Quando sono partita per il viaggio alla scoperta della Puglia, mi ero scritta un itinerario di massima che poi ho dovuto modificare in base ai mezzi di trasporto locali. Per questo vi avviso che, se volete viaggiare fuori stagione in Puglia, dovete andare sul sito dei bus pugliesi Cotrap o Ferrovie del Sud Est ed organizzare gli spostamenti in base agli orari di pullman e treni.
Grazie a questa variazione ho inserito quelle che secondo me sono mete assolutamente da non lasciarsi scappare, ovvero le tre perle pugliesi: Martina Franca, Monopoli e Polignano a Mare.
Premetto che tutte e tre questi incantevoli luoghi sono suddivisi tra città vecchia e quella nuova. Nella parte moderna vivono la maggior parte dei pugliesi in quanto si sono sviluppati i servizi più utilizzati, invece la parte vecchia è occupata da molti bed and breakfast ed alloggi che potete trovare e prenotare su Booking, Airbnb o Bed and Breakfast.
Tra le tre perle pugliesi troviamo Martina Franca.
La parte vecchia della città è costituita da un piccolo borgo dal quale rimarrete affascinati per il bianco delle sue mure e delle sue case.

Io, perdendomi tra le sue stradine, sono arrivata nella piazza principale Santa Maria Immacolata caratterizzata da una forma semi-ellittica e realizzata da Davide Conversano nel 1854 per volere di Giacomo Fedele, sacerdote che volle far costruire un luogo destinato al mercato e al commercio.

Come prolungamento troviamo piazza Plebiscito un cui troviamo la Basilica di San Martino importante perchè dal 2002 è stata dichiarata Patrimonio Unesco come monumento messaggero di cultura e pace, la torre civica dell’Orologio e la confraternita, sala magnificamente affrescata.
La seconda piazza più famosa è piazza Roma in cui si possono ammirare Palazzo Martucci e Palazzo Ducale esempi di stile barocco, presente in tutta la città.

Un consiglio culinario è quello di assaggiare il capocollo di Martina Franca e le gustose bombette involtini di carne di maiale, arrotolati e ripieni di formaggio, una vera delizia.

Tra le tre perle pugliesi troviamo anche Monopoli.
Quando sono arrivata a Monopoli sono rimasta a bocca aperta per la sua bellezza. Stupenda città in provincia di Bari si affaccia sul mar Adriatico ed ha veramente tanto da offrire.
Per iniziare il giro della città sono partita da Piazza Vittorio Emanuele che è una delle piazze più grandi della Puglia ed è denominata “il borgo”, perchè qui si incontrano gli abitanti della città per far giocare i bambini o anche solo per fare una chiacchierata.
Uno dei primi monumenti da vedere è il castello di Carlo V che è situato su Punta Penna ed è stato costruito all’epoca della dominazione spagnola. Fu utilizzato come carcere e poi nel tempo, fu trasformato prima in sala congressi e poi in Museo Archeologico Comunale dove si possono ammirare preziosi reperti che vanno dall’età del bronzo fino ai primi dell’ottocento.
Giunta vicino al mare, ho subito adocchiato un assembramento di gente e mi sono chiesta perchè fossero tutti così agitati. Poi mi sono avvicinata ed ho visto un peschereccio che vendeva il pesce appena pescato ed ho immediatamente deciso che la sera avrei mangiato del buon pesce fresco.

Poi continuando il mio giro mi sono ritrovata davanti al luogo che tante volte avevo visto in foto, ma che ho trovato ancora più bello che in fotografia: il Porto Vecchio che per tanti anni anni è stato il fulcro degli scambi commerciali della città.
Quello che impressiona oltre ai gozzi ovvero le tipiche imbarcazioni celesti e rosse ormeggiate, è Palazzo Martinelli che si affaccia sul mare ed è caratterizzato da un loggiato in stile veneziano, questo perchè la città sul finire del ’400 è stata invasa e poi conquistata proprio dai veneziani.

Continuando nella passeggiata, ci si imbatte nelle mura di cinta che culminano nel cosiddetto “cannone” ovvero un torrione che è stato utilizzato nel passato come postazione per difendersi dagli assalti via mare.

Vi consiglio di andarci al tramonto, perchè si respira un’atmosfera magica.
Proseguendo nella visita camminate per la città vecchia e potrete ammirare la stupenda Cattedrale dedicata alla Madonna della Madia.

Vi consiglio di entrare dentro ed osservare con cura i dipinti che ritraggono il miracolo secondo il quale la statua della Madonna arrivò in città via mare su una zattera, composta da 31 assi di legno, che servirono per costruire il tetto della Cattedrale. E’ conservato proprio una dei pezzi originari della zattera che trasportò la statua. In fondo a sinistra salite le scale che vi condurranno alla Cappella dove si trova la raffigurazione della Madonna che è diventata patrona di Monopoli.
Il 14 agosto la Madonna è oggetto di una processione che la vede prima accompagnata al porto, imbarcata verso il mare, e poi portata nuovamente in Cattedrale.
Percorrendo tutta la cinta muraria, si giunge a Cala Vecchia che affaccia sul mare ed è costituita da rocce che vengono utilizzate dagli abitanti, per trovare refrigerio e buttarsi in mare durante l’estate.

Di qui si gode una stupenda vista sulla cinta muraria ed inoltre da qui potrete perlustrare la città vecchia camminando tra le strette viuzze su cui si affacciano tantissime case bianche, moltissime chiesette anche rupestri e piazzette caratteristiche.
Se avete a disposizione due giorni per la visita della città, vi consiglio di camminare a piedi attraverso le varie calette rocciose, all’interno della quali potrete accedere alle innumerevoli spiagge caratterizzate dal magnifico mare pulito trasparente, frequentate soprattutto dagli abitanti della città.

