò con moltissimi anni di esperienza, con un background immenso, ma per gli anni della crisi non bastava. Aveva già, secondo loro, un’età importante da lasciar spazio ai giovani. Lui veniva ancora da una generazione dove le ossa si facevano più sul campo che sui libri, dove c’era la famosa gavetta ovvero si parte dal basso per arrivare in alto. Una mentalità dura da calabrese, un po’ saccente, un filo arrogante, ma buono d’animo che conquista un mondo nordico e freddo.

La paura però lo aiutò a fare questa scelta di vita, questo salto nel vuoto, questa realizzazione del classico sogno nel cassetto.

elafonissos

Quindi grazie al coraggio siete andati addirittura in un altro paese: la Grecia. Come mai Trasferirsi in Grecia ed aprire un’attività in proprio ad Elafonissos? C’eravate già stati prima?

La Grecia è sempre stata meta prediletta, la sua storia, i templi, il mare, la sabbia le sue isole…

L’emozione della trepidazione per il viaggio.

Fino a che un giorno di agosto del 1997, dopo aver girato gran parte della Grecia, per un errore di calcolo percorso, per il vento che non diede quel giorno l’opportunità di sbarcare a Creta, decisero di cambiare itinerario:

“C’è un’isoletta incontaminata, Elafonissos il nome, sabbia bianca, spiaggia chilometrica, mare cristallino, pescatori…”

Una descrizione di un motociclista Italiano da far invidia alle canzoni di Lucio Dalla; fu così che quel giorno Micky e la Mary decisero di prenderlo quel traghetto, senza sapere che sarebbe stato per sempre.

Qui ha inizio la nostra storia d’amore con l’isola.

Era il 1997 sbarcammo e decisero subito di inoltrarsi per questa strada, non troppo sicura all’epoca, angusta a volte in ripido pendìo, lunga fatta di sabbia e fichi d’india, la difficoltà era tanta, a tal punto che fra camperesti ci si aiutava con assi di legno sotto le ruote per arrivare ancora più vicini, li dove il caldo ci abbracciava, il colore del vento era il blu.

Circondati. Mani in alto, davanti allo splendore che si palesava nei nostri occhi.

Dopo qualche chilometro di apnea visiva, un paesaggio irreale, cromatico, un deserto lunare. Solo figli di un cielo così bello o noi viaggiatori alternativi, l’abbiamo vissuta selvaggia, quando ancora regalava la sua verginità con un quadro animato di gabbiani, acqua cristallina, sabbia bianca, dune, cicale che urlavano l’amore e la notte… la notte solo i passi delle onde, illuminati dalla via lattea o dalla luna.

Un sobbalzo, gli occhi si riempiono, il cuore inizia a battere; è Amore.

Per tutti gli anni seguenti, la fine di ogni viaggio era qui ad Elafonissos, sulla spiaggia a dare poesia al nulla.

Nel 2005 Micky e la Mary passarono in paese davanti ad un vecchio frantoio, in greco la scritta προς πώληση (vendesi), un sogno inizia a nascere…

Un vecchio frantoio al centro del caratteristico paese di pescatori, in un dedalo di viette, lì dove l’odore del mare come uno schiaffo si mescola al bianco delle strade, tra vicoli di panni stesi e odore di bucato, lì dove anziani confondono parole e sorrisi a mani che sbrigliano nodi di vecchiaia nelle reti da pesca e bambini scalzi corrono tra cancelli, muri, finestre, porte, fiori, profumi. Aria.

Micky inizia ad elaborare l’idea nella sua testa. Un ricordo si fa nitido. Lo riporta alla sua infanzia, da suo papà.

Improvvisamente bambino. La sua famiglia aveva un frantoio sotto casa e lui ne ritrova i sensi, l’odore intenso ed i rumori delle pietre che macinano.

E li dove un sogno è ancora libero, l’aria non è cenere, dove nelle strade ci si perde, decise di ricominciare una nuova vita. Inizia con la Mary e con mio fratello Manuel, la costruzione..

Il sogno sta per diventare realtà e dopo qualche anno si accingono alla realizzazione.

Quali emozioni avete provato prima di partire e di lasciare la vostra patria e successivamente quando siete arrivati in Grecia? Com’è stato trasferirsi in Grecia ed aprire un’attività in proprio ad Elafonissos?

 Non ci siamo mai staccati definitivamente dalla nostra patria, si torna sempre qualche mese d’inverno sempre immersi nella natura, ritrovando gli affetti stretti.

Quando siamo arrivati in Grecia è stato come catapultarsi in un mondo nuovo, una vita diversa, semplice, modesta. Ci si accontenta di poco, ci si conosce tutti sull’isola ci si aiuta qualora ce ne fosse bisogno. Una volta che hai il cielo blu, i prodotti della terra ed i nostri clienti che ci riempiono le giornate di storie, cosa vuoi di più? Non ci manca niente.

