Siena non è una città da “mordi e fuggi”. È un luogo che ti scruta, che ti mette alla prova tra le sue vie acciottolate e che si concede solo a chi sa guardare dove gli altri passano dritti. Dopo averla visitata tutta, ho capito che la sua vera magia non sta nei grandi monumenti da cartolina, ma nei dettagli che nessuno ti racconta.
Se volete viverla davvero, dimenticate il navigatore: ho scritto per voi un itinerario, che vi svela monumenti, leggende e cibo tipico.
Giorno 1: il battito del Campo e la voce del “Mangia”
Il mio primo rito è sempre lo stesso: arrivo in Piazza del Campo e mi siedo sul mattonato rosso, proprio lì, nella “conchiglia“.

Si chiama così perchè è stata modellata su un antico campo agricolo, inclinata verso la Fonte Gaia per far defluire l’acqua e divisa in nove grandi spicchi. che rappresentano i nove Signori che la governarono nel suo periodo di massimo splendore.
Fonte Gaia: l’acqua che fece impazzire di gioia i senesi
Quando l’acqua arrivò finalmente in Piazza nel 1343, dopo anni di scavi, i senesi fecero una festa incredibile. La gioia (la “gajezza”) fu tale che la fonte venne battezzata “Gaia”. Immaginate l’emozione di vedere l’acqua sgorgare nel punto più alto e difficile della città dopo chilometri di gallerie scavate a mano nel buio.
Quella che vedete oggi in Piazza è una copia fedele dell’Ottocento, ma l’originale (conservata nel Museo di Santa Maria della Scala) fu scolpita da Jacopo della Quercia tra il 1409 e il 1419.

Osservate le sculture: vedrete le “Acca Larentia” e “Rea Silvia” con i piccoli Romolo e Remo. È un richiamo alla leggenda secondo cui Siena fu fondata dai figli di Remo, Senio e Ascanio. Oggi la fonte è il punto di ritrovo preferito non solo dai turisti, ma anche dai contradaioli che, dopo la vittoria del Palio, corrono qui a festeggiare bagnandosi nelle sue acque.
La torre del Mangia
Davanti a me svetta la torre del Mangia, 87 metri di puro orgoglio. La amo perché è nata da una sfida: doveva pareggiare al centimetro l’altezza del campanile del Duomo, per gridare al mondo che Stato e Chiesa qui hanno lo stesso peso.

Inoltre la chiamano così in omaggio a Giovanni di Balduccio, il primo custode detto il “Mangiaguadagni” perché spendeva tutto nelle taverne. Se avete fiato, salite i suoi 400 gradini: arriverete faccia a faccia con Sunto, la grande campana che è la voce di Siena. Originariamente aveva un uso civico e batteva le ore e chiamava le adunanze. Oggi scandisce i tempi del corteo storico, accompagnandone l’intero svolgimento. Il nome Sunto deriva dal fatto che la campana è dedicata a Maria Vergine Assunta in cielo.
Sulla piazza affacciano dei meravigliosi dimore nobiliari e all’interno di Palazzo Pubblico si trova il Museo Civico che si trova al primo piano e nei quali sono conservati i capolavori dell’arte senese.
La loggia della mercanzia
Nella mia visita passo sempre davanti alla loggia della mercanzia celebre perchè qui Antonio Federighi realizzò le magnifiche statue di Sant’Ansano e San Vittore, entrambe raffigurate mentre volgono con fierezza e orgoglio lo sguardo verso destra, in direzione di Firenze, quasi a voler proteggere la città dalla sua antica e irriducibile rivale. Qui inoltre era il luogo dove un tempo i mercanti decidevano le sorti dell’economia europea. È il punto esatto in cui la città respira e si incrocia.
Per pranzo, non accetto compromessi: vado da Tuscanello dove ordino i pici: grossi, irregolari, fatti a mano. È il mio “comfort food” senese.
Giorno 2: una vista pazzesca sulla città
C’è un appuntamento a cui non manco mai: la salita al Facciatone al mattino presto. È il relitto di quello che doveva essere il Duomo Nuovo, una cattedrale così immensa che la peste decise di fermare per sempre.
Vi consiglio di puntare la sveglia presto, fare colazione al bar storico Nannini che è un’istituzione a Siena per i suoi dolci tradizionali senesi, caffè e aperitivi, che porta avanti la tradizione di famiglia dal primo ‘900 ed arrivare al Facciatone all’apertura per fare meno coda.

