Se c’è una regione italiana che unisce bellezza storica, arte e un’atmosfera serena ideale per chi viaggia da solo o in compagnia, quella è il Piemonte delle Langhe.
Questa terra partendo dalle vigne dichiarate PATRIMONIO UNESCO passando per i centri storici rinascimentali, è un invito a rallentare, assaggiare e riscoprirsi in maniera sostenibile.
Ecco un itinerario sostenibile pensato per ottimizzare i tuoi spostamenti e goderti appieno le gemme del Cuneese, delle Langhe e del Monferrato.
Mondovì
La prima tappa è Mondovì una città dal modo di vivere sostenibile, che si svela in due parti distinte. La prima è Breo, quella bassa e commerciale e la seconda, è Piazza, l’antico borgo in cima alla collina.
Puoi iniziare la visita nel centro storico di Breo (città bassa), con i suoi portici e la piazzetta San Pietro, lasciando l’auto vicino alla vecchia Stazione.
Poi sali a Piazza che è raggiungibile grazie alla sua storica funicolare. Piazza è un balcone panoramico sulle Alpi e un luogo di quiete dove il tempo sembra essersi fermato tra edifici barocchi, l’antica Cattedrale e le tracce della sua gloriosa storia.
L’esplorazione della città inizia a Piazza Maggiore, l’antica Agorà, cuore pulsante della vita politica e amministrativa di un tempo e centro storico che ha dato il nome al rione.

Questa piazza possiede una forma curiosa e affascinante: è spezzata su due livelli da un’elegante scalinata che addolcisce la naturale inclinazione del terreno. A fare da corona a questo palcoscenico storico si innalzano gli edifici più importanti e ricchi della città: dal Palazzo dei Bressani, riconoscibile per il suo tetto merlato, si passa al solenne Palazzo del Governatore e all’antico Palazzo di Città.
Ecco poi altri suggestivi luoghi da vistare a Mondovì.
La Chiesa barocca della Missione: Da Piazza Maggiore, una breve passeggiata ti porta alla Chiesa della Missione (Chiesa di San Francesco Saverio). Fondata dai Gesuiti tra il 1665 e il 1678, questa chiesa, decorata dal padre gesuita Andrea Pozzo, è un capolavoro di trompe l’oeil (illusione ottica), celebre per la sua falsa cupola. I segreti del monumento sono valorizzati dal progetto “Infinitum”, un’attrazione tecnologica che permette di esplorare i dettagli con dispositivi 3D.

Musei e belvedere: Da Piazza Maggiore, proseguendo lungo Via Vico per poi svoltare a destra, si raggiunge piazza d’Armi.
Museo della Stampa: Da qui, prendendo una scala situata sulla destra dell’edificio scolastico, si raggiunge il Museo della Stampa. Qui si possono osservare torchi, presse e caratteri mobili, che narrano l’evoluzione della tipografia che rese Mondovì famosa per aver stampato il primo libro del Piemonte nel 1472.
Museo della Ceramica: Visita anche il Museo della Ceramica (MOMUC), ospitato nello storico Palazzo Fauzone di Germagnano. La collezione espone oltre 600 pezzi che illustrano l’importante tradizione ceramica artistica e industriale del Monregalese, in un contesto architettonico di grande pregio.
Il Belvedere: Il percorso ti conduce infine al Belvedere, dove la sua antica torre offre un colpo d’occhio unico su tutto l’arco alpino piemontese.
Tesori della tavola Monregalese
La cucina di Mondovì e del suo territorio celebra i sapori ricchi e robusti di montagna e collina con ingredienti coltivati in maniera sostenibile.
Primi ricchi e sfiziosi: Inizia il tuo percorso con i ravioli fatti in casa, plin o le raffinate crêpes con fonduta, un primo piatto che unisce la delicatezza della pasta con la cremosità intensa dei formaggi locali come il Raschera, bross di ricotta, Sola e Testun.
Sapori di terra e bosco: I secondi piatti sono un inno alla selvaggina e ai prodotti del bosco: imperdibili i brasati (carni stufate a lungo), la faraona alle nocciole e il tacchino alle castagne.
Dolce conclusione: Il finale è affidato ai dolci fatti in casa, tra cui spiccano le celebri Paste di meliga di Pamparato (biscotti secchi di farina di mais) e le dolci risòle tipiche di Mondovì.

