Drin, driin, driiin, driiiin… ecco la sveglia che come ogni mattina suona ed interrompe la mia profonda fase rem, in cui stavo sognando di essere in viaggio in un paese lontano, ammirando uno stupendo tramonto sulla spiaggia. Mi giro nervosa a guardare l’ora, anche se in realtà so già che sono le 6.30 di mattina. Ma come può essere una buona giornata se mi devo alzare così presto, ancora piena di sonno e provo già un’insoddisfazione cronica? Istintivamente preparo il caffè, nel frattempo seleziono i vestiti da indossare, bevo il caffè, mi lavo la faccia, applico un filo di trucco, et voilà, sono pronta per iniziare la mia giornata.

Scendo per strada, ma subito mi prende il panico e una domanda mi assale: ” Dove avrò mai parcheggiato la macchina?”. Pensa e ripensa, percorro mentalmente il tragitto fatto la sera prima e all’improvviso ricordo di averla posteggiata a pochi isolati da casa, perché tornando tardi, non ero riuscita a trovare qualcosa di più vicino.

Codaintangenziale

Salgo in auto, inizio a dirigermi verso la tangenziale e come al solito mi trovo davanti il “lento” che va ai 50 km all’ora. Inizio ad irritarmi e penso: “Ma come fa a non avere fretta? Perché va così piano, non capisco. Mi aspetta ancora mezz’ora prima di arrivare nel parcheggio dell’azienda”. Così inizio a clacsonare, a sbraitare e a superarlo con tanto di sgommata al semaforo. Imbocco la tangenziale ed ecco la solita fila lunga di camion che rallentano il tragitto. Mi inserisco nella corsia di sorpasso, ma anche qui trovo il “lentone” che va ai 90 km all’ora. Ma cavolo, dovrebbe andare ai 130!! Ovviamente inizio a fargli i fari, a clacsonare e poi lo supero con una manovra degna di Hamilton!! Ho ancora 5 km da fare e nella curva per immettermi nel raccordo, mi sorprende un’alba magnifica che mi calma e mi fa pensare che in fondo alzarsi presto alla mattina, ti fa godere di questi magnifici spettacoli della natura.

Piladicartelline

Arrivo in azienda, passo il badge ed ecco che mi avvio verso l’ufficio. Ma nel tragitto c’è qualcosa che non va, le gambe camminano avanti, ma ho come una sensazione che i piedi vogliano girarsi al contrario per tornare indietro, ostacolando il mio passo. Riesco con la mia forza di volontà a superare questa percezione e penso come tutte le mattine: “Un’altra giornata sprecata qui dentro, 8 ore davanti ad un pc, mentre potrei lavorare a quello che è il mio vero sogno: scrivere articoli, diventare copywriter e girare il mondo come travel blogger. Ogni giorno, continuo a provare un’ insoddisfazione cronica lavorativa!!”.

Salgo le scale, arrivo in ufficio e sento da fuori le risate dei miei colleghi che non po’ mi rincuorano, perché penso che forse non è quell’orribile giornata che credevo!! Ma appena entrata in ufficio, sulla scrivania già intravedo una pila di fogli che il capo mi ha lasciato con quell’orrendo lavoro che io odio, perché nessuno mi hai mai spiegato bene come si fa, cosicché devo costantemente chiedere a qualcuno di aiutarmi. Penso: “Basterebbero solo poche ore di formazione e potrei farcela da sola, invece di sentirmi sempre in uno stato di insoddisfazione cronica”.

Dopo un’oretta il capo arriva e mi chiede se sono già riuscita a portare a termine il compito assegnato. Per fortuna il collega che mi aiuta sempre, era libero, ho potuto contare su di lui ed ho finito il lavoro a tempo di record. Il capo guarda il risultato e senza neanche ringraziarmi per averci messo poco, mi rifila un altro plico dello stesso genere ma con altri parametri che io non conosco minimamente. Lo guardo, apro la bocca per dirgli che non so minimamente di cosa stiamo parlando, ma lui mi intima: “Mi raccomando fai un buon lavoro, perché questi dati li devo passare al mio superiore, ma oggi ho un sacco di riunioni a cui collegarmi, quindi di certo non riuscirò a controllarli. Ovviamente mi aspetto da te l’eccellenza, come sempre!!”. Gira i tacchi e se ne va.

Rabbia

Mi assale una rabbia incontrollabile. Ancora una volta mi trovo frustrata, senza speranze e così irritata che mi salgono le lacrime agli occhi. Mi alzo e mi rifugio in bagno per non essere vista dagli altri colleghi. Chiudo a chiave e penso che non ne posso più, perché tutte le giornate mi sembrano uguali, le ore non passano mai, io non mi sento per niente valorizzata e nessuno mi ha mai ringraziata per il lavoro che svolgo, anzi sembra che sia un atto dovuto e che io debba sempre dimostrare di essere la migliore. Provo la mia solita sensazione di insoddisfazione cronica. Piango tutte le lacrime che ho in corpo e mi sento come chiusa in gabbia, privata della mia libertà e dipendente in tutto e per tutto da qualcun altro.

Così mi viene in mente una similitudine: “Mi sento come un criceto!”.

Cricetoingabbia

Eh si, perché questo roditore è rinchiuso per tutta la sua vita in una gabbia e corre per smaltire i semi che il padrone gli lascia, per nutrirlo. Magari all’inizio gli pesa un pò stare sempre chiuso, ma poi lentamente si abitua alla monotonia e la sua vita inizia a scorrere uguale, giorno dopo giorno: si sveglia, mangia e corre sempre nello stesso punto. E’ grato, però, al padrone che gli compra i semi che lo fanno sopravvivere, come farebbe senza di lui? Per questo corre a più non posso quando si avvicina per guardarlo, per divertirlo e far si che lui sia orgoglioso di avere un criceto così attivo!

