Nell’agosto del 2021 ho lasciato il mio lavoro a tempo indeterminato, perché ero frustrata ed insoddisfatta della mia vita personale e professionale.

Dopo un percorso interiore con una professionista, ho capito che volevo viaggiare per mostrare a tutti coloro che non se lo potevano permettere, le meraviglie che si trovano in giro per il mondo. Così sono partita zaino in spalla con l’intento di visitare la Spagna del Nord ed il Portogallo con il bus.

Ho visto luoghi meravigliosi e città molto affascinanti, ma c’era un qualcosa che non mi permetteva di essere completamente felice: la solitudine. Ero partita entusiasta e felice di questo cambiamento, ma non avevo previsto che mi sarebbe mancato qualcuno con cui condividere tutto questo. 

Ho percorso metà del mio viaggio in solitaria, arrivando in Portogallo. Nel frattempo grazie ai social, lavorando come blogger ho iniziato a conoscere altre persone e così dopo esserci rincorsi tra Spagna e Portogallo, finalmente sono riuscita a giungere a Fatima nello stesso giorno in cui era arrivato un altro ragazzo che, a differenza mia, aveva percorso il cammino di Santiago a piedi.

La felicità nell’incontrarsi finalmente di persona è stata tanta ed in quel momento ho capito quanto fosse sterile il mio viaggio sin qui. Solo condividendo dei percorsi con altre persone, si possono trovare esperienze che valgano la pena di essere raccontate, perché sono storie di cambiamento, alcune volte radicali.

Il mio amico per la notte aveva trovato ospitalità in una casa di accoglienza per pellegrini, gestita da un italiano: Antonio. Come succede alle persone che vivono in altro paese, lui era entusiasta di invitarci a cena, per farci conoscere la sua realtà portoghese e noi abbiamo accettato curiosi.

Ed è qui che abbiamo passato una meravigliosa serata, a Fatima, nella casa che gestisce Antonio che si è trasferito dall’Italia per aiutare i più bisognosi in Portogallo e fa parte dell’Associazione Papa Giovanni XXIII fondata da Don Benzi nel 1968, impegnato nel contrasto dell’emarginazione e della povertà.

Comunità Papa Giovanni XXIII

Trascorrere una serata in compagnia dopo 3 settimane in solitaria, per me è stata una benedizione tra una pasta al pesto e un buon bicchiere di Porto. Sono arrivata in hotel, sapendo che dopo quella serata qualcosa sarebbe cambiato nella mia vita. Infatti la sera successiva sono tornata per passare un’altra cena in compagnia ed ho scoperto che Antonio non ospita solo i pellegrini impegnati nell’affrontare il cammino di Santiago, ma questa è una vera e propria casa famiglia che accoglie temporaneamente o stabilmente i senza tetto, che non possono permettersi di pagare un affitto o semplicemente percepiscono la pensione minima. È riuscito a realizzare la sua vocazione: aiutare i più bisognosi in Portogallo

L’atmosfera in casa era di gioia, condivisione ed accoglienza e questo non mi ha lasciata indifferente, ho pensato: “Qui mi sento a casa, anche se sono a circa 2000 km dal mio paese, l’Italia”.
Non ci crederete, ma avevo prenotato alberghi e spostamenti due giorni in anticipo per tutto il viaggio, ma non per la tappa successiva a Fatima, perché ero stanca di tutti quei cambiamenti e viaggi in bus giornalieri, avevo bisogno di fermarmi per riorganizzare le idee. Così avevo riservato una camera in hotel per due notti, senza fare programmi per i giorni successivi.

Io credo che nulla succeda per caso e il destino o provvidenza decidano per noi nei momenti  di difficoltà ed infatti è successo qualcosa di non programmato. Dopo la cena tutti insieme Antonio mi ha proposto di fermarmi qui a Fatima, per capire meglio l’organizzazione dell’accoglienza ed entrare in contatto con gli abitanti della casa famiglia. Non ci potevo credere, perché era proprio quello di cui avevo bisogno: stare con altre persone, vivere per alcuni giorni un po’ di normalità e sentire di nuovo il calore delle persone, ascoltare le loro storie, ridere e chiacchierare tutti insieme.

Gli ho risposto entusiasta: “Credo che tu mi abbia letto nel pensiero, accetto con gioia” ed ancora più inaspettatamente lui mi ha risposto: “Sara, non devi avere fretta, puoi rimanere qui quanto vuoi, prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno. Puoi stare qui un giorno, una settimana o un mese, io non ti mando via”. In quel momento ho pensato: ”Sono veramente felice di fermarmi ed essere accolta con tanto calore e in modo disinteressato. Ora so con certezza che nel mondo esistono ancora delle persone che vogliono il bene degli altri senza pensare ad un ritorno economico, quasi mi sembra impossibile ed invece è realtà”.

Casa famiglia Papa Giovanni XXIII

La sera successiva dopo il trasferimento, ho chiesto ad Antonio di raccontarmi la sua storia. 

Originario della Puglia a causa di una serie di eventi difficili, ha deciso di rivoluzionare tutta la sua vita per aiutare le persone emarginate, coloro a cui la vita ha tolto ingiustamente qualcosa come l’affetto di una famiglia o una casa in cui vivere stabilmente e quindi trasferirsi dall’Italia per aiutare i più bisognosi in Portogallo.

Così si è trasferito in Portogallo per gestire la casa famiglia ed accogliere sia i più bisognosi, sia i pellegrini in visita al santuario di Fatima costruito in ricordo delle apparizioni di Maria, madre di Gesù, a tre giovani pastori nel 1917.

Quello che si respira in questa casa è gioia, aiuto reciproco, empatia e il calore di un sentimento vero che Antonio prova per tutti i bisognosi che accoglie.

Accoglienza Papa Giovanni XXIII

Solo venendo qui e vivendo con queste persone, si può capire quanto a volte siamo chiusi, egoisti e quasi indifferenti ai problemi di chi è bisognoso non solo economicamente, ma anche affettivamente e di come tra di noi non ci sia quasi più amore fraterno, di come ci teniamo a distanza ed invece qui si sperimenti l’amore disinteressato, l’allegria, gli abbracci che fanno bene al cuore e all’anima.

Ancora mi stupisco di come coloro che stanno bene economicamente, hanno una bella casa ed una famiglia con cui condividere gioie e dolori, siano spesso frustrati, poco riconoscenti, arrabbiati ed insoddisfatti. Mentre coloro che si trovavo qui, nonostante tutte le difficoltà che hanno vissuto e che stanno vivendo, sono sempre pronti a regalare un sorriso gratuito, senza volere nulla in cambio. Abbiamo molto da imparare da queste persone, soprattutto a vivere con più semplicità, rompendo quel cerchio che ci vuole sempre di corsa, senza tempo è costantemente al lavoro o in cerca di distrazioni.

Ogni giorno si compie un rito: la pratica degli abbracci giornalieri. Ovvero ci si abbraccia almeno una volta al giorno, per ricordare gli uni agli altri il bene che ci vuole vicendevolmente e per diffondere il messaggio che l’amore è il sentimento più bello ed importante del mondo.

Molti sono i progetti che Antonio ancora vuole realizzare, primo fra tutti spostarsi in una casa più grande per accogliere ancora più persone. Gli auguro che possa realizzare questo suo desiderio, perché fermandomi qui per un po’ di tempo ho potuto vedere con i miei occhi con quanta pazienza, passione ed amore gestisce questa casa che è frutto della sua vocazione ad aiutare le persone in difficoltà.

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