- Non dimenticare di assaggiare un frammento della sua tradizione liquore: il Rakikò. Nato in città nel 1924, questo amaro e tonico liquoroso è straordinariamente versatile, apprezzato tanto come aperitivo quanto come digestivo. Il suo nome distintivo contiene un omaggio al suo ideatore, Francesco Comino, le cui iniziali del cognome (‘KO’) sono nascoste nella formula. Un sorso di Rakikò è un sapore unico della terra monregalese.
Consigli TOP: esperienze uniche e natura intorno a Mondovì
Per chi cerca l’avventura e le attrazioni fuori dal comune, Mondovì è un hub perfetto:
Santuario di Vicoforte (5 km): Monumento barocco di rilevanza mondiale, vanta la cupola ellittica più grande del mondo. Grazie al progetto “Magnificat”, è possibile fare una visita adrenalinica: salire con casco e imbragatura tra i cunicoli dell’antico cantiere.

- Grotte Carsiche: Il sottosuolo del Monregalese è ricco di grotte. Tre cavità sono visitabili: la più grande e famosa è la Grotta di Bossea, in Val Corsaglia, una delle più imponenti grotte turistiche italiane.
Oasi di Crava-Morozzo: Un concentrato di natura a dieci minuti d’auto, un vero santuario verde che si estende per circa 290 ettari, ideale per l’osservazione di circa 150 specie di uccelli.
- Volo in mongolfiera: Mondovì è la capitale italiana del volo ad aria calda. Alzando lo sguardo è facile imbattersi in mongolfiere, ed è possibile sperimentare l’emozione del volo con piloti esperti.

Saluzzo
Saluzzo è un gioiello medievale, antica capitale dell’omonimo Marchesato, che ha conservato intatto il suo fascino rinascimentale. L’atmosfera qui è d’altri tempi: un luogo ideale per perdersi in solitaria tra i vicoli acciottolati e godere della magnifica vista del Monviso (il “Re di Pietra”) che domina l’orizzonte.

L’itinerario
Si consiglia di iniziare la visita dal centro storico basso detto anche Borgo Nuovo, dove si trovano la maggior parte dei parcheggi e i servizi principali. Qui si possono ammirare:
La Cattedrale di Saluzzo (Duomo): Partendo dal Duomo, imponente cattedrale gotico-piemontese situata in Piazza Risorgimento, si ammira il contrasto cromatico dei suoi mattoni rossi.

La salita al centro storico alto: Dalla piazza, prendi via Volta o via San Giovanni per iniziare l’ascesa. La strada acciottolata ti conduce progressivamente alla parte alta, o Castiglia.
Casa Cavassa: Durante la salita, raggiungerai Casa Cavassa (Via San Giovanni), uno splendido esempio di dimora rinascimentale del XV secolo. Cerca lo stemma della famiglia Cavassa con il motto latino: “Droit Quoi Quil Soit” (Giustizia quale che sia).
Chiesa di San Giovanni: Proseguendo l’ascesa, incontri la Chiesa di San Giovanni con il suo campanile gotico. Non perdere il chiostro interno, un’oasi di pace. Un dettaglio insolito: una via (Via Tapparelli) passa in un tunnel proprio sotto le navate della chiesa.
Il Culmine: la Castiglia e la torre Civica: Al termine della salita si erge la Castiglia, l’antico castello marchionale (già fortezza e poi carcere) che domina la città. Nelle vicinanze si trova la torre Civica, che offre la migliore vista panoramica.

️ A caccia di sapori tipici
A Saluzzo troverai una cucina ricca e varia, creata con ingredienti del territorio coltivati in maniera sostenibile.
Carni e presidi Slow Food: Oltre al classico Vitello Tonnato, non perdere la Gallina Bianca di Saluzzo, un importante Presidio Slow Food.