Il padrone lo guarda con tenerezza, perché sa che si sta prendendo cura di lui, portandogli da mangiare tutti i giorni alla stessa ora. Il criceto è contento e si convince che non potrebbe voler altro dalla vita perché in fondo ha tutto: una piccola gabbia in cui correre e dormire e cibo a disposizione ogni giorno. Dal canto suo il proprietario sa benissimo che che quella piccola bestia vale meno di zero, ma ormai gli è affezionato, gli tiene compagnia per qui 5 minuti al giorno in cui lo vede mangiare e correre sulla ruota. Giorno dopo giorno il criceto a forza di ingozzarsi inizia ad ingrassare e non riesce più a correre agilmente come prima, fino ad arrivare a non correre più e dormire quasi sempre, finché in una notte buia e solitaria muore.

Il padrone piange la sua scomparsa ricordandosi, quanto gli ha tenuto compagnia con le sue corse, sforzandosi di provare un immenso dolore nell’annunciare agli amici la sua scomparsa, dicendo a tutti che gli mancherà molto perché era il criceto più buono e più bello di tutti. Ma con il passare del tempo, il padrone inizia ad annoiarsi e come succede anche con la morte di un cane o gatto, sente l’esigenza di comprare un altro roditore. Riflette bene su questa idea, ma poi un pensiero lo blocca: “E se il nuovo criceto non fosse così ubbidiente e paziente come il primo e non mi ubbidisse? E se volesse uscire dalla gabbia e ci riuscisse? Avrei perso solo tempo, soldi e sentimenti!” e così abbandona l’dea di averne un altro.

D’improvviso, mi accorgo di essermi completamente distaccata dalla realtà ed essermi totalmente immersa nei miei pensieri ed istintivamente penso: “Purtroppo io mi sento come questo criceto. Corro tutti i giorni per arrivare in ufficio, salgo sulla ruota rappresentata dai lavoro che il mio capo/padrone mi assegna, mangio di più per nervosismo, scendo dalla ruota, salgo in macchina e torno a casa stravolta senza energie e senza più voglia di dedicarmi ai miei hobbies. Sento addosso un senso di insoddisfazione cronica e sono consapevole che a lungo andare questa vita noiosa e ripetitiva in cui mi sento frustrata e senza speranze, avrà delle conseguenze sul mio fisico e sulla mia psiche.

Disperazione

Così una mattina mi sveglio, metto in atto la solita routine, arrivo in ufficio, trovo la solita pila di lavori da fare, mi arrabbio, mi chiudo in bagno e poi ritorno alla scrivania demoralizzata provando quel senso di insoddisfazione cronica. E’ in quel preciso momento che arriva un messaggio sul cellulare. E’ di una mia amica che mi scrive: “Sara, purtroppo ti devo dare una brutta notizia. Un nostro caro amico in comune ha avuto un incidente in moto ma non ce l’ha fatta, è deceduto stanotte.

Di colpo mi sento girare la testa, mi manca il fiato e scoppio in un pianto a dirotto ed colleghi mi guardano sbigottiti. Spiego loro l’accaduto, ma tutti mi guardano come se nulla fosse successo emettendo solo qualche frase di circostanza. Io li guardo incredula, pensando che forse non abbiano capito bene la situazione, ma poi capisco che loro ormai sono anestetizzati da qualunque emozione. Dopo anni di azienda, si muovono solo sotto obblighi ed istruzioni del padrone. Non hanno più un loro pensiero, ormai hanno abbandonato ogni speranza, è quasi come non fossero quasi più umani ma dei robot che agiscono perché programmati in quel modo.

Scelta

In quel momento mi scatta un “click” come se mi svegliassi improvvisamente da un brutto sogno e realizzo che io invece non sono ancora arrivata al loro livello, che devo reagire, perché oggi ci siamo ma domani potremmo non esserci più.

Capisco improvvisamente che ci è stata donata una vita sola, che non dobbiamo sprecarla correndo in una gabbia per quel poco cibo che il padrone ci concede, ma dobbiamo fare della nostra esistenza un capolavoro di cui essere orgogliosi. Dobbiamo iniziare a prenderci cura del nostro corpo come un tempio da santificare ed abbellire ogni giorno.

Inoltre mi è chiaro come non sia più possibile che io continui a ripetere ogni giorno la stessa routine, costringendomi a vivere ogni giorno una vita che non ho scelto, solo per compiacere la mia famiglia e la società e provare sempre un’insoddisfazione cronica anche perché a lungo andare sono consapevole che potrei avere dei danni ben peggiori che non recarmi dalla psicologa una volta alla settimana.

Quindi prendo una decisione: “Piano piano devo riuscire ad organizzarmi, mettere in atto un piano B, per mollare questa professione che non mi soddisfa più e dare spazio alla mie passioni. Inizialmente posso mantenere questo posto di lavoro e affiancare la scrittura di un blog per vedere se cresce e piano piano  farlo diventare la mia professione principale!”

Improvvisamente mi accorgo che pensando ai miei piani per il futuro, il tempo è volato ed è già ora di uscire. Ma oggi tornerò a casa con una nuova energia, con una ritrovata voglia di fare perché non desidero più essere un criceto, ma voglio iniziare a ragionare come un leone per lasciare in futuro questo posto di lavoro e raggiungere la felicità attraverso i viaggi!!

Condividi!