Vi consiglio di assaggiare le buonissime focacce che sono presenti nelle tante panetterie ed inoltre la tipica bombetta che potette degustare alla macelleria Perricci che si trova in Piazza XX Settembre 18/19.
Qui fanno panini con carne cotta alla brace sul momento e vi assicuro che ho mangiato le migliori bombette di tutta la Puglia.

Tra le tre perle pugliesi troviamo infine Polignano a Mare.
Polignano a Mare per me è stata una vera rivelazione. Quando mi sono affacciata dal ponte principale per ammirare il panorama sulla Lama Monachile, sono rimasta sbalordita.

Forse mai un luogo mi aveva colpita tanto per la straordinaria bellezza delle case costruite a ridosso di scogli che affacciano direttamente sul mare e la spiaggetta che sembra quasi uno scrigno incorniciata da gigantesche pareti di roccia che esaltano ancora di più l’azzurro e il verde del suo mare.
Sono scesa sulla spiaggia, poi mi sono seduta sugli scogli per godere della limpidezza delle acque, della vertigine delle rocce a picco sul mare e del rumore delle onde che si infrangono sulla battigia.
Risalita sul ponte, ho attraversato l’Arco Marchesale ovvero la porta che conduce nella parte vecchia della città che mi ha immediatamente svelato piazza Vittorio Emanuele II centro nevralgico della città vecchia con i suoi innumerevoli bar e ristorantini dove concedersi un momento di relax, ammirando Palazzo dell’Orologio che un tempo era dotato di un orologio solare funzionante per mezzo di funi e che ancora oggi viene caricato manualemnte dalla proprietaria dell’edificio. Sempre nella piazza troviamo la chiesa di santa Maria Assunta nella quale vengono custoditi un polittico che raffigura la Madonna con il bambino, una piramide in marmo policromo, un pulpito ligneo del XVI secolo e le spoglie del patrono della città San Vito.

Continuando a camminare per le strette viuzze troviamo la ringhiera che si affaccia sulla Lama Monachile, dalla quale si può immortalare il magnifico panorama che si staglia sul mare.

Credo si inutile stilare un itnerario, perchè la città vecchia è piccola e la vista deve essere usata per fotografare con la mente i vari angoli tipici in cui troviamo ovunque la presenza di un grande cantante a cui Polignano a Mare ha dato i natali ovvero Domenico Modugno. Esistono scale dipinte con pezzi di sue canzoni, una strada (via Roma) dove sono state installate delle luminarie con le parole dell’iconica canzone “Nel blu dipinto di blu” ed infine una statua commemorativa sul lungomare a lui dedicato che è un grande abbraccio di Mimmo al suo paese d’origine perchè viene ritratto con le braccia aperte davanti al mare, intento a cantare la sua canzone più famosa dedicata a tutti gli abitanti della città e ai numerosi turisti che ogni hanno affollano Polignano.

Da visitare anche la piazza centrale ovvero piazza Aldo Moro che è il punto nevralgico della città dove si svolgono vari eventi e mercatini di prodotti tipici.
Se volete fare un’ottima colazione degustando i famosi pasticciotti, andate al Gran Caffè Comes in piazza Aldo Moro.
Se volete mangiare un’ottima pizza o dei piatti di pesce vi consiglio il ristorante “La Terrazza” dalla cui veranda si può ammirare la Lama Monachile.
Io ho soggiornato presso il Bed and Breakfast “AnSe 2.0” che consiglio per la pulizia, per la grandezza e l’arredamento della camera, per la vicinanza al centro della città e per la gentilezza della proprietaria
Se volete visitare un luogo incantevole vicino a Polignano vi suggerisco San Vito dove potrete ammirare la bellissima Abbazia che affaccia su un caratteristico porticciolo.

La costruzione del luogo sacro è legato ad una leggenda che narra di di come una nobildonna salernitana fu miracolosamente salvata da un annegamento in mare da San Vito. Per commemorare l’evento, fu costruita l’Abbazia che è stata in primis gestita da monaci brasiliani, ai quali si sono succeduti quelli benedettini.

Lo Stato nel 1866 l’ha venduta ai marchesi La Greca che rimangono gli attuali proprietari. Purtroppo ad oggi l’interno non è più visitabile, ma si può seguire ogni domenica la Messa effettuata nella Chiesa Matrice di Santa Maria Assunta.
Se volete assaggiare uno dei piatti tipici pugliesi ovvero pasta, patate e cozze vi consiglio di degustarlo al bar ristorante “La veranda di Giselda”, che ha un ottimo rapporto qualità/prezzo e si affaccia sul bellissimo porticciolo.
Il centro di Firenze non è molto grande ma è denso di monumenti da ammirare, quindi vi consiglio di girarlo interamente a piedi.
Ma che cosa vedere a Firenze in due giorni?
Io sono arrivata di sera al tramonto e mi sono subito recata a vedere il Duomo. Quando sono giunta nella pizza sono stata presa da una forte emozione, perché credo di aver visto poche volte in vita mia qualcosa di così bello, imponente e curato nei minimi dettagli, da togliere il fiato. Continuavo a guardare quei colori fatti risaltare dalla fioca luce calda del sole al crepuscolo e le statue che adornavano la facciata scolpite dando risalto a minimi particolari, i mosaici dai vividi colori e il campanile che svetta quasi fino a toccare il cielo. E poi la cupola simbolo della città, perché è possibile vederla quasi da ogni via del centro, generando una sensazione di fiducia nel turista che pensa: “Non posso perdermi in questa città perché da ogni stradina, mi giro, vedo la cupola e trovo la “via di casa”. Quasi tutti coloro che visitano Firenze, conoscono questo edificio come il Duomo, ma in realtà il vero nome è: Santa Maria del Fiore. Forse tutti lo chiamano così, perché la sua ubicazione è in Piazza del Duomo.

