Roberto Luigi Pagani è un coraggioso ragazzo italiano che, grazie alla sua passione per l’Islanda, è partito per partecipare al progetto Erasmus molto giovane ed è riuscito ad emigrare nella terra dei ghiacci.

Ma qual è la differenza tra la sua storia e quelli di molti italiani partiti per l’estero, vi chiederete? Ebbene, la prima particolarità della sua esperienza è data dal fatto che il suo lavoro attuale consiste nello studio, lettura ed insegnamento dei testi del medioevo islandese agli stranieri e di traduzioni di saghe medioevali islandesi.

La seconda peculiarità è che fin dai primi giorni del suo viaggio, è nata una certa sintonia con la capitale Reykjavík, nella quale si è ambientato subito perfettamente. Poi l’amore per natura, per la cultura e per una bella ragazza islandese, ha fatto si che non tornasse più in Italia.

Ma vediamo nel dettaglio la sua avventura.

La formazione

Partiamo da lontano. Mi racconti che studi hai fatto, qual è la tua formazione?

“Ho studiato lingue nordiche all’università di Milano per due anni e poi il terzo sono partito per partecipare al programma Erasmus presso l’università di Edimburgo in Scozia. Nell’anno seguente ho continuato la mia formazione con una laurea magistrale in studi medievali islandesi all’Università d’Islanda. Nel 2018 ho vinto una borsa di studio triennale ed ora sto completando la mia tesi di dottorato.”

Un italiano in Islanda

Dal corso dei tuoi studi si intuisce che hai un’insolita passione storica: il medioevo. Da dove nasce questo interesse? 

“La passione per il medioevo, anche se è difficile tracciarne un’origine precisa, penso sia scaturita quando ancora vivevo in Italia ed ero interessato ad alcuni temi stereotipati che lo accompagnano quali: magie, cavalieri e castelli. Mi ricordo che già da piccolo avevo una forte passione per il cartone animato della Walt Disney “La spada nella roccia” e poi crescendo mi sono appassionato a lavori letterari come “Il signore degli anelli”.

Al terzo anno del liceo dopo aver studiato il Dolce Stil Novo, corrente che si sviluppa attraverso un poetare raffinato ed aulico che eleva la donna amata a figura angelica, mi era venuta una monomania per la  poesia d’amor cortese e soprattutto per Dante. Mi ricordo che avevo imparato a memoria tantissime parti della Divina Commedia ed ancora oggi so recitare, per esempio, tutto il canto quinto dell’Inferno insieme ad altre parti che, al solo pensiero, mi provocano la pelle d’oca per la loro bellezza.

Per cui posso affermare che all’inizio è stato un interesse soprattutto letterario, poi si è sviluppato anche nel ramo storico ed infine mi sono appassionato alla mentalità degli antichi esseri umani ed ho capito di quanto ancora abbiamo da imparare dagli uomini del medioevo e di quanto fossero molto più avanti di quanto non crediamo.”

Islanda

Le prime impressioni appena arrivato in Islanda

Quando ti sei recato per la prima volta in Islanda e come ti sei trovato? 

“Una scena che amo raccontare è successa a Reykjavík. La prima settimana del mio arrivo in Islanda mi sono addentrato nella città e poi seguendo la linea della costa per andare al faro sulla punta estrema della città, mi sono perso in quella che potrei definire come una sorta di penisola di deviazione, da cui non riuscivo più ad uscire. Così un po’ spaesato e stanco, ho fatto l’autostop e fortunatamente si è fermato un gentile signore islandese, che mi ha dato un passaggio in macchina e mi ha riportato in città.

