Nel mondo di oggi molti dipendenti di aziende non sono più soddisfatti della loro vita professionale e così pensano di lasciare tutto e cambiare lavoro ed è quello che è riuscito a fare  Claudio Pelizzeni che da bancario è riuscito a diventare travel blogger e poi insieme ad altri colleghi, aprire un tour operator. Questa è la storia di Claudio Pelizzeni che è riuscito a lasciare un posto fisso e raggiungere la felicità.

Claudio ora è un travel blogger molto conosciuto e il suo sito Trip Therapy è diventato un punto di riferimento per molti viaggiatori. Ciò che mi ha colpito di lui quando ho iniziato a seguire i suoi video sulla sua pagina Facebook Trip Therapy, è stata l’aura di positività che emanavano i suoi occhi e il sincero entusiasmo con cui raccontava i luoghi da lui visitati durante il giro del mondo.
Ma il motivo per cui ho pensato di scrivere un articolo su di lui è stato perché Claudio Pelizzeni ha lasciato un lavoro in banca a tempo indeterminato, per diventare travel blogger e e quindi sicuramente è riuscito a realizzare il suo sogno: lasciare un posto fisso e raggiungere la felicità. L’ho contattato quindi per farmi raccontare la sua storia di cambiamento professionale che è iniziata nel 2014, anno in cui ha deciso di lasciare un lavoro che non lo rendeva felice per realizzare il suo sogno: fare il giro del mondo via terra, senza prendere aerei, in 1000 giorni, spendendo 15 € al giorno. Ed ecco ciò che mi ha raccontato.

Il primo viaggio all’estero

Ciao Claudio. Partiamo da lontano. Qual è stata la tua formazione?
“Sinceramente quando ho finito le scuole superiori non sapevo di preciso cosa fare della mia vita, quindi ho semplicemente selezionato un’università che mi potesse, appena finiti gli studi, garantire un lavoro ben remunerato. Così la scelta è ricaduta sull’ambito economico e più nello specifico Università Bocconi indirizzo economia dei mercati finanziari.

Claudio Pelizzeni

Al termine dei miei studi per completare al meglio il mio percorso e migliorare le lingue, ho deciso di trasferirmi all’estero per 6 mesi. Così quattro giorni dopo la mia laurea sono partito per l’Australia. Questa decisione è stata di fondamentale importanza nella mia vita, perché all’epoca non era così autonomo ed indipendente come sono adesso, addirittura non avevo mai dormito in un ostello in vita mia!
Questo soggiorno ha spazzato via ogni mia ansia giovanile e mi ha fatto avvicinare al mondo dei viaggi. Ho iniziato a sperimentare vari tipi di viaggi: backpacker ovvero zaino in spalla, escursioni in tenda, attraversate in camper, passeggiate a piedi con ritmi lenti per ammirare le meraviglie della natura ed infine viaggi interiori. Se devo essere sincero, ho capito molto di più della mia vita in 6 mesi, che non in 24 anni in Italia ed anche se sono rientrato con molti più dubbi di quelli che avevo quando ero partito, almeno avevo incominciato a capire cosa mi sarebbe piaciuto fare nella vita.”

La svolta definitiva

Cosa è successo quanto sei rientrato in Italia dopo questa meravigliosa esperienza in Australia?
“Quando sono rientrato in Italia ho lavorato un anno in L’Oréal, dopodiché sono passato al Banco di Brescia e gli ultimi tre anni sono arrivato ad essere assunto dalla Deutsche Bank come quadro direttivo, vice-direttore di filiale. Ma lentamente, anno dopo anno, mi sono accorto che nonostante la posizione di prestigio e gli alti guadagni, non ero felice e così mi sono posto una semplice domanda: “Se a 32 anni sono arrivato dove sono ora, facendo un lavoro che non mi piace e desiderando realizzarmi in tutt’altro campo, cosa può succedere se invece faccio quello che amo?”. Così ho dato retta ai miei sogni e al forte desiderio di viaggiare e da questo momento è iniziato quel percorso che mi ha portato a dare una svolta definitiva alla mia vita: lasciare un posto fisso e raggiungere la felicità”.