Questo grande complesso monumentale è composto dalla Cattedrale di Santa Maria del Fiore, la Cupola di Brunelleschi, il Campanile di Giotto, il Battistero di San Giovanni, Santa Reparata e il Museo dell’Opera del Duomo. Per vedere tutto, potete fare i biglietti direttamente on-line sul sito ufficiale: https://duomo.firenze.it/it/home.
La cattedrale fu progettata da Arnolfo di Cambio e nell’anno del suo completamento ovvero il ’400 era considerata la chiesa più grande d’Europa, oggi invece è terza nel mondo dopo San Pietro a Roma e San Paolo a Londra. Fu realizzata sopra la cattedrale di Santa Reparata, di cui ora si possono ancora ammirare i resti. La costruzione del Duomo ebbe inizio nel 1296 e terminò solo nel 1436, perché i lavori furono interrotti e ripresi varie volte nel corso dei decenni da Giotto, da Francesco Talenti ed infine da Giovanni di Lapo Ghini. Fu consacrata da Papa Eugenio IV nel 1436, anno in cui Brunelleschi completò a cupola.
Quello che tutti chiamano il campanile di Giotto in realtà non fu terminato completamente dal maestro, perché morì tre anni dopo l’inizio dei lavori e riuscì a realizzare solo la prima parte. Fu poi affidato ad Andrea Pisano che morì anche lui dopo pochi anni con l’arrivo della peste e così i lavori furono poi completati da Francesco Talenti.

L’entrata alla cattedrale è gratuita, previa registrazione sul sito ufficiale e al suo interno è visibile la più vasta superficie dipinta ad affresco rappresentata dalla cupola: 3600 m², eseguiti tra il 1572-1579 da Giorgio Vasari e Federico Zuccari. Se desiderate, potete salire ed ammirare questa meraviglia da vicino.
Proseguendo per via dei Calzaiuoli e andando sempre dritto, vi ritroverete in Piazza della Signoria dove sono veramente tanti i monumenti da ammirare.

Per primo Palazzo Vecchio edificio costruito tra il 1299 e il 1314 sede dei funzionari della Repubblica, i cui biglietti potete comprarli sul sito ufficiale: https://museicivicifiorentini.comune.fi.it/en/palazzovecchio/. E’ famoso per la sua torre alta ben 94 metri e per le sculture che ne incorniciano l’entrata: Ercole e Caco di Baccio Bandinelli e il famosissimo David di Michelangelo.
Pensate che la storia del David ebbe inizio con un blocco di marmo proveniente da Carrara, ribattezzato “il gigante” per la sua grandezza. Nel 1460 Agostino di Duccio e Antonio Rossellino provarono a scolpirlo, ma non ci riuscirono. Così all’inizio del ’500 venne affidato a Michelangelo che lo lavorò per ben tre anni in segreto, tanta era la curiosità per la riuscita dell’opera ed infine nacque il suo più grande capolavoro il David, opera alta 5 metri e pesante 5 tonnellate.

Ispirato alla leggenda di Davide e Golia e Michelangelo lo rappresenta come un giovane davanti al suo nemico, pronto a colpire il gigante con una pietra nella mano destra ed una fionda appoggiata alla spalla sinistra. Si vede tutta la concentrazione rappresentata dall’espressione intensa dei suoi occhi, accompagnata dai muscoli del corpo tesi e nervosi e le vene in rilievo quasi a farci percepire lo scorrere del sangue. La statua che vediamo nella piazza è una copia, perché l’originale si trova nella Galleria dell’Accademia di Firenze che vi consiglio di vistare, perché sono contenute altre bellissime opere. Continuando ad ammirare la piazza troviamo La Loggia, dove sono esposte altre magnifiche opere scultoree da non lasciarsi scappare.
A me personalmente è piaciuta moltissimo la Fontana del Nettuno realizzata da un gruppo di scultori in cui spicca la statua centrale di Bartolomeo Ammannati in marmo bianco di Carrara che rappresenta una celebrazione del potere di Cosimo I De’ Medici. La figura centrale rappresenta il Dio del mare posto su un carro trainato da quattro cavalli ed è contornata da tre giovani tritoni e da divinità marine quali ninfe, fauni e satiri. Il volto del dio assomiglia proprio a quello di Cosimo I De’ Medici.

In realtà la scultura non fu molto apprezzata dai fiorentini che ironicamente diedero al Nettuno il soprannome di “Biancone” e derisero l’artista con una battuta poi diventata celebre: “Ammannato, Ammannato, che bel marmo t’hai sprecato”.
Una curiosità: davanti alla vasca è apposta un’ epigrafe di bronzo con inciso il luogo in cui nel 1498 fu impiccato e bruciato Girolamo Savonarola. Pensate che ogni anno il 23 maggio viene celebrata la Fiorita, ovvero vengono disposti dei fiori sulla piazza con l’accompagnamento di musica e l’esibizione degli sbandieratori.
Ovviamente non si può andare a Firenze e non visitare la Galleria degli Uffizi, ma essendo questo un tour di soli due giorni per ammirare i monumenti e le chiese, in così poco tempo non si riesce a visitarla con tranquillità, quindi vi consiglio di prendervi almeno un giorno in più.
Cosa vedere a Firenze in due giorni, ancora? Alla fine della lunga strada che affianca gli Uffizi, si sbuca sul fiume Arno e vi assicuro che questo punto vi sembrerà un luogo magico, perché se guarderete a sinistra godrete di una vista magnifica sulla collina, sulla destra invece potrete ammirare e poi passeggiare per Ponte Vecchio. Fu il primo e il più antico ponte di Firenze che attraversa il fiume Arno nel suo punto più stretto e che quindi univa le due parti della città.
Danneggiato più volte da incendi e alluvioni, fu ricostruito nel 1345 da Taddeo Gaddi discepolo di Giotto e nel 1966 riuscì miracolosamente a non essere distrutto dalla forte piena che danneggiò molti monumenti e palazzi fiorentini. Inoltre nella Seconda Guerra Mondiale fu l’unico ponte a non essere bombardato dalle truppe tedesche.