Formaggi e latticini: La zona è rinomata per i suoi formaggi: assaggia il celebre Castelmagno DOP, il fresco Toumin dal Mel, il Nostrale e la Toma d’Elva.
Dolci e pasticceria: I maestri pasticceri propongono i Saluzzesi al Rhum, le dolcezze alla nocciola e le Castellane (dolci a base di cioccolato).
Vini locali: Per accompagnare, prova i vini del Marchesato come il rosso Pelaverga e il Quagliano, spesso servito come vino da dessert.
Mercati: Per acquistare prodotti freschi e formaggi, visita il Mercato delle Donne che si tiene ogni sabato in Via Volta, o la storica Fiera di Sant’Andrea.
Consigli TOP: le fortezze del Marchesato
Saluzzo è un ottimo punto di partenza per visitare altri capolavori del suo ex Marchesato:
Abbazia di Staffarda (12 km): Una delle più importanti abbazie cistercensi del Piemonte.
Castello della Manta (6 km): Imponente fortezza famosa per i suoi affreschi tardo-gotici.
Fossano
Fossano, nata nel lontano 1236, ti accoglie con il respiro della storia impresso nel suo maestoso Castello dei Principi d’Acaja. Questo monumento, eretto tra il 1324 e il 1332 per volontà di Filippo I d’Acaia (le cui quattro torri quadrate dominano Piazza Castello), si trasformò presto in un elegante palazzo residenziale dei Savoia, che aggiunsero i pregevoli loggiati cinquecenteschi.
Le sue mura, che conobbero ruoli drammatici come carcere (tragicamente famoso per l’internamento di 1800 Valdesi nel 1689) e poi caserma militare, oggi si sono addolcite per ospitare un vivace centro culturale: la biblioteca civica e l’Archivio Storico.

La solennità neoclassica della cattedrale: A connettere il Castello con il nucleo più intimo del Borgo Vecchio si staglia la Cattedrale di Santa Maria e San Giovenale. La sua imponente facciata neoclassica in mattoni a vista, caratterizzata da colonne corinzie, risale al progetto di Mario Ludovico Quarini e fu consacrata nel 1791, rimpiazzando l’antica collegiata duecentesca. L’interno, a croce latina, custodisce opere di artisti locali e affreschi ottocenteschi. Il suo maestoso campanile, che conserva ancora le basi del Trecento, veglia sulla città.

Il trionfo del barocco (Battuti Rossi): Il centro storico, intanto, pulsa di eleganza Barocca: numerosi palazzi nobiliari come Palazzo Righini di San Giorgio e Palazzo Burgos di Pomaré testimoniano la ricchezza passata. Ma il vero tripudio è la Chiesa della Santissima Trinità, detta dei Battuti Rossi. Capolavoro di Francesco Gallo, questa struttura settecentesca (che include l’antico Ospedale) è un suggestivo abbraccio Barocco piemontese, noto per l’uso vibrante del mattone rosso e la ricchezza delle decorazioni interne.
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Affacci da sogno: Al limitare dell’altopiano, le antiche fortificazioni disegnano il profilo della città, costeggiate da Viale Mellano: un’incantevole passeggiata che offre una prospettiva mozzafiato sulla valle del fiume Stura, perfetta per un momento di contemplazione romantica. Le escursioni continuano lungo la Stura, dove si nascondono gioielli come la colorata “Big Bench” di Chris Bangle e l’oasi di pace del santuario mariano di Cussanio, a breve distanza.
Sapori e feste d’amore: Oltre ai sapori genuini della sua carne e della tradizione dolciaria, Fossano si veste di magia a giugno per la Giostra de l’Oca – Palio dei Borghi. Una sfarzosa rievocazione in costume rinascimentale che celebra l’amore e il ritorno del Duca Carlo Emanuele I con la sua sposa nel 1585, trasformando la città in un palcoscenico di storia e passione.
Monforte d’Alba
Monforte è un borgo arroccato, un vero anfiteatro naturale di vicoli e pietra, che invita alla lentezza e all’introspezione. Arrivando, si percepisce subito un’atmosfera raccolta, quasi un abbraccio discreto delle colline. È un luogo dove l’eleganza della Langa incontra la spiritualità del paesaggio.

L’itinerario
Il borgo si sviluppa in salita, culminando in un punto panoramico che domina la distesa infinita di vigne patrimonio UNESCO.
Piazza della Chiesa e la Parrocchiale: Al centro della vita di Monforte si trova l’antica Piazza della Chiesa. La , pur non essendo la più antica, è il fulcro religioso e storico del paese. La sua facciata neoclassica si erge come punto di riferimento, mentre l’interno custodisce opere d’arte che raccontano secoli di devozione locale.

Salendo ancora, si raggiunge l’antico sito del castello dei Marchesi Scarampi. Oggi, al suo posto, sorge l’auditorium Horszowski, un anfiteatro naturale costruito sui resti delle fortificazioni. Questo spazio, intitolato al celebre pianista polacco Mieczysław Horszowski, è rinomato per la sua acustica straordinaria e per il prestigioso festival jazz che anima le sere d’estate, fondendo storia e musica in un unico abbraccio.

