Ormai parecchi anni fa mi sono laureata in DAMS ovvero discipline artistiche della musica e dello spettacolo. Ho sempre avuto una passione per la televisione e mi entusiasmavo soprattutto quando guardavo: “Alle Falde del Kilimangiaro” programma di viaggi, all’epoca ancora condotto da Licia Colò e il Festivalbar perché sono sempre stata appassionata di musica.

Gli anni dell’Università sono stati alcuni tra i più belli che ricordi, perché studiavo materie che mi interessavano come storia del cinema e della tv, antropologia culturale e la mia amata videoarte. Il professore con cui ho scritto la tesi ha sempre creduto in me e e mi ha affidato progetti in cui potevo sperimentare le tecniche di regia.

videocamera

Ricordo ancora che ridevano tutti nel vedere una ragazza minuta e bassina girare in università con sulle spalle una betacam ovvero una telecamera gigante ed anche discretamente pesante. Ma ormai era diventata l’estensione delle mie braccia e dei miei occhi e a me sembrava leggera come una piuma!! Ho girato molti cortometraggi e mi ricordo un pomeriggio con i miei colleghi che mi spingevano su un carrello per le strade del centro, mentre io riprendevo con la telecamera un ragazzo che correva e tutti i passanti mi guardavano mezzi indignati e mezzi sorridenti.

Alla fine mi sono laureata con una tesi su quelle che all’epoca erano due emittenti televisive musicali ovvero MTV e TMC2. Ho passato ore ed ore a guardare tutti i programmi televisivi, a contattare i conduttori per fare loro interviste e sono riuscita addirittura a parlare con Andrea Pezzi che era uno dei VJ di punta di MTV. Dopo la laurea era super convinta di voler lavorare in tv e così ho cercato un master in regia televisiva. Dopo varie ricerche ne ho trovato uno che mi sembrava serio ed si svolgeva a Roma. Mi ricordo che la prima sera in cui sono arrivata in questa nuova città, mi sono guardata intorno e mi sono chiesta: “Ora dove vado per comprare qualcosa da mangiare? Non sono mai stata da sola in una città così grande!!” avevo 25 anni ed una grande voglia di conquistare il mondo!!

Roma

Non potete capire che emozione provassi tutte le volte che varcavo le porte delle grande Cinecittà perché il master si svolgeva al suo interno. Mi sembrava di essere catapultata in un altro mondo, quello magico del cinema, di maestranze indaffarate che allestivano set per i film e gli studi televisivi pieni di colori e telecamere, mi sembrava di essere Alice nel Paese delle Meraviglie. Un giorno dopo mesi di lezioni teoriche ma anche tanti simulazioni pratiche, mi sono svegliata ed ho pensato: “Sono sulla strada giusta, voglio diventare una regista televisiva.” Poi una mattina, per farci una sorpresa, ci hanno portato a visitare gli studi televisivi della Rai. Quando ci hanno fatto entrare in una cabina di regia a me è quasi scoppiato il cuore dall’emozione. Poi il nostro accompagnatore ci ha detto: “Adesso a turno vi sedete e condurrete una piccola regia di prova così per divertirci”. Quando è arrivato il mio turno ad un terzo dell’esercitazione si sente una voce che arriva dall’alto e chiede: “Chi sta facendo la regia in questo momento?” il professore risponde con il mio nome e cognome e la voce risponde: “Va bene questo nominativo ce lo segniamo”. Non potevo credere che tra tanti avessero notato proprio me, infatti non avevano interrotto più nessun altro ed io ero al massimo della felicità, oltre che anche molto orgogliosa di me stessa.

Regiatv

Dopo un anno, finito il master, ho trovato lavoro come assistente alla regia televisiva in una casa di produzione che faceva programmi per un emittente molto conosciuta. Devo essere sincera, è stato il periodo più bello della mia vita: mi alzavo felice di andare al lavoro, perché ero entusiasmata dal fatto di poter imparare tutti i giorni qualcosa di nuovo sia in ambito registico che culturale, perché lavoravo per un programma di storia. Restavo al lavoro fino alle undici di sera per ultimare le correzioni o rivedere il programma, ma il giorno dopo ero ancora più motivata. Insomma avevo trovato la professione dei miei sogni, anche se non era ancora un lavoro a tempo indeterminato! Purtroppo questa esperienza è durata solo un anno e poi il destino ha voluto che negli anni a seguire, nonostante le mie molteplici esperienze in ambito televisivo, non abbia più trovato un altro lavoro nel campo dei media.