Lasciare un posto fisso e raggiungere la felicità

Scorrendo le tue bellissime foto sull’account Instagram Trip Therapy sono rimasta stupita in modo particolare da quella che ti ritrae prima e il dopo il tuo cambiamento professionale. Ad una visione superficiale la differenza che colpisce sono i capelli lunghi e la barba, ma in realtà – come hai sottolineato in un tuo speech – ciò che deve balzare agli occhi è il nodo della cravatta che rappresenta per osmosi un groppo in gola, dettato dal malessere che stavi vivendo e da una vita che non ti apparteneva solo dettata dalle aspettative della società e degli amici.
Poi un giorno mentre eri in treno e tornavi da lavoro, hai guardato fuori dal finestrino ed hai visto il sole che prendeva il posto dei nuvoloni neri carichi di pioggia e quel calore ti ha riscaldato il cuore e ti ha fatto capire chiaramente che non potevi più di vivere nell’acciaio di quel vagone che tutti i giorni ti portava al lavoro come pendolare da Piacenza a Milano, che non ne potevi più di calpestare asfalto e vedere cemento, ma che tutto quello di cui avevi bisogno era la natura.
Quel giorno quando sei tornato a casa, ti sei guardato allo specchio e ti sei posto una semplice domanda: “Sono felice?” ed ovviamente la risposta è stata: “NO” perché non stavi vivendo i tuoi sogni. Allora ti sei detto che forse, per essere felice, bisognava andare alla ricerca del grande sogno nel cassetto e provare a realizzarlo, anche se per farlo avresti dovuto troncare di netto il lavoro in banca e così hai fatto: hai lasciato il posto fisso e ti sei licenziato.

Il giorno più difficile: dare le dimissioni

Qual è stata la sensazione che hai provato il giorno in cui ti sei recato all’ufficio risorse umane per lasciare un posto fisso e dare le dimissioni?
“Dopo 9 anni di lavoro in banca, la mattina in cui ho deciso di licenziarmi mi sono svegliato con un peso incredibile perché ovviamente stavo per compiere un gesto grosso: mollare un posto fisso. Ne ero convinto, ma sudavo abbastanza freddo.
Sono arrivato in filiale e quando è entrata in ufficio la mia capa, l’ho invitata a fare colazione e le ho confessato: “Lo dico per prima a te perché abbiamo un rapporto di fiducia e di rispetto, però ti pregherei di non anticipare nulla a nessuno: oggi pomeriggio ho appuntamento per dare le dimissioni”. La sua reazione è stata sorprendente. All’inizio mi ha chiesto in quale banca avevo deciso di spostarmi, ma quando le ho spiegato che volevo cambiare totalmente vita e le ho esposto il mio progetto, si è congratulata dicendomi che nonostante io fossi molto bravo lei, negli ultimi mesi, aveva capito che c’era qualcosa che non andava e che quindi stavo facendo la scelta giusta e mi appoggiava.

Dare le dimissioni

Il pomeriggio mi sono recato presso l’ufficio risorse umane e quando ho presentato le dimissioni invece di accettarle mi hanno fatto un’offerta remunerativa molto interessante, per non farmi andare via. Questa proposta mi ha molto infastidito, perché ho pensato che se valevo tutti quei soldi dovevano propormeli prima, invece di portarmi ad un alto livello di saturazione ed insoddisfazione. Incassando il mio rifiuto, mi chiesero nuovamente cosa volessi per rimanere. Io proposi l’aspettativa, informandoli però che avrei usato il web per raccontare il mio progetto e quindi mi negarono anche questa possibilità per non creare un precedente pericoloso in azienda. Confermai immediatamente le mie dimissioni, rassicurandoli che non avrei lavorato presso un altro istituto e mettendoli al corrente del mio progetto. A riprova della stima che aveva nei miei confronti, successivamente il direttore delle risorse umane divenne uno dei miei fan più attivi sui social.”