- La panchina gigante: La Big Bench Viola di Monforte è posizionata strategicamente su uno spiazzo erboso che offre una vista dominante e iconica: il panorama inquadra perfettamente il centro storico medievale di Monforte d’Alba, con le sue case in pietra e, in lontananza, il castello.

L’Esperienza BBCP: il progetto artistico e turistico è stato ideato dal designer statunitense Chris Bangle e da sua moglie. Sedersi su questa panchina gigante, come su tutte quelle del progetto, restituisce la sensazione di “tornare bambini”, invitando a godersi il paesaggio in modo rilassato e inusuale, valorizzando la prospettiva e la bellezza semplice della natura.
Consiglio
Se hai voglia di conoscere nello specifico la storia di questo bellissimo paese, prenota un tour con una guida esperta e non te ne pentirai.
Puoi anche prenotare una degustazione di vini e cena tradizionale in cui un esperto ti racconterà la storia dei vini langaroli e potai così distinguere i vari tipi di gusto.
Cosa vedere nei dintorni
A poco distanza da Monforte potere ammirare:
La Chiesa colorata (Cappella di Coazzolo): A poca distanza dal centro storico, tra le vigne, si trova la Cappella della Madonna delle Grazie, nota universalmente come la “chiesetta colorata”. Questo ex rudere è stato trasformato in un’icona di arte contemporanea dagli artisti Sol LeWitt e David Tremlett. Le sue pareti esterne ed interne sono un’esplosione geometrica e cromatica che dialoga con il verde severo delle Langhe, rendendola una tappa fotografica e spirituale imperdibile.

Il percorso della libertà: Lungo i vicoli del centro storico, è possibile seguire le tracce della storia più recente, ripercorrendo i luoghi che furono teatro di resistenza partigiana, un percorso silenzioso ma potente per chi viaggia alla ricerca di memoria storica.
️ L’Enogastronomia del borgo
Monforte incarna il piacere lento del bere e del mangiare bene. Ecco cosa potete degustare durante la vista.
Il Barolo e il Pelaverga: Essendo nel cuore della zona del Barolo, una degustazione in una delle cantine storiche è d’obbligo. Ma cerca anche il rosso autoctono e meno noto, il Pelaverga di Monforte, un vino leggero e speziato, perfetto per accompagnare gli antipasti.
La merenda sinoira: Perfetta per una viaggiatrice solitaria che non vuole cenare da sola in un ristorante formale: cerca un agriturismo che offra la merenda sinoira. Questa tradizione piemontese è una via di mezzo tra merenda e cena, un pasto conviviale e informale a base di salumi, formaggi, acciughe al verde e, ovviamente, buon vino.
Dolce abbandono: Concludi la sosta con il Bunet, l’iconico budino piemontese a base di cacao, amaretti e rum.
Barolo
Il borgo è dominato dal profilo austero del Castello Falletti, un’imponente fortezza le cui radici affondano nel X secolo, quando fu eretto come baluardo difensivo. Nel XIV secolo divenne proprietà della potente famiglia dei Falletti, che lo trasformarono in una nobile residenza.

La nascita del mito: È qui che la Marchesa Giulia Colbert Falletti, donna illuminata e filantropa, in collaborazione con l’enologo francese Louis Oudart, applicò le tecniche bordolesi all’uva Nebbiolo. Il risultato fu il Barolo moderno: un vino secco e strutturato, degno di una tavola reale.

Il WiMu, museo dell’anima: Oggi il castello ospita il WiMu Museo del Vino, un’esplorazione multisensoriale sull’impatto culturale ed emotivo del vino. Scendendo al piano terra, si visita l’antica cantina, il luogo sacro dove il Barolo trovò la sua vocazione regale.
Luoghi insoliti
Museo dei cavatappi: A pochi passi, questo museo inaspettato celebra l’umile strumento dell’apertura con oltre 600 pezzi.
Le strade aggiuntive: Cammina tra i vigneti storici per toccare con mano le diverse Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA) del Barolo.
️Assaggi reali e sapori nascosti
L’enogastronomia di Barolo è l’eco perfetta del suo vino, opulenta e nobile.
Il brasato, l’inno al Barolo: Il piatto principe è il brasato al Barolo. La carne di manzo assorbe per ore l’essenza stessa del vino Re, donando un gusto profondo e avvolgente. È un matrimonio gastronomico che onora la storia del luogo.
I segreti dei Plin: Cerca i ravioli del Plin, piccole sacche di pasta fresca, così minute da sembrare pizzicate dalle dita di una sarta (plin in dialetto). Sono l’emblema della cucina povera elevata a capolavoro.
Castello di Grinzane Cavour
Il Castello di Grinzane Cavour, Patrimonio UNESCO, si erge come un faro, legato indissolubilmente alla figura di Camillo Benso Conte di Cavour, che ne fu sindaco e amministratore per diciassette anni.