All’inizio il ponte era sede delle botteghe dei macellai e dei verdurai per preservare il centro cittadino dagli odori che gli scarti della carne producevano, ma dal 1593 tutti queste attività commerciali furono spostate, a favore delle più rinomate botteghe orafe che ancora oggi attraggono turisti da ogni parte del mondo. Nel centro del ponte potrete ammirare un un busto di Benvenuto Cellini il più grande orafo fiorentino, che fu inaugurato nel 1901 in occasione del quarto centenario della sua nascita.
Vi consiglio di recarvi a fare una passeggiata anche al tramonto e di sera quando le botteghe sono chiuse, perché l’atmosfera è veramente romantica.
Un’altra Chiesa da visitare è la Basilica di Santa Croce non solo perché si trova in una magnifica piazza, ma perché davanti ad essa si trova la statua di Dante Alighieri. Fu scolpita da Enrico Pazzi nel 1865 in occasione delle celebrazioni per il seicentenario dantesco e fu inaugurata alla presenza del re Vittorio Emanuele II il 14 maggio 1865 in occasione del sesto centenario della nascita del poeta, che coincise con il primo anno di Firenze Capitale.

La scultura, in marmo bianco di Carrara raffigura Dante Alighieri in piedi con la corona d’alloro, ornamento conferito ai poeti dagli antichi. Nella mano destra tiene la sua Commedia, definita “Divina” da Boccaccio, mentre vicino a lui si trova un’aquila con le ali semichiuse simbolo della Giustizia. Vi devo confessare che l’ho guardata molto intensamente ed ho notato che ha uno sguardo quasi sprezzante, come se guardasse i turisti a dire: “Qui il padrone sono io, voi siete solo ospiti di passaggio, mentre io con le mie opere rimarrò immortale!!”.

La Basilica voluta dai francescani, fu progettata da Arnolfo di Cambio e costruita sopra una piccola chiesa precedente, risalente al 1252. L’edificio fu consacrato nel 1443 alla presenza di papa Eugenio IV ed è uno dei migliori esempi di gotico in Italia. Il grande poeta neoclassico Ugo Foscolo nella sua opera ”I sepolcri”, la definì “Tempio delle itale glorie”, perché nella chiesa trovano posto le tombe di personaggi storici celebri come Ugo Foscolo, Michelangelo, Galileo, Gioacchino Rossini, Leon Battista Alberti, Vittorio Alfieri, Leonardo Bruni e Giulia e Carlotta Bonaparte. All’interno dietro all’altare principale, si trova un ciclo di affreschi dedicato alla Leggenda della Vera Croce opera di Agnolo Gaddi, ispirata alla saga contenuta nel libro della Leggenda d’Oro, che descrive come un legno contenuto nel giardino dell’Eden divenne poi la croce sulla quale fu crocefisso Gesù.
Inoltre è d’obbligo ammirare il Crocifisso di Donatello, comunemente denominato “l’agricoltore”, perché Cristo ha l’aspetto di un rude contadino.
Assolutamente da visitare è la cappella di Giovanni Niccolini, uomo di potere nella Firenze del granduca Francesco I, che affidò la costruzione della sua cappella privata all’architetto Giovan Antonio Dosio. Il fascino è tale che nei secoli ha richiamato molti illustri viaggiatori e pensate che è proprio qui che Stendhal, ammirandola, provò un turbamento così intenso che divenne celebre come “Sindrome di Stendhal” ovvero un disturbo psico-somatico che si manifesta davanti ad opere d’arte o architettoniche di rara bellezza con una sensazione di malessere diffuso.
Infine vi consiglio di visitare il museo in cui trova posto una magnifica collezione di opere d’arte tra le quali le ceramiche dei Della Robbia, gli affreschi di Jacopo Ligozzi, Andrea Orcagna e opere di Donatello.
Tornando verso piazza del Duomo ho scoperto un’altra piccola chiesa che secondo me vale la pena di visitare: la Badia Fiorentina. Pensate che Badia è una contrazione popolare proprio della parola abbazia, infatti il nome vero della chiesa è Abbazia di Santa Maria Assunta.

La storia ci racconta che fu la marchesa Willa di Toscana a volerne l’edificazione nel 987 e a trasformarla in un grande centro ecclesiale con generose donazioni di beni terrieri. Quando morì fu il figlio Ugo, generosissimo “gran barone” ad proseguire le offerte materne. Fu ristrutturata una prima volta nel 1284 da Arnolfo di Cambio e poi nel ’600 ci fu un rifacimento ad opera di Marco Segaloni.
Il suo campanile a base esagonale alto circa 70 metri, è uno dei simboli più riconoscibili della città e alla fine del XIV secolo le campane davano l’allarme quando scoppiava un incendio in questa zona, particolarmente soggetta per la presenza di botteghe di lanaioli.
L’interno è magnifico non solo per le opere presenti di grandi artisti, ma anche per il senso di pace e serenità che irradia questo luogo. Vi consiglio di visitare anche il Chiostro degli Aranci, decorato da 13 lunette affrescate con le Storie di San Benedetto.
Nell’itinerario su cosa vedere a Firenze in due giorni, non può mancare la visita a San Lorenzo che si trova vicino al mercato cittadino che si svolge in due aree: all’aperto in cui potrete trovare tanti oggetti in pelle e souvenirs e al coperto con la classica vendita di frutta, verdura e carne.