C’è qualcosa che vi ha spaventato o frenato nell’idea di cambiare vita e trasferirvi in un’altra nazione?

 Si certo, la paura era ospite abituale, la Mary ne viveva in sua compagnia costante, Micky invece è stato più sicuro, più coraggioso.

Provate a pensare un uomo d’affari sempre al telefono, libero solo la domenica, senza orari nè giorni liberi se non le canoniche ferie, lasciare improvvisamente giacca e cravatta, vestirsi con panama, pantaloncini e dell’appropriarsi dell’essere più che dell’avere.

E’ stato inizialmente difficile, c’era molti litigi e scontri a riguardo, lui sapeva di poterlo aprire quel cassetto. E così è stato.

Conoscevate già la lingua o l’avete imparata da zero? 

Da zero. Sembra incredibile, ma è così… Micky soprattutto, per dirigere i lavori e per aver controllo costante della situazione si è letteralmente immerso per 6/8 mesi da solo con gli isolani. Si è fatto accettare e da li ha iniziato ad appropriarsi anche della parola.

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Dopo quanto tempo siete riusciti ad abituarvi alle nuove tradizioni locali greche?

 Non ci siamo ancora abituati, lo scrivo sorridendo, qui scorre tutto lentamente, non ci si abitua immediatamente al loro stile di vita “sigà-sigà” che diventa una filosofia, un mantra ormai quotidiano e venendo dalla frenesia di grandi città ti accorgi di quanto conti poco il tempo, tanto da chiederti cosa sia, forse un mostro travestito da medico. Te ne rendi conto soprattutto quando hai bisogno di un idraulico o un elettricista, arrivano se li chiami, ma prima il bagno al mare poi il pranzo in famiglia, un caffè al bar… All’inizio non mi capacitavo, ma poi ho capito, li devi chiamare oggi per fare in modo che arrivino tra una settimana e ti vengono incontro con il sorriso che contraddistingue quasi tutti i loro visi, esclamando “una faccia una razza” e vorresti infuriarti ma no, come fai? Sono greci, sono fratelli e mi hanno insegnato a far mia questa calma.

appartamento

Perchè trasferirsi in Grecia ed aprire un’attività in proprio ad Elafonissos?

 I nostri sono studios, questo è il nome con il quale in Grecia si identificano dei monolocali.

Come ti raccontavo Elafonissos è stata una scoperta. L’isola di Elafonissos invade la mente come un sogno.

Anno 1997 ero poco più che bambina la prima volta che la vidi, la prima volta che me ne innamorai e come tutte le prime volte è stato un caos visivo, un’overdose del bello, vivo con la convinzione che ognuno di noi debba avere un luogo dove ritrovarsi. Io ho avuto la fortuna di arrivarci senza cercarlo, un dono di genitori viaggiatori camperisti che, come il più bel regalo di compleanno desiderato, mi fecero scartare dentro un vento di meltemi, trovando al suo interno un paesaggio divino fatto di sfumature di blu, così blu che facevano male agli occhi, salsedine, sabbia bianca, ginepri di mare, ovunque mi girassi ricordo lo stupore di un incontro con la decadenza delle porte delle case, con pescatori dai visi solcati dal sole, le loro mani, o le loro barche da sistemare gelosamente e poi i frutti, la terra incontaminata , animali liberi, per me un sogno.

Se si vivesse solo di inizi, penserei a quell’odore continuamente. Passano gli anni, io bambina chiudo gli occhi e li riapro donna, tutto scorre, ma la costante sempre lei, l’isola che non c’è, diventa un desiderio familiare.

Per raggiungerla devi attraversare la terra degli Dèi ed arrivare nel più profondo sud del Peloponneso, proprio lì in mezzo agli ulivi.

É senza dubbio a mio avviso, uno dei gioielli più preziosi della Grecia, da vivere in libertà, scorci di mare indimenticabile in ogni parte, qualche centinaio di abitanti che diventano alcune migliaia nel cuore dell’estate: la calamita di Elafonissos è la spiaggia di Simos, una delle più scenografiche della Grecia. Due baie di acqua turchese separate da un piccolo istmo di sabbia e dune bianche dove crescono cardi dai fiori viola e gigli d’acqua, un paesaggio impressionista.

Un’isola da intenditori che cercano la semplicità perduta del Mediterraneo: gran pesce, gran mare, taverne bianche o blu, il molo, la chiesetta, retini da pesca, barche che fan da cornice all’immenso, gabbiani che ogni mattina urlano la fame, tartarughe di mare che si concedono un banchetto mattutino, grazie agli amici pescatori ed i canti dei grilli che fanno da sottofondo alle mie giornate. La strada dell’isola regala un’antologia di cespugli mediterranei ed un panorama che prepara gli occhi al Blu che ti circonda.