Quindi ad un certo punto ho deciso di non mandare più curriculum ed abbandonare la strada della regia e cercare lavoro in ambito “normale”. Ho iniziato a fare lavoretti sottopagati o senza contratto. Però sentivo dentro una perenne insoddisfazione e depressione perché ancora non avevo trovato il tanto agognato lavoro a tempo indeterminato!

templebarDublino

Così ho deciso di abbandonare tutto e trasferirmi a Dublino per migliorare la lingua inglese. Sono stati 6 mesi stupendi. Sono riuscita a trovare uno stage in un’assicurazione per mantenermi e alla sera andavo nei pub in cui organizzavano dei meet up ovvero degli incontri tra stranieri, semplicemente per parlare inglese e conoscere altre persone. Poi la fortuna ha voluto che uno dei miei coinquilini fosse di Torino la mia città e che, una volta tornati in Italia, mi abbia proposto per un colloquio in un’azienda visto che da un mese aveva trovato lavoro presso un’agenzia interinale.

Non ci crederete, ma mi hanno fatto la selezione il mattino e il pomeriggio mi hanno chiamato per comunicarmi che potevo cominciare il giorno dopo. Ero così esaltata: il mio primo lavoro a tempo indeterminato quasi non ci potevo credere!! Dopo anni anch’io ero riuscita a sistemarmi e a rientrare nei dettami che la società d’oggi ci impone: una vita regolare, un lavoro a tempo indeterminato così da poter spendere ed alimentare il consumismo costante. Non mi importava che non fosse nel mio settore, era un posto fisso finalmente!

Per due anni i miei colleghi mi hanno aiutato a crescere e ad arrivare ad un altissimo livello. Nonostante gli alti e bassi perché comunque lavoravo in un ambito tecnico che non era il mio, resistevo per non perdere quell’opportunità lavorativa. Poi ad un certo punto non ce l’ho più fatta perché in ufficio c’erano dei problemi e l’atmosfera si stava facendo via via sempre più pesante. e mi è venuta in mente l’idea di lasciare questo lavoro a tempo indeterminato. Mi sono messa a cercare un nuovo posto e dopo solo tre mesi sono riuscita a cambiare azienda ma sempre nello stesso ambito. E di li è iniziato il vero declino.

Industria

Sono passata da un’industria che conoscevo a memoria, in cui mi muovevo con agilità competenza e professionalità, in cui conoscevo quasi tutti coloro che ci lavoravano, in cui potevo spostarmi liberamente dall’ufficio alla fabbrica, ad un’altra in cui ero passata ad un lavoro da impiegata bloccata 8 ore davanti ad un pc, con continue richieste di imparare nuovi mansioni senza tante spiegazioni, insomma un “fai da te”. Ogni tanto mi passava in mente un’idea: “Ma perché non lasciare questo lavoro a tempo indeterminato?”. Ma così come si era palesato, questo pensiero immediatamente scompariva.

Poco a poco dall’essere la migliore, stimata perché da zero avevo imparato un lavoro in ambito tecnico, adorata da tutti, sono precipitata ad un ambiente monotono, statico, che mi ha portato mano a mano all’apatia, al menefreghismo e mese dopo mese alla tristezza, alla noia e alla stanchezza perenni, insomma a quello che non avrei mai creduto di vivere: il burnout ovvero uno stato si esaurimento fisico e mentale dato da stress lavorativo.

stress

Ma per seguire i dettami della società e non deludere i miei familiari, ho continuato ad andare in ufficio lottando con le unghie e con i denti per non lasciare questo lavoro a tempo indeterminato, sopportando giornate lavorative che non passavano mai, colleghi che io vedevo anni luce distanti da me e così una mattina non ce l’ho più fatta e mi sono ritrovata a piangere in bagno. Il giorno dopo questo evento non mi sentivo tanto bene fisicamente e due giorni dopo ho scoperto di avere una forte influenza. Sono dovuta stare a casa a letto per vari giorni prima di stare di nuovo bene ed ho così avuto molto tempo per pensare.

E così ho capito che mi stavo distruggendo in un’azienda che non mi restituiva nessuna soddisfazione solo per non deludere i mei familiari e per rientrare dentro ai dettami di ciò che la società italiana ci impone, ovvero fare quello che hanno fatto i nostri genitori: trovarsi un fidanzato, sposarsi, mettere al mondo figli e soprattutto trovare una professione ben pagata e non mollare mai un lavoro a tempo indeterminato a qualunque costo, anche se si sta male anche se si è infelici, anche se può portare a problemi fisici e psichici per le quali poi si dovranno spendere soldi e tempo per curarli.

