Molte volte trascorriamo la nostra vita come un criceto in una ruota, correndo sempre da un impegno all’altro, accontentandoci di pochi momenti liberi da trascorrere con la famiglia, con gli amici o con le persone che ci vogliono bene, assaporando sporadici attimi di gioia pura, forse perché non abbiamo ancora trovato il modo di raggiungere la felicità.

Quando ci sentiamo appagati e gioiosi, tutto nella vita sembra andare per il meglio. Camminiamo e ci meravigliamo di quando sia bello il mondo che ci circonda, percepiamo profumi, colori, parliamo con persone sconosciute, ci permettiamo di sorridere di più e ci sentiamo in armonia con la natura.

Ma cos’è allora che ci impedisce di raggiungere la felicità per un tempo duraturo?

Credere in noi stessi per aumentare l’autostima

Innanzitutto abbiamo bisogno di liberarci dall’ossessione del giudizio delle altre persone. In tutto quello che facciamo ricerchiamo sempre l’approvazione altrui, questo perché è insito nell’uomo l’istinto di dimostrare costantemente il proprio valore. Ma questa valutazione su di noi può diventare causa di grande sofferenze interiori, perché non ci sentiamo all’altezza e abbiamo paura di venir giudicati in modo negativo. Per poterci liberare da questa idea fissa, dobbiamo identificare ed accettare il nostro reale valore e lavorare sulla nostra autostima.

Quindi è utile capire da dove derivi il temine autostima. Sul dizionario troviamo due definizioni di “stima”.

1. È la determinazione del valore di un bene o di un servizio.

2. Buona considerazione, valutazione positiva di una persona e delle sue qualità: essere degno di stima.

Quindi l’autostima è quell’analisi che porta l’individuo ad auto valutarsi e a giudicare sé stesso in modo positivo o negativo. È generata dal confronto tra i successi o i fallimenti che la persona consegue e le aspettative in merito ad essi. In pratica è uno scontro tra ciò che noi siamo e come vorremmo essere. Molte volte entrano in gioco anche i giudizi che gli altri formulano su di noi.

Raggiungere la felicità attraverso l’autostima

Molte persone riconoscono di essere dotate di scarsa autostima e individuano solo le proprie debolezze, mentre non prendono in considerazione i punti di forza e diventano meno autonomi e più indifesi. Per questo non lottano per raggiungere degli obiettivi o si sentono tristi ed amareggiati se qualcuno li critica o ha un’idea contraria a ciò che pensano, perché si auto definiscono attraverso uno “specchio sociale” ovvero una valutazione riflessa che gli altri hanno su di loro. Molte volte tendono ad evitare anche gli impegni più semplici per il timore di un rifiuto e questo causa anche la perdita di entusiasmo e produce sentimenti come rabbia, delusione e sofferenza. Inoltre in questo periodo storico dove si prende come metro di giudizio l’immagine artificiosa e falsa che le persone presentano sui social network, il pericolo di apparire costantemente inadeguati è molto alto. Proviamo continuamente ad uniformarci alla massa, per cercare di non sembrare strani o addirittura folli e ricevere l’approvazione della società, mentre in realtà non seguiamo ciò che realmente vorremmo essere.

Come raggiungere la felicità: una storia zen

Per spiegare meglio questo concetto vi racconto un aneddoto zen che ben vi fa capire come non dobbiamo accettare che gli altri ci indichino il nostro valore, perché solo noi possiamo determinare quanto valiamo.

Un ragazzo si recò da un maestro zen e gli confidò che si sentiva così inutile da non aver più voglia di fare nulla, poiché le altre persone lo apostrofavano come incapace e tonto. Gli chiese allora come poteva migliorare, per essere apprezzato.

Il maestro gli disse che non aveva tempo per aiutarlo, a causa di un altro problema da risolvere urgentemente. Poi gli chiese se aveva voglia di aiutarlo a risolvere il problema, così da potergli dedicare tempo. Il ragazzo accettò anche se si sentiva di nuovo sminuito, perché era stato nuovamente messo al secondo posto.

Così il maestro si sfilò un anello dal dito e lo porse al ragazzo chiedendogli di andare al mercato a venderlo, perché doveva pagare un debito. Gli intimò inoltre di non accettare meno di una moneta d’oro.

Il ragazzo si recò al mercato ed iniziò a proporre l’anello ai vari mercanti che si dimostravano interessati al manufatto ma non al prezzo che, secondo loro, era troppo alto. Alcuni gli offrirono una moneta d’argento ed un recipiente di rame, ma lui rifiutò categoricamente. Dopo aver cercato di vendere l’anello a tutte le persone del mercato senza esito positivo, ritornò a casa.

Si recò subito dal maestro per informarlo che non era riuscito a vendere l’anello, perché non aveva potuto ingannare nessuno circa il reale valore del manufatto. Allora il maestro rendendosi conto di quanto fosse importante questa affermazione, gli chiese di recarsi dal gioielliere per capire il reale valore dell’anello. Il venditore esaminò il manufatto e gli disse che poteva ottenere all’ incirca 58 monete d’oro, ma avendo più tempo si poteva arrivare fino a 70 monete.

Il ragazzo si recò entusiasmato dal maestro per raccontargli il responso. Allora quest’ultimo lo invitò a sedersi e poi gli disse che lui era come quell’anello ovvero un gioiello unico e pregiato e come tale poteva essere valutato solo da un vero intenditore e non da chiunque. Infine si infilò di nuovo l’anello al dito.

Storia Zen

Questa storia ci insegna che nelle relazioni sociali bisogna stare attenti, perché ci sarà sempre qualcuno che cercherà di sminuirci per apparire migliore di noi e celare la sua insicurezza. A volte cerchiamo di cambiare qualche aspetto del nostro carattere, magari fingendoci affascinati verso gente che detestiamo o mostrandoci attratti da cose che non ci interessano, solo per impressionare gli altri. Questo comportamento ci porta a creare relazioni basate sulla finzione, per paura che gli altri non ci accettino così come siamo. Dovremmo invece cercare di essere noi stessi in ogni situazione e coltivare i nostri reali interessi sia personali che lavorativi. Inoltre quando ci interroghiamo sul nostro valore effettivo, chiediamo conferma alle persone che ci vogliono bene e che sapranno indicarci i nostri punti di forza. Infine bisogna sempre ricordarsi di avere fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità e se ci sentiamo “portati” per un certo lavoro, dovremmo avere il coraggio di ascoltare quella vocina interiore che ci sprona a provare e non avere paura del fallimento perché sarà un’esperienza utile alla nostra crescita, al miglioramento personale e professionale.

Ricordate il detto: “Sbagliando s’impara??”.

Siete indecisi se continuare a sopportare un lavoro che non vi soddisfa o provare a fare un cambiamento, leggete anche il mio articolo su come lasciare un lavoro a tempo indeterminato.

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