La chiesa situata nell’omonima piazza, è dedicata al martire Lorenzo. La facciata non è finita, perché avrebbe essere dovuta essere rivestita di marmo da Michelangelo, ma il progetto non venne mai completato.
E’ la basilica più antica di Firenze e fu la parrocchia della famiglia Dè Medici, infatti qui sono stati celebrati battesimi, matrimoni, funerali, cerimonie di stato e sono stati seppelliti tutti i morti della famiglia.
Andate assolutamente a visitare l’interno che è stato realizzato da Brunelleschi, perchè contiene delle opere magnifiche di Rosso Fiorentino, Donatello, Michelangelo e tanti altri.
Il biglietto di entrata per visitare la Basilica e le Cappelle Medicee ha un costo di 7 euro. Andate a controllare le aperture sul sito ufficiale: https://www.operamedicealaurenziana.org/orari-e-biglietti/.
L’ultima chiesa che vi consiglio di visitare in questo itinerario su cosa vedere a Firenze in due giorni, è quella di Santa Maria Novella, che solitamente non è compresa negli itinerari turistici. Io invece l’ho molto apprezzata, perché è una delle chiese più importanti dello stile Gotico in Toscana ed opera di Fra Jacopo Talenti nella parte inferiore della facciata e di Leon Battista Alberti nella parte superiore.

L’interno racchiude capolavori straordinari, tra cui la Trinità di Masaccio nella quale la Vergine Maria non è dipinta come una giovane donna, ma come una madre anziana, gli affreschi del Ghirlandaio nella Cappella Tornabuoni e il Crocifisso di Giotto.
CONSIGLIO: Io ho soggiornato in un’affittacamere molto vicino al centro che vi consiglio, perché le stanze erano molto pulite e silenziose, con un buon rapporto qualità/prezzo: “Soggiorno Venere”. Vi lascio di seguito il link: Soggiorno Venere.
Sicuramente Firenze merita almeno cinque giorni per essere girata in tranquillità, ma spero che tramite questo itinerario riusciate a farvi un’idea di come sia bella la città, così da tornare con calma e visitarla successivamente con più di tempo a disposizione.
Quello che hai appena letto è l’itinerario che ti consiglio per visitare Firenze, ma se non hai voglia di vederla in autonomia su Civitatis potrai trovare vari tour che ti aiuteranno a girare la città al meglio.
Un free tour di Firenze Centro in cui pagherai la guida per quello che ritieni sia il giusto per il tour:
https://www.civitatis.com/it/firenze/free-tour-firenze/
Un free tour del quartiere Oltrarno, una delle zone più popolari di Firenze:
https://www.civitatis.com/it/firenze/visita-guidata-oltrarno/
Un tour dei misteri e leggende di Firenze:
https://www.civitatis.com/it/firenze/tour-misteri-leggende-firenze/
Un tour dei Medici a Firenze per mettersi sulle tracce della famiglia più influente del Rinascimento, scoprendone la storia:
In questo articolo voglio parlarvi di cosa vedere a Bologna in due giorni a piedi, tra i suoi fantastici monumenti e gli itinerari da percorrere rigorosamente camminando.

Bologna capoluogo dell’Emilia Romagna definita come “la dotta, la rossa e la grassa”, è stata una delle città italiane che più mi è rimasta nel cuore perché, nonostante sia abbastanza grande, è costruita a misura d’uomo, è vivace, piena di ragazzi di tutte le età ed etnie che, passeggiando gioiosi per le vecchie stradine, si recano presso l’Alma Studiorum considerata la più antica Università ancora attiva e che contiene ben 32 dipartimenti tra medicina, chimica, fisica, ingegneria, matematica, lingue, psicologia, economia, lettere e il famoso Dams che aiuta in giovani a formarsi in discipline artistiche e dei media. Ecco perché la definizione di “dotta”.
Inoltre mi hanno molto colpita i suoi portici, che hanno una lunghezza totale di 6 km. Di giorno sono molto caratteristici e pieni di negozi e di sera sono poco illuminati e creano un ambiente un po’ cupo, dark che ben si addice all’atmosfera generale.

Ma perché Bologna viene definita “la rossa?”. Molti potrebbero pensare all’egemonia sulla città di una certa fazione politica ed invece la spiegazione è di tipo urbanistico. Infatti passeggiando per la città si può notare come molti tetti siano dipinti di rosso, in modo da evocare il tipico colore delle città medioevali.
Inoltre vi consiglio di perdervi tra le sue strade ed ammirare i numerosi canali che in tutto misurano addirittura 80 km.
Passeggiando lungo la via principale si arriva al monumento simbolo di Bologna la Torre degli Asinelli che svetta sulla città. Da lontano sembra che la piazza che la contiene sia immensa, ma mano mano che ci si avvicina la prospettiva si restringe sempre di più e si arriva in una piazza piccolina che circonda la torre e sembra quasi abbracciarla per proteggerla.

Venne costruita tra il 1109 e il 1119 dalla famiglia degli Asinelli che la utilizzò principalmente a scopo di avvistamenti militari. 498 sono gli scalini per arrivare in cima, ma dai suoi 97 metri si può godere un panorama che in giorni tersi può arrivare fino al mare e alle Prealpi venete, quindi anche se il percorso è un po’ faticoso, vi consiglio di salire perché ne vale veramente la pena.
Di fianco si trova la Torre Garisenda che si differenzia da quella degli Asinelli per essere più bassa di soli 47 metri. È famosa per la sua forte pendenza, dovuta al cedimento del terreno e fu abbassata per la paura di un futuro crollo.
Essendo un’estimatrice di Lucio Dalla, ho ascoltato molte volte una delle sue canzoni che mi piacciono di più: “Piazza Grande”. Proposta a Sanremo nel 1972, si classificò al quarto posto, ma diventò una delle più famose ed omaggiate da molti altri cantanti. Sembra di passeggiare insieme a Lucio mentre identificandosi con un clochard girovago bisognoso d’amore, ci descrive la sua vita a metà tra sogno e realtà, inneggiando alla libertà, all’autonomia, alla difesa delle decisioni prese in autonomia ed alla scelta di essere diversi. Perché vi ho parlato di questa canzone? Perché molti pensano che la piazza di cui Lucio parla sia proprio Piazza Maggiore a Bologna, anche se Dalla non ha mai confermato questa notizia.
Piazza Maggiore o Piazza Grande come la chiamano tutti i bolognesi, è il cuore pulsante della città, perché si affacciano i palazzi e le chiese più importanti. Troviamo quattro edifici principali: palazzo Comunale, palazzo dei Banchi, palazzo del Podestà e palazzo di re Enzo. Inoltre possiamo ammirare la Basilica di San Petronio e la celebre fontana del Nettuno.
Una curiosità: si narra che questa piazza porti sfortuna agli studenti universitari, che devono ricordarsi di non attraversarla mai in centro perché, se succedesse, potrebbero non laurearsi più!!!
Passeggiando per piazza Maggiore non si può evitare di notare l’imponente Basilica di San Petronio che è la chiesa più grande di Bologna e la quarta più grossa d’Italia. Opera incompiuta e dedicata a San Petronio il santo protettore della città, è l’ultima opera tardo gotica d’Italia.