Il giro del mondo

Hai avuto veramente un grande coraggio ad abbandonare un lavoro a tempo indeterminato e ben retribuito per realizzare i tuoi desideri. Prima di licenziarti avevi già pianificato l’idea di fare il giro del mondo o è arrivata successivamente?
“Quando mi sono licenziato e ho lasciato il posto fisso, il primo obiettivo era quello di trasferirmi in Australia per mettere in ordine le idee, ma poi è successo qualcosa di inaspettato. Mesi prima avevo confidato ad un mio amico giornalista la voglia di mollare il lavoro e partire per il giro del mondo e il giorno dopo essermi licenziato, durante il periodo di preavviso, lui ha fatto uscire sul giornale per cui lavorava un articolo dal titolo: “Si licenzia dalla banca e con il diabete va a fare il giro del mondo“. Grazie a questo notizia – diventata virale – sono stato contattato da un altro giornalista per avere un’intervista. Quando mi ha domandato quanto tempo avrei impiegato a fare il giro del mondo ed io gli ho risposto circa 3 anni, lui ha ribattuto che facevano circa 1000 giorni e così ho ribattezzato la mia idea: giro del mondo in 1000 giorni senza prendere aerei, spendendo 15 € al giorno. Da questo momento ho iniziato a credere e ad investire realmente sul mio progetto.”

Molte persone anche se vorrebbero lasciare tutto e partire come hai fatto tu, hanno paura in prima battuta di ammetterlo a se stesse e poi di comunicare la decisione ai propri famigliari. In che modo hai annunciato ai tuoi cari che stavi per partire per il giro del mondo e quali sono state le loro reazioni?
“Io mi sono licenziato ad ottobre e sono partito a maggio. Ho comunicato la decisione ai miei amici una sera dicendo testuali parole: “Ragazzi questa è la novità: lascio il lavoro e parto per il giro del mondo. Avete tempo fino a Natale per farmi riflettere sulla mia scelta e se non siete d’accordo fatemi ragionare con argomenti validi. Però se dopo Natale ho ancora questa pensiero non vi ascolterò più, perché sarà passato il tempo per farmi cambiare idea” ed anche se hanno cercato di dissuadermi dopo Natale, io sono andato dritto per la mia strada.

Giro del mondo
Ovviamente è stato più difficile comunicarlo ai miei genitori ma ho deciso di farlo subito, perché un aspetto fondamentale da tenere a mente quando si decide di viaggiare è partire con il cuore leggero, avendo sanato tutti i problemi, le incomprensioni e i conti in sospeso con le persone. Mio papà dopo un po’ ha accettato la mia decisione, mia mamma invece ha sofferto di più ed anche se all’inizio non hanno preso nel migliore dei modi la mia partenza definendola come una pazzia ed erano preoccupati, alla fine hanno compreso la mia scelta e durante il viaggio mi hanno appoggiato.
Io comunque sono partito contando solo sulle mie risorse finanziarie e senza chiedere nulla a nessuno. L’unico momento in cui i miei genitori mi hanno aiutato è stato quando mio papà, pochi giorni dopo essere partito, ha sottoscritto per me un’assicurazione perché io, preso dai preparativi del viaggio molto complessi, mi ero completamente dimenticato di stipularla e lo ringrazio per questa gentilezza.”

Abbandonare il lavoro è la scelta giusta?

Fare una scelta di rottura e lasciare un posto fisso come hai fatto tu, può essere una soluzione per scappare da una vita lavorativa che non ci appaga o bisogna pensarci bene ed organizzarsi?
“Per prima cosa io mi sono domandato come potevo essere felice almeno una volta nella vita, per me la soluzione era il viaggio, ma ognuno deve trovare una propria risposta. Anche la rottura con il lavoro e con il presente non è sempre il modo migliore di risolvere i propri problemi, però a volte può esserlo. Quindi bisogna prendersi del tempo, analizzare il nostro “io” con consapevolezza e capire qual è la fonte delle nostre insoddisfazioni e poi decidere liberamente se combatterle oppure no, per essere felici. L’importante è interrogarsi ed essere sinceri con noi stessi, perché a domanda sbagliata corrisponde risposta ed azione sbagliata.