La Storia e la dimora di Cavour
Il castello e il museo: La fortezza medievale ospita oggi il museo delle Langhe, che narra la vita contadina e vitivinicola dell’Ottocento.
L’eredità di Cavour: Imperdibile è la stanza di Cavour, conservata esattamente come la lasciò, dove lo statista sperimentava nuove tecniche di vinificazione.
Luoghi insoliti ed eccellenze
L’Enoteca regionale: Al piano terra, il castello ospita la prestigiosa Enoteca Regionale Piemontese, una delle più antiche d’Italia.
️ Sapori di Langa e grandi vini
Barolo e tartufo: In autunno, il Castello è il luogo ideale per degustare piatti a base di tartufo Bianco d’Alba, accompagnati da un grande Barolo.
Alba
Alba, Capitale delle Langhe, è una città dalla doppia anima: l’eleganza raffinata si posa su fondamenta che affondano nell’antica Roma.

Il vero epicentro della vita cittadina è Piazza Risorgimento, l’agorà centrale dove si affacciano il Duomo, il Palazzo Comunale e maestosi edifici. Puoi iniziare il tuo tour proprio da qui.
La Cattedrale di San Lorenzo e il cielo stellato: La Cattedrale fu realizzata tra il 1400 e il 1550 in stile romanico e gotico. L’esterno spicca per il suo colore rosso e la severa Torre Campanaria del XIII secolo. L’interno è un’esperienza mistica: ammira la volta dipinta di blu e oro a rappresentare un magnifico cielo stellato.

La via maestra e i portici: Dando le spalle al Duomo, lo sguardo è catturato dalle due vie principali che attraversano il centro, via Cavour e via Vittorio Emanuele (la Via Maestra). Sotto i portici sorgono botteghe storiche, caffè ed enoteche.
La città delle cento torri
Alba si guadagnò l’appellativo di “città delle cento torri” nel Medioevo. Queste strutture erano simboli di potere e grandezza familiare.
Le torri sopravvissute: Sebbene ne restino ben poche, il loro profilo segna ancora lo skyline. Le torri superstiti, come torre Bonino, torre Sineo e torre Astesiano, sono tutte visibili nei pressi di Piazza Risorgimento.

L’ascesa panoramica: Per una vista privilegiata, ti consigliamo di salire sul campanile del Duomo (accessibile tramite tour guidato con degustazione annessa). Regala un bellissimo panorama sulla città delle torri e sulle colline.
- Una bella esperienza da provare visto che ci troviamo nella patria del tartufo bianco è la caccia al tartufo con degustazioni di formaggi, tartufi e vini in cui poteri unirti a dun esperto cercatore di tartufi e ai suoi cani addestrati in una tradizionale ricerca di tartufi in Piemonte.
La fiera del tartufo bianco d’Alba
Ogni anno nel periodo autunnale, generalmente tra ottobre e novembre.si tiene la fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba
Quando l’autunno accende i colori sulle colline delle Langhe, la città di Alba diventa, tra ottobre e novembre di ogni anno, l’epicentro mondiale del gusto. perchè si tiene la fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba.