Ebbene, mi ha accompagnato ad un bar che si trovava vicino all’ostello presso il quale alloggiavo, ha parlato con la ragazza che stava al bancone la quale mi ha offerto gratuitamente due birre. Sulla strada del ritorno in macchina gli avevo parlato della mia passione per il medioevo e per la letteratura islandese e non so se è stato questo che lo ha invogliato ad essere così gentile, sta di fatto che questo è stato il mio primissimo incontro con un islandese ed ovviamente la mia impressione è stata molto positiva. Ma non è finita qui, perché ho scoperto circa tre anni dopo, essere un importante imprenditore locale proprietario di un famosissimo negozio di abbigliamento molto elegante per uomini ed anche titolare di un bar. Mi è subito venuto in mente di quanto fosse stato così premuroso nell’offrimi le due birre.

Inoltre, se devo essere sincero, devo ammettere che Reykjavík mi è piaciuta subito essendo una città piccola molto colorata ed attiva e così in quei pochi giorni iniziali ho deciso di non tornare in patria alla fine dell’Erasmus, ma di trasferirmi per un anno come studente e conseguire la laurea.

E così non sono più tornato in Italia.”

Roberto Luigi Pagani

Quali sensazioni hai provato i primi giorni in cui, emigrato nella terra dei ghiacci, ti sei trovato da solo in un nuovo paese?

“Prima dell’Erasmus mi ero recato spesso nel Regno Unito ed avevo adottato un atteggiamento, del quale adesso mi vergogno, di voler assolutamente evitare di incontrare altri italiani perché dovevo immergermi nella cultura locale per adattarmi e riuscire a diventare uno di loro.

Quando mi sono trasferito in Islanda, quasi inconsciamente, ho utilizzato di nuovo questo comportamento e forse proprio la voglia di farmi plasmare dall’esperienza che stavo vivendo, ha facilitato molto il distacco dalle mie abitudini italiane e invece di pensare: “Questa vita è così diversa da quella italiana che mi pesa” la affrontavo dicendo a me stesso: “Questa esperienza sta diventando davvero entusiasmante e se voglio che sia davvero totalizzante devo cambiare il modo di pensare e di atteggiarmi, comportandomi come un vero islandese!”.

Trovare lavoro in Islanda

Alla fine sei riuscito a laurearti in Islanda e poi hai subito trovato lavoro lì, giusto?

“Si, corretto. Mi sono laureato nel 2015 e a gennaio 2016 ho ottenuto, per pura fortuna, una supplenza in un corso di lingua italiana che poi si è tramutata in una collaborazione a lungo termine con il dipartimento d’italiano ed ora sono quasi cinque anni che tengo vari corsi presso il dipartimento.

Ho insegnato inizialmente lingua italiana, e poi mi sono spostato sulla storia della letteratura italiana che ho insegnato sia in inglese che in italiano agli studenti avanzati; e poiché mentre frequentavo il liceo avevo fatto qualche anno di conservatorio e mi sono appassionato alla studio della musica, insegno anche storia dell’opera italiana.”

Roberto Luigi Pagani università

Imparare una nuova lingue ed adeguarsi agli usi e costumi islandesi

E’ stato difficile imparare una lingua tanto diversa dall’italiano?

 “E’ inutile negare che l’islandese sia assolutamente un idioma molto difficile da studiare, però bisogna sottolineare che tutti possono impararlo e parlarlo con un minimo di applicazione ed accorgimenti. E più difficile rispetto ad altre lingue come l’inglese, il tedesco o le lingue scandinave continentali come il norvegese, lo svedese e il danese perché ha un grammatica molto arcaica e conservativa che l’avvicina per molti aspetti al latino e al greco, le parole singole sono molto complicate e non hanno somiglianze con l’italiano, quindi questo divario rallenta il processo di apprendimento.

ll primo anno ho cercato di assimilarla in modo estremamente intensivo, perché l’argomento principale dei miei studi era l’islandese antico, la lingua classica delle saghe del 1200/1300/1400 e potendo fare un paragone lo definirei come l’italiano di Dante rispetto al nostro. Se impari l’italiano antico, pur con alcune differenze rispetto alla grammatica e al vocabolario, sostanzialmente impari facilmente anche quello odierno. Inoltre, mentre mi organizzavo per fare la domanda per il dottorato, ho frequentato per un semestre un corso di islandese moderno.