Pelizzeni a Lisbona
Certo, io ho fatto una scelta forte e ne sono veramente convinto, però molti invidiano la mia vita senza conoscerla. Forse pensano che io trascorra il mio tempo su una spiaggia adagiato su un’amaca a bere cocktails, ma non è assolutamente così. Io lavoro molto più adesso di quando ero in banca, solo che ora amo quello che faccio. Ho la sensazione di invecchiare cinque anni di più ogni anno che passa, forse perché quello che ho intrapreso è un mestiere faticoso in cui le energie se ne vanno tra fusi orari, voli e viaggi, ma io amo questa vita.”

Per i giovani italiani lavorare nel turismo dopo aver conseguito una laurea è molto difficile. Tu lo hai potuto fare solo dopo aver compiuto un’azione concreta cioè viaggiare. Quindi che competenze ti ha fornito questa esperienza che prima non avevi?
“Io fin da ragazzo avevo pensato di avvicinarmi al mondo del turismo. Infatti quando avevo 25 anni un tour operator mi aveva contattato per offrirmi una collaborazione, ma rifiutai l’offerta perché sentivo che c’era qualcosa di non chiaro difatti dopo poco l’agenzia è fallita, questo a significare che ci avevo visto lungo!

Pelizzeni in Perù

Anche quando lavoravo in banca ho inviato molti curriculum vitae ai tour operator per cambiare professione, ma non mi hanno mai preso. Addirittura prima di iniziare il giro del mondo avevo contattato la “BIT” cioè la borsa internazionale del turismo chiedendo se potevano farmi da sponsor, ma non mi hanno aiutato. Ovviamente quando sono tornato dal giro del mondo sono stati loro a stendermi il tappeto rosso. Queste sono le rivalse della vita che portano soddisfazione.

Per quanto riguarda invece le competenze acquisite posso dire che ho migliorato il mio problem solving, il mio livello comunicativo, il mio spirito di intraprendenza, le lingue, ho imparato a fare video e secondo Google sono addirittura uno scrittore!!”

Lavori con la fotografia e il video e hai collaborato anche con Licia Colò, un grande traguardo per tutti gli appassionati. Ti sei iscritto a corsi di formazione o sei autodidatta?
“Si certo, all’inizio mi sono iscritto al corso di formazione di YouTube ovvero i tutorial!! A parte gli scherzi, ho preso parte ad un corso di fotografia per principianti e poi un mio amico regista mi ha istruito basicamente sull’argomento video. Adesso paradossalmente sto partecipando ad un corso per migliorarmi, perché comunque non si deve mai smettere di imparare o considerarsi arrivati.”

Viaggiare con il diabete

Tu convivi con il diabete fin da quando eri bambino. Nel tuo sito oltre a raccontare le tappe del giro del mondo, hai dimostrato che chiunque può realizzare i propri sogni e migliorare la salute con una vita sana ed un’attività fisica regolare, quindi il viaggio come una sorta di terapia per essere felici e vivere meglio!

“Ho aperto il blog per dare prova che non era necessaria una grossa cifra per cambiare vita e viaggiare e volevo testimoniare giorno dopo giorno che se stai dalla parte dei sogni riesci sicuramente a realizzarti.
Inoltre desideravo anche mettere in risalto come un ragazzo che ha il diabete possa tranquillamente girare il mondo, anche se io mi definisco “un diabetico un po’ anomalo” perché a differenza di altri miei colleghi vivo bene la mia malattia e così ho pensato di realizzare anche degli approfondimenti sul tema mentre ero in viaggio.