L’evento celebra il Tartufo Bianco (Tuber magnatum Pico), un fungo ipogeo rarissimo che non può essere coltivato, ma è un tesoro della terra ricercato dai trifolai e dai loro cani addestrati, spesso nelle ore notturne. La Fiera Internazionale offre l’opportunità di ammirare e acquistare questa meraviglia nel suo prestigioso Mercato Mondiale, dove l’aroma è intenso e inconfondibile.
L’esperienza si completa con degustazioni guidate di eccellenze come Barolo e Barbaresco, show cooking di chef stellati e le vivaci rievocazioni culturali, tra cui il famoso Palio degli Asini, rendendo la visita un viaggio sensoriale e autentico nel cuore del Piemonte.
Consiglio
Se hai voglia di conoscere nello specifico la storia di questo bellissimo paese, prenota un tour con una guida esperta e non te ne pentirai.
️ L’Enogastronomia
Alba è inestricabilmente legata al piacere del gusto, che si celebra sia nella sua tradizione dolciaria che in quella salata.
Il profumo inconfondibile: Non appena arrivi, l’aria ti accoglie con l’intenso profumo di cioccolato, merito della Ferrero, una delle aziende più famose al mondo che ha sede proprio qui e di cui si può visitare la fondazione in cui spesso ci sono delle mostre d’arte molto belle.
L’ottimo cibo: A tavola, le prelibatezze non mancano, dai sontuosi tajarin al tartufo ai piccoli e saporiti ravioli del Plin. Assaggia la celebre carne cruda all’albese e i formaggi locali.
Asti
Asti è un tesoro piemontese dove l’eleganza medievale e la cultura del vino si fondono.
È celebrata in tutto il mondo per il suo storico Palio, la corsa di cavalli più antica d’Italia, che ogni settembre ne infiamma le piazze.

Ma il fascino di Asti travalica la competizione stagionale: con il suo dedalo di vie nobiliari, le antiche torri, e i palazzi gotici, offre un’atmosfera ricca e accogliente in ogni stagione, dai colori del tartufo autunnale al silenzio della sua arte in inverno. È il punto di partenza ideale per esplorare la storia e i sapori del Monferrato.
Consiglio per risparmiare
Un consiglio pratico: quasi tutte le principali attrazioni cittadine fanno parte della Fondazione Asti Musei. Munirsi del biglietto cumulativo (costo di soli 10 Euro) è estremamente conveniente e ti consente l’accesso ai sei siti più importanti. Il pass può essere acquistato a Palazzo Mazzetti, il punto di partenza ideale.
Il viaggio inizia proprio da Palazzo Mazzetti, un’antica e prestigiosa dimora che è il primo scrigno ad aprirsi. Qui, tra la Pinacoteca Civica e le sale del piano nobile, respirerai il fasto della vita nobiliare sotto la Sala dello Zodiaco, dove gli affreschi invitano a sognare cieli lontani.

Lasciato il Palazzo, si scende in uno spazio di suggestione sacra: la Cripta e museo di Sant’Anastasio. La Cripta è un luogo dove il tempo si fa palpabile, camminando tra colonne che hanno visto Roma e capitelli che hanno abbracciato i Longobardi. Si prosegue poi verso Palazzo Alfieri, altra dimora sfarzosa e sacro luogo per essere stata la casa natale del grande scrittore Vittorio Alfieri. Varcare il museo Alfierano è come entrare in un ritratto vivente del Settecento, ripercorrendo la vita e la produzione del poeta.
Il cuore antico di Asti si svela pienamente nella Domus Romana, un prezioso squarcio nel velo del tempo. Questo scavo mostra i resti di un’abitazione patrizia del I secolo d.C., di cui è di particolare fascino il tappeto a mosaico che decorava l’area conviviale, un arazzo di pietre.
A questo punto, il tuo viaggio nel tempo deve spaziare verso origini ancora più remote. Asti non custodisce solo la storia dell’uomo, ma quella della terra stessa: il Museo Paleontologico Territoriale dell’Astigiano ti offre una prospettiva inattesa. otrai ammirare reperti eccezionali, come le innumerevoli conchiglie e i fossili di molluschi che disegnavano i fondali, e soprattutto l’imponente scheletro della Balenottera di Portacomaro (o cetacei simili), testimonianza silenziosa e maestosa di quando Asti era sommersa, un luogo di profondi silenzi marini e tanti acquari cin pesci coloratissimi.
Da non perdere è la visita al Santuario della Beata Vergine del Portone.