La passerella in cima è stretta e il vento punge, ma la vista a 360 gradi che abbraccia la Torre del Mangia e le colline del Chianti è, senza mezzi termini, la più potente della città.
Il Duomo: Un tappeto di marmo unico al mondo
Continuo il mio tour con la visita del Duomo il cui nome è Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta. Già da fuori la facciata è uno spettacolo gotico senza eguali, ma appena varcata la soglia, abbasso lo sguardo e mi rendo conto del perchè il pavimento del Duomo di Siena è stato definito da Vasari “il più bello, grande e magnifico che mai fosse stato fatto”. È un libro di pietra dove 40 artisti hanno intarsiato marmi preziosi per raccontare storie bibliche ed esoteriche.

Il mio consiglio: Se visitate la città tra fine giugno e ottobre, potrete vederlo completamente scoperto: è un’emozione che vale da sola l’intero viaggio.
La Libreria Piccolomini: un’esplosione di colore
Mentre camminate lungo la navata sinistra, troverete una porta che sembra un portale per un altro mondo. È la Libreria Piccolomini. Appena entrati, il contrasto tra il bianco e nero del Duomo e i colori accesi degli affreschi di Pinturicchio vi lascerà senza fiato. Sembrano dipinti ieri, invece hanno più di 500 anni. È qui che viene custodito il tesoro di Papa Pio II, ed è qui che la luce di Siena si fa pittura pura.
La Cripta e il Battistero
Uscite e girate intorno alla cattedrale per scendere verso il Battistero di San Giovanni. Qui il protagonista è il Fonte Battesimale, dove hanno lavorato giganti come Donatello e Jacopo della Quercia. Con la sua atmosfera magica in penombra, vi lacerà senza parole per la bellezza.

Un’ sorpresa è la Cripta: rimasta sigillata e dimenticata per sette secoli, è stata riscoperta solo nel 1999. I colori dei dipinti del Duecento sono rimasti intatti perché protetti dal buio e dai detriti. È il luogo più intimo e potente di tutto il complesso.
I luoghi insoliti della città
La Croce incisa
Mentre scendo dal Duomo, guardo bene i gradini del sagrato per vedere la Croce incisa. La leggenda narra che proprio qui il Diavolo, furibondo perché Santa Caterina gli strappava le anime con la preghiera, cercò di aggredirla. Finì malissimo per lui: fu respinto con tale forza da cadere rovinosamente, lasciando un marchio nella pietra che i senesi hanno poi “segnato” con quella croce per tenerlo lontano in eterno. Calpestate quel punto e sentirete la forza di questa terra.
Il mistero di Via del Re: il “Refe Nero” e la Sirena a due code
Mentre cammino verso il Duomo, rallento in via del Refe Nero. Qui, se alzo lo sguardo verso i palazzi, Siena mi metterà alla prova con due enigmi di pietra che adoro raccontare.
La testa del Refe Nero: è appesa alla facciata di un palazzo e la leggenda popolare parla del “Refe Nero”, un sarto o un mercante di fili, appunto “refe” talmente avaro e astuto da essere rimasto letteralmente “pietrificato” nel tempo. E’ un monito silenzioso: la città osserva tutto, anche i vizi più nascosti.
La Sirena Bicaudata (a due code): poco distante, cercate tra i rilievi dei palazzi o i capitelli dei portoni la figura di una sirena con due code. È un simbolo medievale potentissimo e ambiguo, che rappresenta la doppia natura dell’uomo, diviso tra terra e mare, tra spirito e carne. Trovarla tra i mattoni rossi di una città di collina, così lontana dal mare, dà sempre un senso di mistero esoterico che rende Siena ancora più magnetica.

- Nel pomeriggio, vado a cercare la finestra più piccola del mondo in Piazza di Postierla e poi allungo il passo verso Via dei Rossi per salutare la donna alla finestra. È lì che aspetta da secoli, un busto di pietra che mi ricorda sempre che Siena è, prima di tutto, una città di attese e passioni pazienti.
Giorno 3: la bellezza che non delude mai
L’ultimo giorno lo dedico alla bellezza che rigenera con due luoghi speciali.
Il Santuario e la casa di Santa Caterina
Scendo verso la valle di Fontebranda, per visitare in un luogo carico di un’energia silenziosa: il Santuario nato dalla casa natale di Caterina Benincasa.