Mentre Micky girava con il suo scooter improvvisamente vide un cartello su di un rudere con la scritta: “vendesi” era il frantoio dell’isola e subito con la mente viene trasportato alla sua infanzia, sua papà in un piccolo paese della Calabria aveva un frantoio.. a volte bisogna cogliere i segni della vita. Lui ha riassaporato tutto, le macine di pietra, la spremitura, il profumo.

ilvecchiofrantoio

Quanta burocrazia avete dovuto affrontare?

Tanta. Forse peggio che in Italia, non sono abbastanza organizzati, scaricano competenze da un ufficio all’altro. Nel nostro caso abbiamo avuto delle difficoltà. E poi si sa la burocrazia è burocrazia in tutto il mondo.

Ma noi veniamo da Milano, “Milàn l’è un gran Milàn” si dice, il paragone non è menzionabile. Se una cosa la risolvi in due giorni, qui ci metti minimo un mese!

Perché trasferirsi in Grecia ed aprire un’attività in proprio ad Elafonissos? E’ più facile aprire un’attività in Grecia rispetto all’Italia e qual è l’iter da seguire?

 Assolutamente non è più facile, primo per la lingua anche se noi fortunatamente abbiamo trovato nel nostro percorso Ioannis rimasto un grande amico, che ci ha aiutati con le innumerevoli traduzioni. Ha studiato molti anni in Italia ed è proprio il maestro di lingue dell’isola, ci siamo affidati completamente e non avremmo potuto raggiungere degli obiettivi senza il suo aiuto.

Sicuramente all’estero ci vuole sempre qualche appoggio locale per aprire un’attività.

Secondo non c’era e non c’è ancora un supporto elettronico o telematico, quindi si compilano carte e carte e carte e carte e carte e tempi di attesa lunghi e lunghi e lunghi. Un pò come aspettare il piccione viaggiatore con il messaggio legato alla zampa.

Avete avuto delle paure nel buttarvi in questa nuova avventura?

Tante. Paura di non farcela a finire. Paura di non essere all’altezza. Paura per la comunicazione. Paura del voler aprire un’attività in un paese straniero, per di più una piccola isola. Non è stato così semplice. Ora sono tutti gentili con noi, ma non lo sono stati all’inizio, eravamo visti come forestieri che volevano marcare un territorio, non è stato facile guadagnare la loro fiducia ed il loro sorriso ospitale che ora ci donano insieme ai loro inviti ai matrimoni, la frutta e la verdura del loro orto appoggiata sulle scale, l’olio le olive…

Quali sono i pro e i contro dell’aprire un’attività in proprio?

 I pro, a mio avviso, sono che devi rendere conto solo a te stesso quando ti alzi al mattino e quando vai a dormire la notte. Le domande e le risposte le hai solo tu dentro di te. Consapevole di essere il faro acceso del tuo successo o quello spento del tuo fallimento.

Per quanto riguarda la nostra attività è fatta di persone, di storie. Io me le porto dentro. Ogni racconto, ogni sguardo. Il vecchio frantoio però non è alla portata di tutti. Se vieni qui devi sapere che avrai il diritto di fare delle osservazioni. Non ti trovi bene? Parliamone! Perché? Qual è il problema? Risolviamolo! A Noi fa piacere stare con tutti, ma a volte ci sono clienti schivi e freddi ecco, quelli rimangono clienti. Non facciamo il grande passo verso l’umano. Se non ci danno l’opportunità di farlo, non entriamo nel loro mondo.

I contro? Non si scaricano colpe, non si dividono responsabilità e poi lavoriamo in famiglia, lo scontro è dietro ogni angolo (rido)!!!

Che sensazioni avete provato quando avete visto il vostro progetto realizzato? Psicologicamente come vi siete sentiti?

 Soddisfatti. L’emozione più grande è stata quando l’architetto commissionato per la realizzazione del progetto, dal traghetto per entrare sull’isola, sventolava i fogli con i permessi di costruzione e Micky da terra piangeva dall’emozione. Si sarebbe iniziato a costruire. Davvero. Si poteva iniziare.

Contenti che il sogno si fosse finalmente realizzato. La Mary Stava quasi per mollare, psicologicamente non è stato sempre facile per lei, anzi… La tenacia di Micky ha contribuito a realizzarci, non ha mai mollato un attimo. Nessuno credeva più nel progetto, nei suoi tempi, nella sua idea. Il Vecchio Frantoio vive grazie a lui. Una grande cosa mi ha insegnato: “Tutto è possibile, se ci credi.”

scalailvecchiofrantoio

Perchè trasferirsi in Grecia ed aprire un’attività in proprio ad Elafonissos? Quali emozioni avete provato il primo giorno di inaugurazione della vostra attività?