Questo luogo di devozione è un intermezzo spirituale sorto dove un tempo si chiudeva una delle porte medievali di accesso alla città, da cui deriva il suo nome, “Porta Paradisi” (o più comunemente Madonna del Portone). Sebbene l’edificio principale sia stato eretto nel 1902, esso ingloba una storia molto più antica, nata dalla presenza di una venerata immagine della Madonna in trono con il Bambino.
Il Sacello e l’immagine votiva: Nel Cinquecento, l’immagine fu toccata dal pennello del pittore astigiano Gandolfino da Roreto, che la arricchì affiancando alla Vergine i Santi protettori: San Secondo, patrono della città, e San Marco. Questa sacra icona è oggi ammirabile nel sacello, ciò che resta del santuario seicentesco, distribuita in un trittico all’interno di un’elegante cornice barocca.
Architettura e ascensione: Il santuario moderno, in stile romanico-bizantino, si impone con una solennità maestosa, sviluppandosi su tre navate a crociera latina. L’occhio è immediatamente attratto dalla grande cupola, alta 41 metri, sormontata dalla statua in rame dorato della Vergine che veglia sul Monferrato. L’imponente atrio accoglie il pellegrino con colonne di granito e un’ampia scalinata. In occasione del centenario (2002), la facciata è stata abbellita con mosaici e statue dedicate ai Santi della tradizione astigiana.
Le camere segrete della fede: Il culto non si ferma alla luce: scendendo nella cripta, costruita nel 1930, si scopre un ambiente dedicato alla meditazione attraverso le due cappelle che raffigurano il Santo Natale e la Sepoltura di Gesù con statue lignee a grandezza naturale. Per concludere la visita in un clima di pace, si accede al giardino laterale che ospita una serena copia della grotta di Lourdes (risalente al 1930), un angolo di rocce e acqua dove rivivono le parole della Vergine, con la riproduzione della statua dell’Immacolata vegliata dal piccolo ruscello.
- Il complesso di San Pietro è un’oasi di architettura sacra che narra viaggi e crociate. Sorto nel XII secolo fuori dalle mura della città, questo complesso ospedaliero fu la sede dell’Ordine dei cavalieri di Gerusalemme (poi di Malta), fungendo persino da Gran Priorato di Lombardia per tutto il Nord Italia.

- Il cuore spirituale del complesso è la sua Chiesa rotonda, edificata tra il 1110 e il 1130. La sua forma circolare non è casuale: fu costruita come fedele imitazione della rotonda del Santo Sepolcro di Gerusalemme, un simbolo sacro che portava l’eco della Terrasanta nel cuore del Monferrato. Attorno a questo nucleo sacro si sviluppò il resto. Nel Quattrocento, il priore Giorgio Valperga aggiunse l’eleganza della Cappella Valperga, a pianta quadrata, abbellita da notevoli fregi in terracotta. Nello stesso periodo, il chiostro assunse la sua armoniosa bellezza. Oggi, questo complesso non è solo storia passata: è destinato ad essere inserito nel percorso europeo delle Rotonde del Santo Sepolcro, a conferma della sua inestimabile valenza storica e spirituale.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta: Il Cuore gotico di Asti.
Storia e potenza: La Cattedrale fu innalzata a partire dal XIII secolo, nel periodo di massimo splendore mercantile di Asti. È la massima espressione della potenza e della ricchezza gotica della città.
Architettura e maestosità: Questa è una delle chiese gotiche più grandi del Piemonte. La sua struttura a tre navate, maestosa e solenne, è tipica dell’eleganza sobria del Gotico piemontese. L’imponente campanile si erge come un fiero simbolo, dominando il centro storico.
Il simbolo della vite: L’interno riserva il dettaglio più poetico: le colonne sono affrescate con motivi di foglie di vite. Un tocco unico che lega indissolubilmente il sacro al secolare, celebrando la vocazione vinicola del Monferrato.

- Tornando al Medioevo, la Torre Troyana o dell’Orologio si erge come il dito puntato verso il cielo, simbolo dell’aristocrazia mercantile. Salire i suoi 200 scalini è un rito di ascensione: dal piano dei merli, si gode di una vista a tutto tondo che abbraccia il cuore medievale di Asti e le dolci ondulazioni del Monferrato.
Consiglio
Se vuoi godere del panorama che si ha intorno alla città, ti consiglio il Wine Tour & Picnic in Vigna in cui potrai visitare un’azienda vinicola locale, scoprire e degustare i vini locali.
Questo itinerario è stato pensato per chi desidera partire da solo ed immergersi in un territorio straordinario. Un viaggio intimo tra la storia e la ricchezza delle Langhe, dove i sapori autentici del cibo e dei vitigni si fondono con la maestosità di panorami incredibili che toccano l’anima.
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