In questo periodo storico così complesso, quanto è condizionata la libertà di espressione nel mondo?

In questi ultimi anni non solo la pandemia ci ha tolto la libertà di viaggiare senza restrizioni, di abbracciarci, di assistere a spettacoli culturali come un concerto, una mostra, una prosa a teatro o un film al cinema. In più si sta delineando una delicata situazione geo-politica. La Russia non sa se invadere o no l’Ucraina. l’Afghanistan è un paese in cui regnano distruzione e povertà, in Palestina c’è una guerra infinita e in Myanmar le cose non vanno meglio. 

Campo profughi

Quando vedo le immagini di quei territori, mi chiedo sempre come un capo di una nazione possa tollerare di vivere in un paese in cui gli abitanti compresi donne e bambini devono vivere in campi profughi, senza acqua, cibo né casa. Quelle immagini che ci appaiono davanti, sembrano urlare con tutta la loro forza che nessun essere umano dovrebbe vivere in quelle condizioni, tantomeno bambini che non possono andare a scuola ed avere un’ istruzione che gli regali un futuro meraviglioso o per lo meno normale, ma sono obbligati a diventare soldati bambini o a lavorare per multinazionali da cui noi compriamo, ignari o senza scandalizzarsi più, scarpe e vestiti. Ma come vi sentireste se vostro figlio, che qui in occidente è coccolato e cresciuto nell’agio, dovesse smettere di studiare per andare a lavorare in una miniera o togliere delle mine da un campo di guerra, rischiando di morire? Ed allora perché non ci scandalizziamo più quando osserviamo le disumane condizioni in cui versano quei popoli, perchè cambiamo addirittura canale per non vedere? E perchè inutili trasmissioni televisive continuano a parlare ossessivamente di pandemia o di pasticci politici di questa ormai povera Italietta? 

Perchè le organizzazioni internazionali non intervengono, perchè il mondo rimane fermo a guardare? Ormai siamo diventati così egoisti da pensare che quel mondo sia talmente distante da noi che non dobbiamo preoccuparcene, perchè non ne siamo coinvolti direttamente?

Ma poi mentre faccio queste riflessioni, alla radio sento qualcosa che mi fa pensare alla nostra libertà di espressione in tutte le sue forme. C’è una rubrica in cui i conduttori cercano di rispondere a delle domande più difficili che gli ascoltatori possono fare. Al telefono c’è Mohamed che viene dal Marocco, ma parla benissimo italiano ed ha un’inflessione veneta che fa ridere i conduttori, che lo prendono in simpatia. Ebbene la sua domanda è: “Sapete qual è la differenza tra un arabo e un Berbero?”. Sembra una di quelle barzellette che si raccontavano un pò di anni fa sulle differenze tra francesi, spagnoli ed italiani. I presentatori ovviamente non conoscono la risposta, abbozzano qualcosa di simpatico e Mohamed risponde semplicemente che i Berberi sono popolazioni nomadi che vivono nel deserto e che la loro scrittura va da sinistra verso destra, a differenza di quella araba che va destra a sinistra. 

Ed è in questo momento che mi scatta una riflessione. Se Mohamed non avesse telefonato in trasmissione, i conduttori non avrebbero saputo la differenza tra un arabo e un Berbero e magari anche i milioni di persone che ascoltavano la radio in quel momento. 

Berbero

La multiculturalità è un arricchimento per la società, perchè può portare a far conoscere a persone differenti usi e costumi di un’altra popolazione. In fondo, anche se viviamo in paesi diversi, siamo tutti esseri umani con gli stessi bisogni: avere un tetto sotto il quale vivere, avere qualcosa da mettere sotto i denti, un lavoro che possa permetterci tutto questo, amicizie ed amore. Tutte le persone in tutto il mondo cercano questo: felicità, serenità e rapporti interpersonali. 

Quindi, penso a quanto è sia condizionata la libertà di espressione nel mondo? Tutte queste guerre sono create da uomini di potere che vogliono arricchirsi, magari vendendo più armi, più petrolio, diffondendo uso di droghe per guadagnarci in modo facile. Ed allora ecco che cercano di crescere bambini soldato che conoscono solo una realtà di lotta e distruzione, ecco che dividono territori, affinché gli abitanti si facciano la lotta l’uno con l’altro, per ottenere un pezzo di terra che una volta era libera, perchè non c’erano confini.

Ed ecco che nei telegiornali parlano di delitti, morti, femminicidi, per creare una società triste, alla rincorsa dell’ultimo modello di borsa o scarpa anche per continuare a far vivere un consumismo insensato che non fa che aumentare la povertà, ingigantendo la massa di disoccupati che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese e che a volte si buttano nella droga, sperando di trovare nello “sballo” un momentaneo di evasione alla decadente vita quotidiana, tranne poi sfociare in una dipendenza che magari li farà diventare dei delinquenti e pericolosi per la società e che arricchirà le casse della criminalità.

Perchè tutto questo? Perchè portare etnie e combattere tra di loro, distruggere monumenti in giro per il mondo e portare allo stremo le persone? In fondo siamo uomini e siamo tutti uguali. 

Invece che fare la guerra, potremmo allearci per creare un mondo di pace, per far conoscere la bellezza delle nostre culture ed avviare progetti in cui persone di etnie diverse possano lavorare fianco a fianco per rendere più belle e vivibili le nostre città, cercare delle soluzioni al danno che abbiamo provocato all’ambiente a causa di abitudini sbagliate, per creare un mondo di pace in cui sia possibile viaggiare tranquilli, uomini e donne, senza aver paura della criminalità ed eliminando le insensate favelas in cui sono costrette a vivere le persone più povere. Quali sono le loro colpe? Essere nati nella parte “sbagliata” del mondo? Perchè ci sono paesi in cui le persone sono tenute in modo mirato sotto la soglia della povertà? Forse perchè sono territori molto ricchi di materie preziose, che potrebbero rendere ricca la popolazione ed invece la ricchezza si concentra nelle mani di pochi, la cui unica ambizione nella vita è il potere di decidere quando valga la vita delle persone. 

cooperazione

Ed allora smettiamo di additare le persone che arrivano nel nostro paese perchè sono diverse, smettiamo di credere che ci ruberanno il lavoro, non facciamo discriminazioni per il colore della pelle. Cerchiamo di creare accoglienza, di essere inclusivi e tentiamo di capire che siamo tutti essere umani dotati di intelligenza e che unendo le nostre forze potremmo creare qualcosa di bello, che ci faccia di nuovo vivere in maniera allegra, gioiosa e serena.

Mi auguro che prima o poi si riesca a fermare tutto questa sete di potere, che porterà solo ad altra distruzione e che si collabori tutti insieme per un mondo migliore in cui vivere tranquilli e con dignità. 

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