 Non c’è stato un vero primo giorno d’apertura, i primi studios sono stati testati da tutti i nostri amici. Mentre noi chiedevamo loro: “Come si dorme? Come si cucina? Com’è il bagno? Le piastrelle sono belle?”

L’emozione non ha mai smesso di esserci tutti i giorni.

vecchiofrantoio

Come avete scelto il nome?

 Era il frantoio dell’isola e per noi non poteva altro che chiamarsi “Il Vecchio Frantoio”, in realtà “paleo eleotrivio” in greco.

In ogni stanza lasciamo una boccetta d’olio per ricordare a chi vi soggiorna, che dormono dove un tempo si spremeva l’oro liquido.

Cosa vi piace del vostro lavoro?

 Il rapporto umano, conoscere vite ogni mattina davanti ad un buon caffè, rigorosamente italiano! Passa ogni tipo di essere umano da qui, io sono la più curiosa, mi piace scoprire chi ho davanti, chi è entrato in famiglia. Una vera famiglia può allargarsi all’intera umanità. La figura dell’estraneo mi affascina, noi lo siamo per loro e loro lo sono per noi, paradossalmente l’estraneo riesce a darti di più di un amico di vecchia data, perché il tempo è limitato, ora o mai più. Empaticamente loro si lasciano andare perché rilassati nelle loro meritate vacanze, magari le uniche di mesi di lavoro, di tensioni, di scuola, sono predisposti ad entrare in una bella connessione e noi perché c’è il ricambio, appena emergono i difetti caratteriali è tempo di partenze, quindi si riesce ad esser sempre in linea con i pregi.

Poi non possiamo piacere a tutti, ma anche noi non apprezziamo tutti. Come in una famiglia tradizionale ci capita di discutere per idee diverse, politiche, sportive, religiose, culturali ci scambiamo pareri, consigli ed opinioni al profumo di caffè.

vicoli

Che consigli vi sentite di dare a chi vuole cambiare la propria vita e passare da dipendente ad imprenditore?

 Sarà difficile, incontrerete difficoltà, qualcuno vi dirà che non potete farcela, che siete pazzi, di non lasciare il porto sicuro, ma proprio quando lascerete il porto sicuro vi renderete conto di quanto è bello il mare. Poi il mare di Ela è il più bello del mondo!

Perché trasferirsi in Grecia ed aprire un’attività in proprio ad Elafonissos? Siete contenti della scelta che avete preso, la rifareste?

Si, rifaremmo questa scelta tutti i giorni, sapendo di poter fare sempre meglio, con l’esperienza. Nessuno di noi era nato nel turismo, è stato tutto d’istinto, ci siamo buttati in un mondo nuovo, abbiamo piano piano imparato le regole greche, l’accoglienza e l’ospitalità le avevamo già. Ed alla fine abbiamo creato un luogo dove si sta in famiglia, abbiamo sdoganato la freddezza del check in/check out chiavi e via. Qui si vive come a casa, ognuno con i suoi spazi, il luogo più frequentato è il nostro terrazzo, la mattina mentre si beve il caffè e ci scambiamo chiacchiere, parliamo dell’isola, della sua storia, delle sue spiagge. Questo è il vecchio frantoio, la convivialità. Il piacere che abbiamo nel conoscere le persone che vengono a trovarci, per noi arrivano tutti da clienti, ma vanno via da amici. Come non essere contenti di questo?

Vi manca l’Italia o siete soddisfatti della vostra vita in Grecia?

L’italia è il più bel paese del mondo. Elafonissos è l’amore.

Siamo persone normali come tutti voi. Abbiamo nel cuore l’isola e ogni giorno impariamo qualcosa di nuovo, scopriamo luoghi inesplorati, raccogliamo la spazzatura, ci prendiamo cura dove possibile dell’eco sistema, siamo volontari per la protezione delle tartarughe caretta-caretta, siamo guide turistiche, facciamo caffè, puliamo, laviamo, stiriamo, ci occupiamo di qualsiasi problema dei nostri clienti amici, chiacchieriamo, rispondiamo alle mail, parliamo al telefono, la reception è il nostro terrazzo aperto a chiunque voglia scambiare due parole.

I protagonisti di questa storia sono Micky il boss, Mary la mamma, Manuel il capitano mio fratello che, nonostante non viva qui, ha lavorato alla realizzazione del sogno e si occupa del primo approccio rispondendo alle richieste via mail, Jackie il nostro piccolo Jack russel e poi io la Fra, che vengo da tutt’altro mondo (ma questo è un’altra storia) da grandi città come Milano e Londra, ma che per amor dell’isola e del mio IO sono tornata a continuare il sogno di mamma, ma più di papà.

Se volete passare una tipica vacanza greca, non esitate a prenotare le stanze al Vecchio Frantoio ad Elafonissos

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