Ma il salto decisivo l’ho fatto quando ho conosciuto la mia ragazza islandese e per comunicare con lei e la sua famiglia ho dovuto perfezionare la lingua ed ora parliamo solo più islandese.

Nella mia vita di tutti i giorni riesco a scindere gli idiomi e quindi parlo italiano con gli italiani, inglese con gli stranieri e islandese per la maggior parte della giornata.”

Roberto Luigi Pagani in Islanda

Da emigrato nella terra dei ghiacci, ti sei subito adattato agli usi e costumi locali o hai avuto qualche difficoltà?

“Mi sono adattato facilmente agli usi e costumi islandesi, perché sono molto più rilassati di quelli italiani per cui si tratta solo di “sbottonarsi”! Loro sono molto informali, amichevoli ed io sono uno che ha sempre avuto molta poca pazienza per le formalità. Sinceramente, per carattere, i pronomi di cortesia e i titoli non li ho mai sopportati, mi sembrano solo vuote formalità.

Alcune regole in Islanda ci sono, ma non vengono applicate in maniera così ferrea. Per farvi capire meglio la situazione, vi racconto un aneddoto. Quando vivevo in Italia la vicina di mia nonna a volte usciva sbraitando con me, perché avevo lasciato la mia bicicletta sotto il porticato deserto e nel regolamento c’era scritto che le bici non potevano sostare, qui in Islanda una cosa del genere non succederebbe mai. Se anche ci fosse un ordinamento in cui è scritto che la bici non può essere parcheggiata in quel luogo, se non crea intralcio e non dà fastidio, nessuno si viene a lamentare.

Un’usanza invece alla quale non mi sono ancora adattato e cerco di combattere, è la regola che vige in alcune famiglie, di togliersi le scarpe quando si entra in casa. Questo è un costume recente che si è diffuso a Reykjavik, quando gli islandesi che provenivano dalle campagne si sono messi ad abitare negli appartamenti in città. Le case di campagna avevano generalmente un’entrata per gli ospiti e una sul retro molto più usata che conduceva ad un’anticamera dove si potevano togliere gli stivali sporchi, per non portare il fango in casa.

Quindi in città, avendo una sola entrata, questa tradizione si è tramutata nel togliersi le scarpe, ma per fortuna questa consuetudine non è diventata una norma per tutte le famiglie. Quindi visto che io non mangio per terra, a casa mia non le faccio mai togliere almeno che non abbia piovuto! Inoltre credo che, se ci si deve recare ad una festa per cui si è vestiti eleganti, è proprio un atteggiamento sgraziato entrare a piedi nudi. Tra l’altro ho avuto delle esperienze imbarazzanti con gente che togliendosi le scarpe e non essendosi lavata con cura i piedi, produceva degli odori per cui era necessario aprire le finestre per respirare. Ma qui da noi gli infissi si aprono al massimo di dieci centimetri ed hanno un fermo a causa dai venti di tempesta che qui soffiano spesso, quindi immaginatevi il gradevole olezzo!”

La vita in Islanda

Domanda di rito: di cosa ti occupi ora?

“La mia occupazione principale adesso è il progetto di ricerca che sto portando avanti per il mio dottorato e parallelamente a questo, insegno. Negli anni ho fatto supplenze alle lezioni di lingua tra i quali l’antico islandese ed ho tenuto un corso per due volte in compresenza sui manoscritti medievali islandesi. Una mia collega faceva la parte codicologica con la creazione dei testi e dei codici, io invece tenevo la parte paleografica e linguistica cioè insegnavo proprio a leggere, riconoscere, tradurre e datare i testi antichi. Ho fatto anche per un semestre il maestro d’asilo e occasionalmente, quando mi chiamano, faccio anche la guida turistica per italiani.”

Natura in Islanda

Il blog ed i viaggi

Hai anche aperto un blog. Come ti è venuta in mente l’idea? Quali sono le tematiche principali e come sei riuscito a farlo crescere?

