Se c’è un luogo nelle Langhe UNESCO dove l’arte, la storia del vino e la grande musica si incontrano, quello è Monforte d’Alba.
Vi propongo qui l’itinerario perfetto, un percorso completo che vi guiderà attraverso le bellezze essenziali di questo borgo: dai suoi tesori sacri ai panorami infiniti sui vigneti di Barolo.
La maestosità della Madonna della Neve
Iniziamo la visita dalla Chiesa Parrocchiale della Madonna della Neve. Parcheggiate l’auto nel piazzale, dove la vostra attenzione sarà catturata dalla scultura monumentale “Io sono la chiave” dell’artista Franco Sebastiano Alessandria.

Questa imponente opera in metallo raffigura un Cristo crocifisso alto oltre tre metri, interamente forgiato utilizzando chiavi antiche (che compongono la figura di Gesù) e serrature (il basamento e la croce) e simboleggia la fede cristiana, rappresentando la figura di Gesù Cristo crocifisso e il sacrificio di Cristo per la salvezza dell’umanità.
Nel cuore suggestivo di Monforte d’Alba, la Chiesa della Madonna della Neve (conosciuta come il Duomo) si rivela come un autentico scrigno di storia e bellezza, nonché la scelta d’elezione per le coppie che desiderano un matrimonio intriso di charme e significato. Sebbene l’architettura imponente crei un’atmosfera profondamente suggestiva, la chiesa è di fatto un esempio di chiaro stile neogotico, relativamente recente, costruito tra il 1909 e il 1912.

La facciata è resa scenografica da una doppia scalinata che conduce al portale principale. Questo ingresso maggiore, incorniciato in pietra e dotato di lunetta in bassorilievo, è affiancato da due ingressi laterali più piccoli. La parte superiore si completa con un gioco di archetti e due pinnacoli slanciati. Sul lato sinistro, domina il maestoso campanile alto 54 metri.
All’interno, la chiesa si sviluppa su una pianta a croce latina, dove quattro possenti colonne sostengono la volta centrale, decorata con affreschi dorati e blu. L’altare in marmo e le scene affrescate dedicate a Maria nel transetto completano la ricchezza di questo luogo, unendo solennità storica e scenari fotogenici.

Varcate la soglia di questo edificio, ricostruito in stile Neo-Gotico tra il 1909 e il 1912. Gli splendidi interni a croce latina, con le loro ampie volte a crociera, sono un inno al cielo: sono decorati prevalentemente in blu cobalto e azzurro pastello. Questa decorazione (opera di Fedele Finati) crea un’atmosfera serena e maestosa, mentre gli affreschi nel transetto di Luigi Morgari completano la ricchezza visiva di questo tesoro in Langa.
Salita emozionale: borgo, panorama e anima Jazz
Lasciata l’eleganza della chiesa, avventuratevi nelle stradine acciottolate del centro storico, il “Monfortine”. La salita graduale è un piacere per gli occhi, tra scorci medievali e antiche case in pietra.
Al culmine, trovate l’iconico Auditorium Horszowski. Questo non è un teatro costruito, ma un magnifico anfiteatro naturale, ricavato dalla piazza antica sfruttando la pendenza del terreno. La sua bellezza è data dal fondale storico: la Torre Campanaria romanica (resto della chiesa medievale demolita), le mura del Castello Scarampi e gli Oratori antichi che incorniciano il palco.

L’Auditorium è stato intitolato nel 1986 al celebre pianista polacco Mieczysław Horszowski in occasione di un suo memorabile concerto. La particolare conformazione geologica e la ricchezza delle mura circostanti conferiscono a questo luogo una acustica straordinaria e un’atmosfera sospesa nel tempo, rendendolo una delle location all’aperto più suggestive al mondo.
Il ritmo di Monforte: Monfortinjazz
Proprio in questo scenario da sogno, ogni estate (solitamente tra luglio e agosto), prende vita il Monfortinjazz. Non è solo un festival, ma una delle rassegne jazzistiche più prestigiose d’Italia.
Nato dall’intuizione di valorizzare la bellezza dell’Auditorium, il festival è cresciuto negli anni fino ad attrarre artisti internazionali di altissimo calibro (come Chick Corea, Pat Metheny e Jan Garbarek), che si esibiscono in un contesto intimo e magico.
Ascoltare musica jazz di fama mondiale avvolti dal silenzio delle colline e dalla magia di un tramonto piemontese è un’esperienza che unisce arte, paesaggio e alta cultura.
Se pianificate la visita in quel periodo, assicuratevi di controllare il calendario degli eventi: il Monfortinjazz è il motivo per cui Monforte è conosciuta ben oltre i confini del vino.
La Panchina Gigante: il progetto e la visione di Chris Bangle
Dopo l’immersione nel borgo, la Big Bench (Panchina Gigante), situata in posizione panoramica, vi attende.
Questa installazione fuori scala fa parte del Big Bench Community Project (BBCC), un’iniziativa culturale e turistica ideata dal famoso designer americano Chris Bangle e da sua moglie Catherine, che hanno scelto le Langhe come loro casa.