Come si può lavorare in maniera stabile mentre si è in viaggio con il diabete? Hai dovuto fare delle soste e trovare dei lavoretti per poterti mantenere?
“Durante la progettazione del viaggio avevo già cercato dei luoghi in cui mi sarei potuto fermare per brevi periodi e fare piccoli lavoretti così da incrementare le mie risorse finanziarie, ma incredibilmente il mio primo libroL’orizzonte ogni giorno un pò più in là“ ha avuto fin da subito un grande successo, cosicché non è stato necessario interrompere il giro. L’idea di raccontare la mia esperienza mi è venuta in mente mentre mi trovavo su un cargo mercantile. Il viaggio che è durato 25 giorni mi ha fornito l’opportunità di trovarmi completamente da solo con me stesso senza connessioni, senza internet e senza rapporti con altre persone. Come in un flashback mi sono passati davanti agli occhi tutti i luoghi stupendi che avevo visitato ed ho pensato che dovevo per forza condividere l’esperienza straordinaria che stavo vivendo con tutti i miei followers non solo sul web ma anche scrivendo un libro, in modo da farla conoscere a più persone possibile. Questo momento di calma e sospensione del tempo è stata la mia fortuna, senza la quale probabilmente il libro non sarebbe venuto così bene!”

Un nuovo progetto: il tour operator

Hai lasciato un posto fisso da dipendente per avviare un giro del mondo che infine ti ha portato a creare un’attività in proprio ovvero costituire un tour operator. Come ti è venuta in mente l’idea, come hai fatto a realizzarla e quanto tempo ti ci è voluto?
“L’idea è nata dalla constatazione che in quel periodo stavano iniziando a prendere piede i viaggi di gruppo e personalmente trovo sia una modalità molto interessante di proposta turistica, in quanto è un’ottima opportunità per viaggiare tutti insieme, conoscere persone diverse ed è un modo di lavorare che mi permette di continuare a viaggiare e trovare mete sempre nuove e particolari.

Aprire un tour operator

Inoltre quando ho iniziato ad essere conosciuto grazie al mio blog, molti tour operator e agenzie viaggi mi hanno proposto di lavorare per loro perché, grazie al mio nome, sapevano che li avrei fatti guadagnare attirando molta gente e chiudendo i gruppi. Purtroppo però non avevo molto margine di manovra in quanto tutto era deciso da loro: l’itinerario, la pubblicità, i tempi e il coordinamento dei gruppi.
Da questa collaborazione però ho capito che nel mondo dei viaggi non si può agire da soli, perché legalmente per impacchettare un viaggio e venderlo, devi per forza costituire un tour operator. Durante questa esperienza ho conosciuto un direttore tecnico di agenzia molto preparato, che si è reso disponibile per una cooperazione e così ho capito che una nuova idea che avevo in mente da un po’, poteva diventare un’attività concreta.

Quindi ho contattato altri travel blogger molto bravi che conoscevo ed ho proposto loro di aprire un tour operator tutto nostro in modo da poter ideare dei bei viaggi, farli pagare meno al cliente e tagliare una fetta di guadagno a quegli intermediari che ancora oggi ragionano in maniera anacronistica. Quindi ci siamo uniti e abbiamo creato il tour operator SiVola.it.

Man mano che il lavoro è cresciuto, abbiamo pensato di assumere dei giovani per fare i coordinatori e creare così dei posti di lavoro. Molti ragazzi non sono soddisfatti della vita che stanno conducendo, perché vogliono viaggiare ed allora quale miglior occasione per collaborare con il nostro tour operator!! Posso assicurare che è un ottimo lavoro, ben retribuito e si può girare il mondo guadagnando. Ultimamente però arrivando molti curricula e potendo selezionare i profili migliori, la base minima per accedere ad un colloquio è parlare tre lingue!!”