“Il mio blog “Un italiano in Islanda” ha una storia abbastanza lunga. L’ho aperto nel 2011 semplicemente perché desideravo raccontare tutto ciò che stavo imparando all’università sul nord Europa. Facevo molti articoli con recensioni di libri che leggevo, sulla lingua norvegese e sulla grammatica gaelica. In seguito ho rimosso tutta quella parte datata, semplicemente perché la natura del blog è cambiata ed ho deciso di dedicarlo interamente al racconto della mia vita in Islanda. Mi sono indirizzato specialmente sul racconto della cultura islandese perché ho notato che in Italia circolano molte leggende metropolitane del tutto false, diffuse a volte anche dalle agenzie turistiche per incuriosire la gente e vendere viaggi.

Per far crescere il blog è stato fondamentale il passaparola. Inoltre ho fatto delle ricerche ed ho constatato la carenza di reali informazioni sulla Terra dei Ghiacci. Esistono alcuni blog più piccoli del mio e alcuni gruppi che forniscono indicazioni generali, però non sono curati da persone che hanno una formazione universitaria sull’Islanda. In genere l’accademico si rivolge solo ai suoi colleghi e scrive qualche libro di divulgazione a fine carriera, invece il blogger non possiede le conoscenza di un accademico.

Quindi io, avendo passione per l’insegnamento e per la divulgazione, ho cercato di coniugare le due cose. Sinceramente mi appaga molto che le persone imparino da me e quindi uso il blog per far comprendere un mondo non molto conosciuto ai miei connazionali. Inoltre devo ammettere che la pagina Facebook è l’elemento trainante perché lì i miei lettori mi seguono regolarmente, mi scrivono, mi cercano e mi fanno domande.”

Un italiano in Islanda- emigrare nella terra dei ghiacci

Ora il blog è molto seguito. Quali emozioni ha provato nel vedere crescere il tuo progetto?

“L’emozione che ho provato al principio è stata di grande soddisfazione e in un secondo momento si è unita un po’ di paura e ti spiego meglio il perché.

All’inizio era seguito solo da una ristretta cerchia di appassionati molto desiderosi di imparare, che si avvicinavano ai miei contenuti con molta umiltà ed interesse. Poi quando il pubblico è aumentato sono arrivate persone che hanno iniziato a seguirmi anche solo semplicemente per criticarmi. Sono quelli che non commentano mai, non mettono mai un “mi piace”, però se ti devono dare contro compaiono improvvisamente come un fungo che emerge dal nulla per fare qualche commento poco piacevole.

Questo aspetto mi ha lasciato spesse volte un po’ di amarezza, però sono consapevole che è una parte inevitabile dell’avere un seguito ed oramai “ci ho fatto il callo”, diciamo! Devo anche ammettere che di contro sono anche molto soddisfatto delle persone che mostrano gratitudine per le informazioni che diffondo.”

Inoltre il blog e il seguito sui social mi ha permesso di iniziare a fare l’accompagnatore di viaggio qui in Islanda di tour in italiano per far conoscere la mia seconda patria, quindi sono molto soddisfatto ed orgoglioso.

Grazie all’essere emigrato nella terra dei ghiacci, hai scritto una guida al trasferimento in Islanda che si trova sul tuo blog. Quali occasioni professionali può trovare in italiano che decide di venire a vivere in Islanda e cambiare vita?

“Gli italiani che vogliono trasferirsi qui per lavoro possono fare qualsiasi cosa, essendo ancora una minoranza, quindi una fettina da ritagliarsi la si può trovare. Fino ad un paio di anni fa bastava venire qui, portare qualche curriculum vitae e un lavoro qualsiasi lo si otteneva e nel mentre si poteva cercare qualcosa di più in linea con le proprie competenze, adesso la situazione è un po’ più complicata causa Covid19, ma speriamo che post virus la situazione torni quella di prima.”

In conclusione

Ti sei creato una vita e una carriera professionale in Islanda, sei soddisfatto?