L’interno è diviso in tre navate su cui si affacciano 22 cappelle decorate da celebri artisti. La più famosa è quella di San Petronio che contiene un prestigioso organo che è il più vecchio al mondo ancora in uso. La seconda cappella più visitata è quella dei “re magi” che contiene un ciclo di affreschi che raccontano il tragitto percorso proprio dai re magi nel loro viaggio. Nella parete di sinistra invece troviamo degli dipinti che raffigurano inferno e paradiso con scene molto vivide, che rappresentano i dannati inghiottiti da Lucifero.
Molto nota è anche la meridiana Cassini che con i suoi 67,27 metri è la più lunga al mondo.
Passeggiando per Piazza Grande davanti al palazzo di re Enzo, possiamo ammirare la fontana in bronzo di Nettuno, il dio marino, nota anche come il Gigante per le sue enormi proporzioni: 3,40 metri d’altezza e 22 quintali di peso, prodotta dallo scultore fiammingo Giambologna che si trovava a Firenze alla corte dei Medici. Ai piedi di Nettuno, raffigurati attraverso dei putti, sono rappresentati quattro fiumi: il Nilo, il Gange, il Danubio e il Rio delle Amazzoni.

Ma da chi fu voluta questa statua? La fece costruire Papa Pio IV come simbolo del potere pontificio per affermare l’assunto che come Nettuno riesce a dominare le acque, così il papa può governare il mondo. Nel tempo fu utilizzata per scopi meno elevati: dai venditori di frutta e verdura per pulire i propri prodotti, alle lavandaie per fare il bucato.
Una curiosità: è usanza bolognese che gli studenti prima di recarsi ad un esame, per avere fortuna debbano girare intorno alla fontana due volte in senso antiorario, proprio come fece il Giambologna attorno al piedistallo pensando a come realizzare la sua opera, dando seguito alla sua fortunata carriera.
Seconda curiosità: Giosuè Carducci ne fu talmente affascinato che gli dedicò la poesia: “Nella Piazza di San Petronio”.
La realizzazione dell’Archiginnasio fu commissionata da Papa Pio IV e progettata da Antonio Morandi per riunificare le varie discipline universitarie che erano sparse fra i diversi palazzi della città. Quindi per anni l’edificio ebbe funzione di sede universitaria, poi divenne scuola elementare ed infine Biblioteca Comunale.

Devo confessarvi che quando sono entrata nell’Archiginnasio sono rimasta a bocca aperta dalla meraviglia che mi presentava di fronte. Un lungo portico costituito da 30 arcate che si sviluppa su due piani, affacciati su un cortile centrale.
Salita al primo piano non vi nascondo la sorpresa nel godere visivamente dei numerosi affreschi, iscrizioni, stemmi e monumenti celebrativi che compongono le volte degli scaloni e i lunghi corridoi. Inoltre contiene il più vasto complesso araldico murale al mondo costituito da circa 6000 stemmi. Poiché ad oggi è la più grande biblioteca dell’Emilia Romagna, conserva importanti testi dedicati alla cultura bolognese. Veramente da non perdere!!
Passeggiando tra i vicoli di Bologna si arriva in Corte Isolani una splendida galleria che collega Strada Maggiore e via Santo Stefano. Seduti ad un tavolino di qualche locale si può pasteggiare, assaporando le specialità tipiche del luogo. Da qui sia arriva direttamente in piazza dove è situata l’Abbazia di Santo Stefano.

Voluta da San Petronio, la planimetria è ispirata al Santo Sepolcro di Gerusalemme ed è edificata sopra un tempio precedente dedicato a Iside. È molto caratteristica, perché si tratta di un monastero racchiuso nel centro della città ed amministrato da una confraternita di monaci benedettini brasiliani.

Dalla piazza possiamo ammirare la sua composizione che comprende le facciate di tre Chiese: quella del Crocifisso, quella del Sepolcro e quella dei Santi Vitale ed agricola. Nonostante i vari rifacimenti e restauri il complesso rimane il monumento più interessante da visitare a Bologna. Entrando, si respira una specie di atmosfera magica e l’illuminazione esalta questa sensazione di incanto e vi consiglio di visitare la cripta sottostante nella Chiesa del Crocifisso, vi lascerà a bocca aperta per la struttura che emana serenità e raccoglimento.
Merita una visita la piccola chiesa di Santa Maria della Vita esempio di barocco bolognese a cui sia accede da una stradina laterale di Piazza Maggiore, perché contiene un’opera veramente spettacolare che è il “Compianto del Cristo Morto”, realizzato da Niccolò dell’Arca nella seconda metà del ‘400.

Composto da sette figure a grandezza naturale in terracotta con al centro il Cristo circondato da due Marie che straziate dal dolore sembrano emettere un grido di sofferenza. La drammaticità di queste statue non ha pari in altre opere dell’epoca 3 se ne rimane affascianti e turbati al tempo stesso. Vi consiglio assolutamente di andare a vederlo.
Un altro luogo meraviglioso che dovete assolutamente visitare è la Chiesa di San Luca sita nel Colle della Guardia. Per arrivarci è quasi d’obbligo partire dal centro di Bologna e camminare per 4 chilometri, affrontando i sali-scendi tra curve e scalini protetti dal portico coperto costituito da 666 arcate.