La Santa dei “Popolani”: Caterina era la ventitreesima figlia di un tintore. Entrare nella sua casa significa capire la Siena del popolo. Mi piace perdermi tra i portici dei vari oratori (quello della Cucina è spettacolare) e osservare come la fede qui si sia trasformata in arte, con affreschi che raccontano la sua vita incredibile: una donna che nel Trecento scriveva ai Papi e ai Re per riportare la pace.
La “Camera” e il Cilicio: È possibile visitare il piccolo cubicolo dove la Santa dormiva sulla nuda terra, usando una pietra come cuscino. È un luogo che toglie il fiato per la sua semplicità estrema, circondato dallo sfarzo delle cappelle barocche costruite successivamente.
Il legame con San Domenico: Poco distante dalla casa, dovete assolutamente entrare nella Basilica di San Domenico. È qui che si conserva la reliquia della Sacra Testa di Caterina. Ma il dettaglio che preferisco è l’affresco del Sodoma che la ritrae in estasi: la sua figura sembra quasi fluttuare, un contrasto perfetto con la massiccia architettura gotica della chiesa.
Fontebranda
Proprio ai piedi della casa di Santa Caterina si trova Fontebranda, la più antica e celebre fonte di Siena. Mentre ammiro le sue imponenti arcate gotiche, penso che persino Dante ne scrisse nella sua Commedia.

È un luogo d’ombra e di frescura dove un tempo i tintori lavoravano le stoffe e dove oggi si respira la forza del passato. Infatti mi sono fermata ad ascoltare lo scorrere dell’acqua: è il suono della Siena più vera e laboriosa.
La Pinacoteca Nazionale
Mi chiudo nella Pinacoteca Nazionale, famosa per la sua raccolta di dipinti “fondi oro” del Trecento e Quattrocento senese È un’esperienza mistica, un silenzio dorato che non trovi altrove.
Poi, mi infilo nel cortile di Palazzo Chigi Saracini. Se siete fortunati, sentirete le note di un violino uscire dalle finestre dell’Accademia Chigiana. È la colonna sonora perfetta per salutare la città tra pozzi monumentali e statue barocche.
Per l’ultima cena , vado a colpo sicuro: Osteria Papey. È un posto di contrada, schietto, dove è possibili degustare i piatti tipici senesi e non ci sono filtri, il vino scorre facile tra i racconti della giornata.
Guida pratica: tour guidati, biglietti, prenotazioni e dove dormire
Se non avete voglia di girare da soli la città, potete prenotare un tour guidato che comprende anche la visita al Duomo con una bravissima guida che vi farà scoprire i segreti di Siena.
Se invece volete fare una tour del vino tra le colline del Chianti, potete prenotare questa bellissima gita nelle cantine con degustazione.
Come prenotare il Complesso del Duomo (Opa Si Pass)
Per evitare le code, acquistate l’Opa Si Pass sul sito ufficial del Duomo. Se visitate la città durante la scopertura del pavimento (giugno-ottobre), la prenotazione online è vitale.
Dove dormire a Siena: svegliarsi sopra i tetti
Per dormire ho prenotato il B&B I Tetti di Siena, perchè svegliarsi, aprire la finestra e vedere la il Duomo che sbuca il cielo tra i tetti rossi, ti lascia a bocca aperta.
Il Palio: non una corsa ma l’anima delle 17 Contrade
Parlare di Siena senza citare il Palio è impossibile, ma attenzione: non chiamatelo mai “manifestazione turistica”. Il Palio è un rito ancestrale che si celebra ufficialmente due volte l’anno, il 2 luglio (Palio di Provenzano) e il 16 agosto (Palio dell’Assunta), ma che per un senese dura 365 giorni.
Le Contrade: Piccoli stati nel cuore della città
Siena è divisa in 17 Contrade ed ogni Contrada è un vero e proprio piccolo stato con i suoi confini, il suo museo, la sua chiesa e il suo popolo. Entrando nei vicoli, noterete spesso delle bandiere alle finestre o delle formelle in ceramica sui muri: indicano in quale territorio vi trovate.
Curiosità storica: Le Contrade nacquero nel Medioevo con scopi militari e amministrativi, ma oggi sono il collante sociale della città. Se vedete un gruppo di persone cenare in mezzo alla strada su lunghe tavolate, siete nel cuore di una festa di Contrada.

La Piazza che diventa pista
Durante i giorni del Palio, Piazza del Campo si trasforma. Viene ricoperta dal “tufo” (una miscela di terra e sabbia dal colore bruciato) per permettere ai cavalli di correre. La corsa in sé dura poco più di 90 secondi, ma la tensione che si respira nel momento della “mossa” (la partenza) è qualcosa che vibra nello stomaco anche di chi non è nato qui.
Il mio consiglio: Se non siete a Siena nei giorni del Palio, cercate comunque l’oratorio o il museo della Contrada in cui state passeggiando. Chiedete se è possibile visitarlo: è lì che sono custoditi i “Drappelloni” (i palii vinti), veri capolavori d’arte che raccontano secoli di vittorie e passioni.
Siena è un incantesimo di pietra ed orgoglio che aspetta solo di essere scoperto. Portate scarpe comode e occhi curiosi: la magia della conchiglia più bella del mondo farà tutto il resto.
NOTA FINALE:
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