Quindi mi sono chiesta: ” E’ veramente corretto passare 8 ore davanti ad un pc con gli occhi che mi bruciano, cercare continuamente di imparare cose nuove, dimostrare di essere la più competente e la migliore, per poi uscire da lavoro e andare dalla psicologa per estirpare il malessere che ogni giorno quell’azienda mi provoca e dal fisioterapista per curare l’infiammazione al collo che mi è arrivata in modo improvviso e che sembra non passare mai e per nessuna ragione lasciare questo lavoro a tempo indeterminato?”. E’ giusto aver avuto le difese immunitarie così basse causa stress da lavoro e aver fatto si che l’influenza mi prendesse in modo brusco e mi costringesse a stare a casa per settimane, come se il mio fisico avendomi dato tanti segnali che dovevo rallentare, mi avesse costretto a stoppare tutto e ad occuparmi di me stessa fisicamente e mentalmente?

sunset

Ho pensato e ripensato più e più volte  a questo malessere che lentamente mi stava portando all’apatia e alla depressione, senza più voglia nemmeno di coltivare le mie passioni, perché sempre troppo stanca per riuscire a fare qualsiasi cosa dopo il lavoro. Ringrazio di aver avuto questi giorni di calma per pensare, riflettere e capire che la vita è una sola e che domani potremmo anche non esserci più o avere una malattia debilitante o qualsiasi altro impedimento.

Quindi il pensiero quasi istantaneo che ne è scaturito è stato: “Non dovremmo cercare di passare una vita serena, soddisfacente, felice, volta alla realizzazione di noi stessi in ambito affettivo e lavorativo? Non dovremmo cercare di rendere la nostra vita una meraviglia, per non sprecare nemmeno un attimo che ci è stato donato, invece che continuare a vivere giorni che non passano mai e intere settimane ad aspettare che arrivi il weekend o le vacanze? Non bisognerebbe fare del nostro corpo un tempio da onorare e prenderci cura e non un oggetto da strapazzare e trascurare fino a portarlo consapevolmente alla malattia? Non dovrei impegnarmi per lasciare questo lavoro a tempo indeterminato?”.

travel

Così una mattina dopo mesi di dubbi, incertezza e paura, ho deciso. Ho comprato un biglietto aereo per andarmene da tutta quella sofferenza ed iniziare una nuova vita. Ho deciso di lasciare quel lavoro a tempo indeterminato per cercare di raggiungere la felicità.

Mi sono detta: “Forse ora è il momento giusto per riprendere il progetto abbandonato tanto tempo fa: quello di lavorare nei media”. Oggi c’è il web che mi può venire in aiuto, sono nati i social network e soprattutto lavori nuovi come il travel blogger che unisce competenze fotografiche, video, scrittura e presenza telegenica con i viaggi.

Ed allora ho pensato: “Lasciando quel lavoro, posso finalmente unire due grandi passioni e farne il mio lavoro. Sono consapevole che sarà molto difficile, ci saranno alti e bassi, potrò anche fallire, ma non voglio avere il rimpianto di dire che non ci ho provato. Invece di stare male per una professione a tempo indeterminato che mi ha portato solo tanta sofferenza, posso finalmente scegliere di sentirmi libera, felice e in continua evoluzione, viaggiando nel mondo. E pazienza se fallirò, ci avrò provato, ma se ci riesco allora la soddisfazione sarà tanta e potrò dire alla persone che cercavano di scoraggiarmi perché mi consideravano una folle a scardinare i dettami della nostra società che ci vuole infelici, ma stabili, che ce l’ho fatta ed ho trovato la felicità: sta negli attimi di gioia e di realizzazione personale che la vita ci regala “.

Aereo

Da ora mi metto in cammino alla ricerca della mia vera personalità, nel rispetto dei miei valori e di ciò che forse tanti anni fa qualcuno mi aveva cercato di far capire, quella voce che dall’alto chiedeva chi stesse realizzando quella regia televisiva. Forse all’epoca non era il momento giusto di intraprendere quella carriera, forse dovevo passare attraverso sofferenze per capire chi sono e cosa desidero realmente nella mia vita. Ma forse ora è arrivato il momento adatto per cercare di realizzare veramente il mio sogno: la ricerca della felicità. E chissà che finalmente non riesca a trovarla veramente!!

A conclusione di questo articolo voglio darvi un piccolo suggerimento: fatelo anche voi, mettetevi in discussione e cercate di capire qual è il vostro Ikigai ovvero tutto ciò che rende la vita bella e degna di essere vissuta. Non cercate di vivere una vita professionale che non vi soddisfa, ma che vi rende frustrati e tristi. Abbiate coraggio e scegliete consapevolmente di cambiare!

Se non vi rende felici, cercate di organizzare un “piano B” per non soffrire di insoddisfazione cronica lavorativa e finire come un criceto in una ruota, ma cercate di mollare questo lavoro a tempo indeterminato, che vi fa tanto soffrire!

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