Obiettivi e impatto del progetto
Nata nel 2010 a Clavesana, l’idea è diventata un movimento no-profit con due scopi principali:
Nuova prospettiva: l’installazione di una panchina, ingrandita fuori misura, vuole farci sentire di nuovo bambini, offrendo una prospettiva unica e “ridimensionata” sulla grandezza del paesaggio. Sedersi sulla panchina è un invito a rallentare e a godersi la bellezza delle colline UNESCO.
Valorizzazione del territorio: il progetto è gestito come iniziativa comunitaria. Le panchine vengono realizzate esclusivamente con fondi privati e il lavoro di volontari e artigiani locali. La fondazione BBCC fornisce gratuitamente il design e il marchio, ma esige che il comune ospitante si impegni a valorizzare le eccellenze artigiane del posto e a promuovere il turismo sostenibile nelle aree rurali meno battute.
Pause di gusto: i sapori autentici delle Langhe
Monforte è sinonimo di eccellenza enogastronomica. Per la pausa pranzo, le osterie locali vi offriranno il meglio della tradizione Piemontese.
Assolutamente da gustare le saporite carni (come il brasato al Barolo o il vitello tonnato e gli iconici plin (piccoli ravioli) magari insaporiti con una grattugiata di tartufo che potreste trovare nel territorio circostante, sperimentando l’esperienza di una caccia al tartufo unendovi a un esperto cercatore di tartufi e ai suoi cani addestrati.

Per concludere, non perdetevi i dolci iconici: l’imperdibile Torta di Nocciole (spesso servita con zabaione caldo), il cremoso Bunet (budino di cacao e amaretti) o la classica Panna Cotta. Non dimenticate di abbinare il tutto con un calice di Barolo DOCG o un Moscato per il dessert.
Non perdetevi poi un’esperienza autentica con una visita in una cantina di produzione vitivinicola.
Passeggiata tra i filari fino alla Chiesa colorata
L’ultima tappa richiede un breve spostamento in auto per raggiungere la zona collinare esterna. Parcheggiate e godetevi l’ultima passeggiata tra i filari che vi condurrà alla suggestiva Cappella della Madonna delle Grazie, l’indimenticabile “chiesetta colorata” (spesso chiamata Cappella del Barolo).
L’edificio fu costruito nel 1914 come semplice riparo per i contadini dalle intemperie (come grandine e temporali) e non fu mai consacrato. Dopo l’acquisto del vigneto Brunate da parte della famiglia vinicola Ceretto nel 1970, la struttura cadde in uno stato di abbandono, riducendosi a un rudere e venendo usata persino come deposito per attrezzi agricoli (poteva contenere un trattore!).

Fu l’intuizione della famiglia Ceretto, guidata dal desiderio di creare un progetto che unisse il prestigio del Barolo con l’arte contemporanea, a salvare il rudere.
Nel 1999 fu commissionato il restauro a due giganti internazionali:
Lo statunitense Sol LeWitt si occupò dell’esterno, scegliendo forme geometriche e colori sgargianti e vivaci.
L’inglese David Tremlett si dedicò agli interni, utilizzando la sua tecnica distintiva a wall drawing con tonalità calde che richiamano i colori della terra e del vino.
Questa trasformazione cromatica e artistica ha reso la Cappella un simbolo di rinascita culturale, elevandola da semplice rudere a icona delle Langhe UNESCO.
Monforte d’Alba è un gioiello che merita ogni chilometro. Quindi salva questo articolo per pianificare il tuo prossimo weekend tra il Barolo e l’arte. Lasciati meravigliare dalla magia delle Langhe UNESCO!
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