Arrivati in cima senza fiato, se non si è allenati, si può ammirare la stupenda chiesa a croce greca arricchita all’interno da opere di Guido Reni e Guercino. Da guardare con attenzione è anche la cupola affrescata da Giuseppe Cassioli, sulla quale viene rappresentato Pappa Benedetto XIV accerchiato da numerosi prelati, che invoca la Madonna. Viene anche raffigurato l’evangelista Luca vestito con abiti orientali e la sua tipica icona leggendaria.

Ma l’opera più importante oggetto di venerazione da parte dei bolognesi è la Vergine col bambino detta di San Luca. La leggenda sul come la statua sia arrivata a Bologna, narra che un viandante greco mentre si trovava in pellegrinaggio a Costantinopoli, ricevette come dono dai sacerdoti della basilica di Santa Sofia il dipinto di Luca Evangelista affinché lo portasse proprio sul monte della Guardia, così come indicato sul dipinto stesso. Il pellegrino riuscì ad arrivare a Bologna, fu accolto dalle autorità bolognesi e l’icona della Madonna fu portata in processione fino al monte.

Una curiosità. Perché si deve affrontare la salita a pedi? È credenza che i portici abbiano la forma di un serpente che raffigura il diavolo, schiacciato dal piede della Madonna rappresentata proprio dalla Chiesa. Quindi affrontare la salita a piedi simboleggia un cammino di purificazione e liberazione dal peccato.
La mia esperienza è stata magnifica, come un vero e proprio cammino di liberazione da tutti i pensieri negativi attraverso la fatica di arrivare fino in cima, ma anche la gioia nel vedere la meta tanto agognata e nel conoscere persone che stavano affrontando lo stesso tragitto. Quindi vi consiglio, anche se il percorso è faticoso, di andare a piedi.
In un articolo su Bologna ovviamente non posso non parlare di cibo. Nella patria dei taglieri, della piadina e del lambrusco, ho tanti posti meravigliosi da consigliarvi.

https://www.bolognawelcome.com/it/locali/self-service/bassotto
https://www.capellettilocandadiromagna.it/

Quello che hai appena letto è l’itinerario che ti consiglio per visitare Bologna, ma se non hai voglia di vederla in autonomia su Civitatis potrai trovare vari tour che ti aiuteranno a girare la città al meglio.
Molto cantanti sono nati in Emilia Romagna e quindi vi voglio lasciare una playlist contenente i brani più famosi, cosicché vi facciano compagnia in questa visita di Bologna:
Uno degli luoghi meravigliosi che vi consiglio di visitare in Italia è Ravenna ed è possibile girarla tranquillamente a piedi. Quando sono andata mi sono letteralmente innamorata di questa città, perdendomi tra le viette in pietra e sono rimasta affascinata dalla stupenda Piazza del Popolo e dal Mausoleo di Galla Placidia. Per questo vi indico cosa vedere a Ravenna in 2 giorni, un weekend tra i mosaici.
E’ possibile visitare Ravenna in 2 giorni perché non è una città molto grande, ma forse non tutti sanno che possiede 8 monumenti diventati Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, inoltre è diventata capitale di tre imperi: dell’impero romano d’occidente, di Bisanzio e di Teodorico, per questo ha un ricco patrimonio culturale rappresentato soprattutto da mosaici risalenti a V e VI secolo.
Prima di arrivare a Ravenna vi consiglio di fermarvi a visitare l’Abbazia di Pomposa che si trova a pochi km da Codigoro nel territorio ferrarese.
La storia dell’abbazia parte da quando l’isola Pomposiana era circondata dalle acque ed ospitò un insediamento benedettino. Poi dopo l’anno mille si convertì in centro monastico in cui la regola era preghiera e lavoro. Accolse illustri personalità dell’epoca tra i quali Guido D’Arezzo che il fu il monaco inventore della scrittura musicale costruita sul sistema delle 7 note.

Arrivati davanti all’abbazia vi stupirete per l’imponenza della struttura in stile romanico e dal suo campanile. Ma è l’interno che stupisce lasciando a bocca aperta il visitatore, perché si può ammirare uno dei cicli di affreschi giotteschi più preziosi di tutta la provincia. Ciò che colpisce di più è l’enorme Cristo Pantocratore sito nell’abside, al fondo il Giudizio Universale rappresentato nei minimi particolari e il pavimento ricoperto di mosaici. Merita sicuramente una visita.
Ora continuiamo con la visita e così vi suggerisco che cosa vedere a Ravenna in 2 giorni, un weekend ammirando i mosaici.

Il mausoleo deve il suo nome all’imperatore Onorio che fece costruire questo edificio su commissione di sua sorella Galla Placidia per finalità funebri, anche se poi non fu seppellita qui perché morì a Roma. Situata vicino alla celebre basilica di San Vitale, è un luogo incantato che non vi lascerà indifferenti. Si entra nella penombra e poi come per magia arriva la luce che scopre la bellezza del cielo stellato riprodotto sulla volta.

→ Un aneddoto: il famoso compositore Cole Porter andò a Ravenna in viaggio di nozze e fu talmente impressionato dalla volta con il cielo stellato che dopo averla a lungo ammirata, pare che gli abbia ispirato la famosa canzone: “Night and Day” che diventò uno standard jazz famosissimo.

Nel tour di cosa vedere a Ravenna in due giorni, vi consiglio di non perdere la basilica di San Vitale. Questa Chiesa a forma ottagonale sorge nel luogo in cui, secondo una leggenda, fu ucciso San Vitale. Io sono rimasta veramente impressionata dall’interno perché volutamente non è illuminato, ma rimane in penombra.