“Si, sono assolutamente soddisfatto della vita e del mio lavoro qui in Islanda. Sono grato di aver scelto un percorso che era molto poco battuto, per cui c’era ancora tantissimo lavoro da svolgere.

Ho avuto per esempio l’opportunità di tradurre testi dall’antico islandese in italiano, infatti ho all’attivo due traduzioni: “Le Saghe Della Vinlandia” con Diana Edizioni e la “Saga di Gunnar” edito da Iperborea e sono ulteriori esempi di come a me piaccia raccontare la cultura islandese agli italiani. Fin da quando frequentavo il liceo avevo sempre fatto delle traduzioni in inglese ma se devo essere sincero non mi era mai piaciuto particolarmente, lo facevo per guadagnare qualcosa ma senza particolare passione, mentre tradurre i testi del medioevo islandese per il pubblico italiano e poi spiegarli è stata un’emozione forte, specialmente quando mi sono arrivati moltissimi commenti positivi da parte dei lettori, è stato veramente un momento toccante.”

Se potessi tornare indietro, rifaresti la stessa scelta di emigrare nella terra dei ghiacci? Sei felice?

“Assolutamente si rifarei la scelta di trasferirmi in Islanda, anzi mi si gela il sangue al pensiero di quante coincidenze siano capitate nella mia vita affinché io finissi qui adesso e quanto sarebbe stato facile che un piccolo dettaglio diverso del mio passato, mi avrebbe condotto a prendere delle scelte di vita diverse. Questo mi fa quasi paura perché io sento di avere vinto e di aver fatto 13 al Superenalotto della vita!! Nonostante sia ancora giovane, dal punto di vista lavorativo e della felicità e soddisfazione della mia vita, non avrei potuto chiedere di meglio.”

Roberto Luigi Pagani con capre

I consigli per trasferirsi all’estero

Che consigli puoi dare a tutti coloro che vorrebbero trasferirsi in un altro paese per dare una svolta alla loro carriera professionale?

“Il mio consiglio personale per cercare lavoro all’estero è quello di scegliere un paese che sia in linea con il proprio essere, prediligere una popolo per il quale si prova una sorta di sintonia e poi provare subito ad integrarsi con i locali. Per esempio in Islanda parlare la loro lingua è una sorta di passaporto perché sono relativamente pochi gli stranieri che si prendono il disturbo di impararlo bene, ci sono tante persone che si sono trasferite da molti anni e riescono a spicciare solo due paroline in croce cosa che, se da un lato è avvilente, dall’altro fa si che coloro che riescono veramente a comunicare in islandese vengano portati in palmo di mano e guardati con molto rispetto.

In generale conoscere i locali ed entrare nella loro cerchia permette di capire molto meglio una cultura dall’interno e non rimanere delusi. In ogni comunità di stranieri in tutti i paesi del mondo c’è tanto malcontento e disillusione dopo essere arrivati con un’idea un po’ trasognata ed avere scoperto che la realtà dei fatti era un po’ diversa, queste sono delusioni che arrivano perché non si è affrontato il trasferimento a mente lucida. Si voleva andare nel luogo da favola delle fotografie ed invece ci si è ritrovati immersi in una società con delle problematiche anche serie dove non tutto è facile, dove il fatto di essere stranieri rende difficoltoso il reperimento delle informazioni e inficia il successo di tante attività.

Devo ammettere che ci sono delle grosse difficoltà ad essere stranieri, non è facile ma ci sono anche dei modi per aggirare questa complessità e risolvere i problemi in maniera elegante, se davvero lo si vuole. Quindi in ultima analisi l’integrazione è assolutamente una priorità per chi si vuole trasferire.”

 Per non perdere gli aggiornamenti di “Un Italiano in Islanda” e le sue bellissime fotografie seguitelo sul suo blog e sui canali social:

www.unitalianoinislanda.com

Facebook   

Instagram

 

Se hai trovato l’articolo interessante potresti anche leggere:

Claudio Pelizzeni: lasciare un posto fisso e raggiungere la felicità

Condividi!