Che emozioni hai provato quando hai visto che tutti i tuoi progetti mano a mano si stavano concretizzando, visto che hai lasciato un lavoro in banca a tempo indeterminato, per diventare travel blogger?
“In realtà forse ho realizzato che tutto quello che mi è successo in tutti questi anni è reale durante la pandemia del 2020, perché, fermandomi, ho potuto finalmente riflettere su tutta la mia bellissima avventura e capire che quello che ho costruito non è più qualcosa di effimero ma di tangibile. Sono molto orgoglioso di tutto quello che ho realizzato: il blog, i libri, il tour operator ed addirittura il podcast che è rientrato nei primi 10 più ascoltati d’Italia. Usando una metafora, prima surfavo l’onda ora mi accorgo che l’onda c’è, che le cose stanno andando bene e mi auguro che il vento cambi il più tardi possibile!!”

Quindi è realistico nel periodo storico in cui ci troviamo connettersi alla rete e lavorare da casa o da una postazione internet in qualunque posto del mondo ci troviamo, professione che viene definita come nomadismo digitale, giusto?
“Si corretto. Io infatti posso tranquillamente definirmi un nomade digitale perché lavoro per me stesso ed ho solo bisogno di un computer e di una connessione wi-fi per curare le mie attività in qualunque parte del mondo.”

I consigli per creare un progetto imprenditoriale

Quale consiglio puoi dare a tutti coloro che vorrebbero cambiare lavoro, magari lasciare un posto fisso e dedicarsi ad un progetto imprenditoriale?
“Innanzitutto prima di avviare un’attività in proprio è necessario prendersi del tempo, interrogarsi a fondo e capire qual è l’origine della nostra insoddisfazione e, se causata da lavoro dipendente, comprendere che cosa si vuole fare davvero.

Il consiglio principale che voglio dare è quello di essere determinati, non nascondersi dietro un dito e cercare delle scuse che impediscano la realizzazione del nostro progetto, ma avere il coraggio di cambiare le cose e lavorare sodo per riuscirci con la consapevolezza che magari i risultati non arriveranno subito e ci vorranno degli anni per toccare con mano i frutti del nostro lavoro, però piano piano le soddisfazioni arrivano. Sulla base della mia esperienza, ho constatato che tutti coloro i quali che hanno cercato di realizzare un progetto di vita o di lavoro e ci hanno messo tutta l’anima senza mollare o vivere una finzione prima o poi lo hanno realizzato, non riesco a ricordarmene uno che non ce l’abbia fatta.”

Sei felice della tua scelta di vita, la rifaresti?
“In passato vivevo un’esistenza fatta di malessere per 11 mesi all’anno per poi ritagliarmi un mese di vita vera ed appagante, invece grazie alla mia scelta di cambiare professione ho raggiunto la felicità e voglio confermare che la felicità è a portata di mano per tutti!”.

Essere felici
In conclusione…

Devo ammettere che questa intervista mi ha toccato nel profondo, perché tutto il racconto è intriso da una voglia di cambiamento trascinante che rompe gli schemi e gli argini del pensiero comune.

Claudio è indubbiamente un sognatore, un ragazzo che ha mollato tutto per inseguire la felicità che ha raggiunto e che gli ha portato una realizzazione non sono personale, ma anche professionale. E’ il chiaro esempio di come, anche se alle volte cerchiamo di sopportare una vita lavorativa che ci rende frustrati ed insoddisfatti per accontentare le persone che ci circondano, se siamo mossi da una reale passione e troviamo dentro di noi il coraggio di abbandonare tutto e realizzare i nostri desideri, esiste la concreta possibilità che la vita ci premi e ci permetta di raggiungere la felicità grazie alla realizzazione professionale. Non dobbiamo avere paura di raggiungere i nostri sogni, perché la fortuna aiuta gli audaci!

Vi lascio con una frase di Claudio Pelizzeni che mi ha colpito in modo particolare, perché è quello che dovremmo fare tutti almeno una volta nella vita: “Provate ad interrogarvi davvero, a mettervi davanti allo specchio sinceramente e ad ascoltare il vostro bambino interiore, quello che è il vostro cuore, quello che via anima, quello per cui vale la pena vivere. Non posticipate, fatelo oggi, adesso!”.

Per non perdere le novità di Claudio Pelizzeni seguite:

Condividi!