Ed è in questa atmosfera incantata che si intravede la bellezza delle colonne e dei mosaici, che si svelano piano piano mano a mano che gli occhi si abituano alla mancanza di luce ed iniziano a focalizzare l’insieme delle scene raccontate attraverso i mosaici. Ce ne sono due in particolare che attireranno la vostra attenzione perché molto famosi, ovvero il corteo di Giustiniano e il corteo di Teodora. Quest’ultima figura, rappresentata in tutta la sua bellezza, è talmente ipnotica che a fatica distoglierete lo sguardo. Ma quando ci riuscirete, guardate il pavimento fino riuscire ad invidiare una serie di cerchi concentrici con delle frecce, è un labirinto che simboleggia il percorso di uscita dal peccato e l’imbocco della strada verso la purificazione, divertitevi a percorrerlo ed uscirne!!
Sinceramente io sono incantata da questa chiesa, tanto che sono rimasta dentro ad ammirare la sua bellezza e a fare foto per più di un’ora e non volevo più uscire!!

Se non sapete cosa vedere a Ravenna in due giorni, non potete non visitare Sant’Apollinare in Classe. È una degli esempi più considerevoli dell’arte paleocristiana in Italia e si trova a 8 km da Ravenna e contiene altri bellissimi mosaici.
È un luogo incantevole immerso nel verde, che emana una sensazione di pace e srenità. È dedicata a Sant’Apollinare primo vescovo di Ravenna che viene raffigurato all’interno mentre tiene un discorso attorniato da 12 pecore che simboleggiano i fedeli immersi in un rigoglioso giardino. Nell’arco invece troviamo l’immagine di Cristo circondato dai 4 evangelisti e dalle pecore che rappresentano gli apostoli.

Il Mausoleo di Teodorico è formato da due piani, il primo a forma decagonale e il secondo costituito da un unico blocco in pietra circolare.

→ Curiosità. Al piano superiore del mausoleo si trova una vasca. Si narra che Teodorico avesse paura dei fulmini e così un giorno in cui c’era un forte temporale si rifugiò nel mausoleo, ma trovò la morte a causa di un fulmine che lo colpì mentre faceva il bagno proprio nella vasca. Poi dalla fessura a forma di croce presente nel tetto, arrivò un cavallo nero che lo prese e lo gettò sull’Etna.
Se ancora non sapete cosa vedere a Ravenna in 2 giorni, la basilica di Sant’Apollinare Nuovo è un gioiellino situato nel cuore di Ravenna vicino al centro storico ed è dedicata a Gesù Cristo.

Le pareti della navata centrale sono divise in tre parti: la prima illustra la vita di Gesù, la seconda quella di Profeti e dei Santi, la terza riproduce il Palazzo di Teodorico, mentre sulla parete di fronte è ritratto il porto di Classe molto importante ai tempi dell’Impero Romano.

Merita anche una visita il piccolo chiostro pieno di piante lussureggianti, che creano nel visitatore un senso di serenità.
Forse non tutti sanno che Dante Alighieri non morì a Firenze ma a Ravenna durante il suo esilio e così la sua tomba si trova proprio qui. Le sue ossa furono protette dai francescani che si opposero alla volontà di portarle a Firenze e le salvarono durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

→ Una curiosità. Davanti alla tomba di Dante si trova una lampada votiva alimentata con l’olio di oliva proveniente dagli appennini toscani che viene donato dalla città di Firenze ogni seconda domenica di settembre.
Per l’ultima volta, vi indico che cosa vedere a Ravenna in 2 giorni, un weekend ammirando i mosaici.
Il battistero Neoniano denominato anch’esso Patrimonio Mondiale dell’Umanità, contiene dei mosaici veramente da togliere il fiato. Al centro della stanza troviamo una vasca battesimale in marmo e sulle pareti mosaici che raffigurano il battesimo di Cristo nelle acque del fiume Giordano contornati dalle figure dei 12 apostoli capitanati da Pietro e Paolo e nella fascia sottostante motivi naturali e floreali che rimandano al tema del Giudizio Universale.

→ Curiosità. Carl Gustav Jung nel suo viaggio a Ravenna visitò il Battistero Neoniano ed apprezzò un mosaico che rappresentava Cristo che tendeva una mano a Pietro per non lasciarlo affogare. Colpito da questa scena ne parlò a lungo con la sua accompagnatrice tranne poi scoprire arrivato a casa, che quell’immagine non esisteva. Parlò di questa esperienza nel suo libro “Ricordi, sogni e riflessioni” in cui analizza l’accaduto relazionandolo all’idea di un incontro fra conscio e coscienza ovvero quando gli occhi fisicamente percepiscono una visione che non appartiene alla realtà ma la persona la percepisce come un’esperienza reale.

Quando sono andata in visita a Ravenna oltre a degustare la celebre piadina che potete trovare in molto locali della città, ho provato un ristorante che vi voglio consigliare perché molto informale e frequentato anche dai locali:
via Ponte Marino, 19 a Ravenna
Tel. +39 0544 215206 – +39 3383245201

Quando si sta per più giorni in una città si pone sempre il problema su dove dormire.
Vi consiglio una sistemazione molto particolare che si trova in centro vicino alla Basilica di Sant’Apollinare Nuovo. Non fatevi fuorviare dal nome perché sono presenti delle splendide camere con affreschi risalenti al 1800 ed un meraviglioso giardino interno.
OSTELLO PALAZZO GALLETTI ABBIOSI

NOTA ECOLOGICA → La struttura mette a disposizione degli ospiti GRATUITAMENTE delle BICICLETTE con le quali potrete girare tutta la città.
INFORMAZIONI:
Via di Roma 140, Ravenna
Telefono: 0544 31313
E-mail: info@palazzogallettiabbiosi.it
Per prenotare direttamente online una visita guidata ai meravigliosi mosaici di Ravenna, clicca sul link qui sotto:
Oppure se vuoi prenotare un tour privato della città, clicca sul link qui sotto per scoprire prezzo ed itinerario: